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Guerra

Ora la Casa Bianca “arruola” gli influencer contro la Russia

In un conflitto che per certi versi è già globale e rischia ulteriormente di “internazionalizzarsi”, con conseguenze potenzialmente devastanti,  la propaganda assume un’importanza fondamentale, con narrazioni, “fake news”, manipolazioni che provengono da tutte le parti allo scopo di orientare l’opinione...

In un conflitto che per certi versi è già globale e rischia ulteriormente di “internazionalizzarsi”, con conseguenze potenzialmente devastanti,  la propaganda assume un’importanza fondamentale, con narrazioni, “fake news”, manipolazioni che provengono da tutte le parti allo scopo di orientare l’opinione pubblica in un senso o nell’altro. Perché la propaganda e la disinformatia non è solo quella che proviene da Mosca. Come ha appurato il politologo americano John J. Mearsheimer nel suo saggio Verità e bugie nella politica internazionale (Luiss), infatti, anche le democrazie liberali mentono, e non solo i regimi autoritari: i capo di Stato possono mentono per insabbiare una politica apparentemente discutibile, ma dal potenziale strategico, al fine di godere di ampio margine di manovra senza sollevare pubbliche obiezioni. Nel delicato campo della politica internazionale, osserva Mearsheimer, le bugie possono assumere forme diverse: deliberate falsità, omissioni, allarmismi, creazione di miti nazionalisti. E se mentire molto spesso può provocare guerre, nelle verità parziali si annidano le tesi complottistiche, nei miti della nazione il totalitarismo e l’oppressione, e l’assoluta realtà dei fatti rimane quasi sempre una mera questione di opinione. Non c’è da scandalizzarsi, dunque, se anche in Ucraina si faccia largo uso della propaganda, da ambo le parti: una guerra nella guerra che la Russia sembra aver perso, almeno in occidente.

Ecco i TikTokers e influencer alla Casa Bianca

Conscio del potere della propaganda in questa fase cruciale della guerra, il segretario stampa della Casa Bianca Jen Psaki e i funzionari del Consiglio di sicurezza nazionale hanno tenuto un briefing giovedì con circa 30 influencer che hanno seguito l’invasione russa dell’Ucraina sui loro canali di social media, tra cui TikTok, YouTube e Twitter, come ha confermato un funzionario della Casa Bianca alla Cnn. Il briefing è stato riportato per la prima volta dal Washington Post. Agli influencer è stata fornita una panoramica di come si sta sviluppando il conflitto, nonché della visione di Washington in merito, riporta la Cnn. “Il materiale era simile a quello fornito nei tradizionali briefing ai giornalisti nell’ultima settimana”, ha affermato il funzionario dell’amministrazione Biden. Washington è conscia del fatto che la stragrande maggioranza dei giovani ora s’informi quasi esclusivamente sui social media, TikTok e Instagram in particolare: è “uno dei modi fondamentali con cui gli americani (in particolare i giovani americani) vedono l’evolversi della guerra, in tempo reale”, ha affermato il funzionario.

Per l’amministrazione americana, è anche un modo – efficace – per contrastare la propaganda del Cremlino. “Poiché il governo russo ha iniziato a pagare gli influencer su TikTok per produrre propaganda pro-Cremlino, briefing come questi sono uno strumento fondamentale per garantire che gli influencer possano avere una risposta alle loro domande e possano fornire informazioni accurate ai loro seguaci”, ha spiegato il funzionario. Fra gli influencer presenti al briefing, anche Aaron Parnas, un ucraino-americano di 22 anni con 1,2 milioni di follower su TikTok, che da settimane pubblica regolarmente gli aggiornamenti con tanto di testimonianze dei giornalisti locali e della sua famiglia sul campo in Ucraina. Una curiosità: l’influencer è figlio di Lev Parnas, l’ex collaboratore di Rudy Giuliani al centro della prima inchiesta sull’impeachment dell’ex presidente Donald Trump.

L’importanza della propaganda nella “guerra senza limiti”

Oltre a Mearsheimer, esiste un’ampia letteratura sul tema della propaganda di guerra. Nel 1928, il celebre pubblicitario americano Edward Bernays affermava che “la manipolazione consapevole e intelligente delle abitudini e delle opinioni organizzate dalle masse” è un “elemento importante nella società democratica”. Coloro che manipolano questo meccanismo invisibile della società “costituiscono un governo invisibile” che è il “vero potere dominante del nostro Paese”. Siamo governati, osservava, “le nostre menti sono modellate, i nostri gusti si sono formati, le nostre idee suggerite, in gran parte da uomini di cui non abbiamo mai sentito parlare”. Questo “è un risultato logico del modo in cui è organizzata la nostra società democratica”.

Più di recente il Premio Pulitzer Glenn Greenwald, in merito alla guerra in Ucraina, osservava che la “propaganda di guerra” stimola “gli aspetti più potenti della nostra psiche, del nostro subconscio, delle nostre pulsioni istintive. Ci fa, di proposito, abbandonare la ragione”. Essa provoca, sostiene il celebre giornalista, “un’ondata di tribalismo, sciovinismo, rettitudine morale ed emotività: tutte potenti pulsioni incorporate in millenni di evoluzione”. Più unità emerge a sostegno di una “narrativa morale globale”, più “diventa difficile per chiunque valutarla criticamente”. Più chiuso “è il sistema della propaganda – o perché ogni dissenso da esso è escluso dalla censura brutale” o così “efficacemente demonizzato attraverso accuse di tradimento e slealtà – più è difficile per chiunque, per tutti noi”, anche solo “riconoscere che siamo nel mezzo di tutto questo”. Pensiamo, ad esempio, alla potenza che esercita nella nostra psiche la foto-simbolo della bimba ucraina di 9 anni con il lecca lecca e il fucile in mano, diventata virale dopo che l’ha diffusa sui social l’ex presidente polacco del Consiglio Europeo, Donald Tusk.

Come riporta La Repubblica, a ricostruire la storia dietro lo scatto è però il padre della bambina, Oleksii Kyrychenko, autore della fotografia, sulla sua pagina Facebook. La bimba era in posa, con il fucile del padre in mano, scarico. “Ho fatto questa foto per richiamare l’attenzione sull’aggressione Russia in Ucraina. Si tratta del mio fucile – dice ancora al padre riferendosi all’arma in mano alla figlia – gliel’ho dato soltanto per l’immagine ed è scarico”. Ma quanto è eticamente corretto impiegare dei minori per fare propaganda di guerra, seppur per uno scopo considerato “nobile”?  “Propaganda pura con strumentalizzazione di bambini. Vergognatevi” scrive ad esempio su Twitter Massimo D’Antoni, Professore Associato di Scienza delle Finanze all’Università di Siena, riferendosi alla prima pagina de La Stampa. Uno scatto che divide, e non potrebbe essere altrimenti.





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