Tanti annunci, spesso roboanti, tanta, tantissima propaganda (di guerra) ma poca chiarezza su cosa, davvero, è stato deciso durante il summit di emergenza tenutosi a Londra ieri, 2 marzo 2025, al quale ha partecipato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, “rincuorato” dai leader europei dopo lo scontro alla Casa Bianca con Donald Trump. Il summit, svoltosi presso la Lancaster House, è stato ospitato dal primo ministro britannico Keir Starmer e ha visto la partecipazione di 18 leader europei, tra cui Emmanuel Macron, Olaf Scholz, Justin Trudeau, Pedro Sánchez, Giorgia Meloni e Ursula von der Leyen, oltre allo stesso leader ucraino
Cosa si è detto durante il summit di Londra
I leader europei, con in testa Starmer e Macron, hanno espresso la loro vicinanza a Zelensky. “L’Europa è a un bivio nella storia“, ha dichiarato il premier inglese, sottolineando la necessità di sostenere Kiev contro la Russia. Rivolgendosi direttamente a Zelensky, seduto al suo fianco, ha assicurato: “Sappiano tutti che siamo con te e il popolo ucraino per tutto il tempo necessario”. Starmer ha ribadito che il Regno Unito, la Francia e altri Paesi collaboreranno con l’Ucraina per fermare la guerra, elaborando un piano da presentare agli Stati Uniti per “portarlo avanti insieme”, in un tentativo di rafforzare l’unità transatlantica e garantire una soluzione condivisa al conflitto.

Il premier laburista ha infatti sottolineato che il piano di pace per l’Ucraina richiede un forte sostegno degli Stati Uniti, nonostante l’Europa sia pronta a fare il “lavoro pesante”. “Stiamo collaborando con gli Usa su questo punto dopo il mio incontro con il presidente Trump la scorsa settimana”, ha dichiarato, aggiungendo che entrambi concordano sull’urgenza di una pace duratura e che ora serve “realizzarla insieme”. Starmer ha respinto l’idea che gli USA siano un alleato “inaffidabile”, definendoli invece “forti e affidabili” per il Regno Unito, e ha rivelato di aver parlato con Trump sabato sera.
Tra i vari punti toccati durante il summit, i leader europei hanno rilanciato il dibattito sulla necessità di un “massiccio aumento” della spesa per la difesa in Europa, come sottolineato dalla presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen. Di questo si discuterà il 6 marzo, ma le divisioni non mancano dato che alcuni Paesi, come Polonia e Finlandia, preferiscono mantenere la Difesa come competenza nazionale piuttosto che cederla alla Commissione Europea, aumentando così drasticamente il potere d’influenza di Von der Leyen.
La Coalizione di volenterosi (bocciata da Mosca)
Nel concreto, il Regno Unito ha annunciato un prestito di 2,26 miliardi di sterline (circa 2,7 miliardi di dollari) per l’Ucraina, finanziato con i profitti derivanti da asset russi congelati, e un ulteriore pacchetto di 1,6 miliardi di sterline in finanziamenti per l’export, destinati all’acquisto di oltre 5.000 missili di difesa aerea.
Keir Starmer ha proposto un piano in quattro punti per garantire la sicurezza dell’Ucraina e porre fine al conflitto con la Russia. Il piano prevede la continuazione del flusso di aiuti militari a Kiev per sostenere la sua capacità difensiva, il mantenimento della pressione economica sulla Russia attraverso le sanzioni, il “rafforzamento delle garanzie di sicurezza” per l’Ucraina nel periodo post-conflitto per proteggerla da future minacce e, soprattutto, la creazione di una “coalizione di volenterosi“, guidata da Regno Unito e Francia, incaricata di monitorare un eventuale cessate il fuoco (proposta che vede, tuttavia, la netta contrarietà della Federazione Russa). Nei giorni scorsi, infatti, il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha dichiarato che Mosca non può prendere in considerazione l’invio di peacekeeper europei in Ucraina, definendo l’idea un tentativo di “alimentare il conflitto” e ostacolare la de-escalation.

