La produzione di oppio in Afghanistan continua ad aumentare nonostante gli investimenti pubblici americani per la lotta alla sua coltivazione e al narcotraffico. Il monito lanciato dal SIGAR, lo Special Inspector General for Afghanistan Reconstruction, dimostra come la guerra americana in Afghanistan non abbia assolutamente intaccato questo mercato. Un mercato florido, floridissimo, che, anzi, dati alla mano, dimostra di aver notevolmente aumentato la sua estensione. Solo nel 2016 la produzione di oppio è aumentata del 43%, complice anche una condizione climatica che ha permesso l’esplosione floreale dei papaveri rispetto ad anni in cui vi è stata una produzione inferiore.La questione assume una rilevanza fondamentale per gli equilibri interni dell’Afghanistan ma anche per l’impegno della coalizione internazionale nel Paese. Secondo quanto stabilito dagli accordi di cooperazione internazionale per la lotta ai Talebani, uno degli obiettivi principali per colpirne il flusso di denaro, doveva essere quello dell’eradicazione delle coltivazioni da oppio. Una produzione che, per tutto l’Afghanistan, rappresenta quasi l’8% del Prodotto Interno Lordo.In questo senso, va ricordato come anche l’impegno del governo sia diminuito, e di molto, negli ultimi mesi, complice una drammatica situazione economica e una crisi di consenso dell’esecutivo. Del resto, i dati delle Nazioni Unite parlano chiaro: un chilo di oppio vale circa 200 dollari, contro i prezzi bassissimi delle colture alternative che si sono volute impiantare per sostituire quelle dei papaveri. In una condizione di povertà disarmante e di mancanza di alternative sostenibili, i contadini afghani non potevano certo permettersi di rinunciare al vantaggio della produzione di oppiacei – tollerata dal governo – per far posto a produzioni di ortofrutta che li avrebbero condotti a un livello ancora maggiore di indigenza. Oltre a questo, vi è da aggiungere che il governo stesso, tramite i suoi funzionari, impone una tassa sull’oppio da cui ricava un’entrata fiscale non indifferente per un Paese già nel baratro economico.In questa situazione è chiaro che i Talebani hanno tratto un vantaggio enorme. La produzione dell’oppio, che cresce e non si arresta, trova da una parte il favore popolare perché resta un’importante via di sostentamento delle famiglie contadine, dall’altra parte aiuta i Talebani a impadronirsi del mercato della droga in Asia Centrale, rendendo il loro impero non soltanto militare ma anche economico. Sempre secondo il SIGAR, il 60% del mercato dell’oppio afghano è in mano ai Talebani, e non è detto che l’altro 40% sia completamente fuori dal loro controllo. Secondo le fonti delle Nazioni Unite, ogni anno i Talebani guadagnano dal mercato della droga circa tre miliardi di dollari. Un fiume d denaro con cui possono comprare armi, pagare i miliziani, le famiglie, e anche corrompere le strutture militari sul territorio per evitare di perdere il controllo di alcune aree strategiche.Il problema è arrivato ora a Washington che si domanda come sia possibile che l’aumento di miliardi nel budget per l’eradicazione del papavero non abbia portato a nessun risultato tangibile se non, al contrario, a un aumento della sua produzione.Il monito del SIGAR, che lancia l’allarme sullo spreco di 8,5 miliardi di dollari da parte del governo americano, può essere messo in relazione con l’intenzione del Pentagono di aumentare il numero dei militari nel Paese per sconfiggere definitivamente il problema dei Talebani. La Nato ha già da qualche tempo attivato il processo d’innalzamento del numero di militari in Afghanistan, che adesso arrivano a tredicimila, e di cui più della metà sono statunitensi. Anche il Regno Unito sembra intenzionato a inviare sul fronte afghano altre centinaia di soldati e, probabilmente, sarà seguito da altri Paesi già impegnati nella coalizione. Resta, però, da comprendere come poter sconfiggere il narcotraffico, che per i Talebani e per tutti i gruppi terroristici del Medio Oriente rappresenta una fonte di guadagno enorme, in cui interessi strategici e interessi criminali si intrecciano senza che sia possibile trovare una maniera semplice per scioglierlo.Proprio per questo motivo, in molti nella colazione internazionale, soprattutto dopo le statistiche pessime del SIGAR, si sono interrogati sul ruolo delle truppe in questa guerra. Ed in generale sulla guerra stessa. Il governo non collabora più come un tempo, l’impegno militare deve essere di nuovo aumentato andando contro il progetto di terminare la missione militare già nel 2014. Certamente, la guerra al narcotraffico, che rappresenta la chiave per sconfiggere il terrorismo e i guerriglieri in Afghanistan, ma non solo, sta fallendo in modo evidente.

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