L’attacco di Israele contro l’Iran ha visto scendere in campo il meglio dell’aeronautica di Tel Aviv, ivi compresi i più moderni assetti, gli F-35I di ultima generazione. Sarebbero almeno un centinaio gli aerei decollati per colpire, in tre ondate, infrastrutture militari, basi logistiche e centri di comando nella Repubblica Islamica.
I caccia israeliani hanno sorvolato gli spazi aerei di Paesi neutrali del mondo arabo per colpire l’Iran: in Giordania gli F-35 sono stati osservati volare a bassa quota, mentre l’Iraq ha chiuso per diverse ore lo spazio aereo, segno del passaggio degli aerei con la Stella di David sul suo territorio.
Analizzando i possibili scenari di un attacco israeliano all’Iran nelle scorse settimane Paolo Mauri su InsideOver ha correttamente sottolineato che gli F-35 non sarebbero stati impegnati in solitaria, ma affiancati da F-15 e F-16 che possono garantire un raggio d’azione più profondo. E dopo la “prova generale” dei raid in Yemen contro i terminal degli Houthi a Hodeida è proprio lo scenario in questione che sembra essersi verificato nella notte tra venerdì e sabato.
Le operazioni comandate dal ministro della Difesa Yoav Gallant e dal capo di stato maggiore Herzi Halevi dalla base di Kirya vicino a Tel Aviv sono state avviate su indicazione esplicita del primo ministro Benjamin Netanyahu. E oltre ai cacciabombardieri che hanno compiuto materialmente le operazioni non va sottovalutato il ruolo strategico dei Boeing 707 tanker dell’aeronautica militare israeliana, aerocisterne decisive per permettere i raid a lungo raggio in attesa dell’arrivo dei più moderni KC-46.
Le aerocisterne israeliane sanno operare in piena notte grazie ad avanzati sistemi di visione da remoto: “Israele ha sviluppato e messo in campo un sistema di visione remota che sembra funzionare senza alcuna difficoltà persistente, e lo ha fatto molti anni fa, mentre la versione statunitense utilizzata nel KC-46 è ancora impantanata nei ritardi”, ha sottolineato The War Zone commentando le immagini dei 707 di Tel Aviv in precedenti raid sullo Yemen. Il loro uso per il rifornimento dei caccia fuori dallo spazio aereo israeliano mostra una capacità proiettiva che, come ha sottolineato il Jerusalem Post, è il vero asso nella manica di Israele. E rappresenta la garanzia su cui Tel Aviv conta per dare un messaggio militare chiaro contro ulteriori risposte iraniane con raid tanto mirati sul piano operativo quanto, è questo il calcolo di Israele, impattanti sul piano politico e simbolcio.

