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Il Qatar è crocevia di trattative e mediazioni. Qui si stanno discutendo eventuali nuovi accordi su Gaza, ma sulle sponde del Golfo si sta parlando anche del North Kivu, la regione della Repubblica Democratica del Congo teatro in questi mesi del conflitto tra l’esercito regolare e l’M23, fazione ribelle che ha conquistato a gennaio il capoluogo Goma. Quella in corso in Congo, però, non è una “normale” guerra civile. Si tratta del Paese che in passato ha ospitato la cosiddetta “guerra mondiale africana”. Nel North Kivu, in poche parole, si stanno intrecciando molti interessi stranieri. A partire da quelli del Ruanda, il cui governo viene ritenuto il primo vero alleato dell’M23. E infatti a Doha, nei giorni scorsi, sono stati due i principali protagonisti delle trattative: Felix Tshisekedi da una parte e Paul Kagame dall’altra. Rispettivamente, presidente della Repubblica Democratica del Congo e del Ruanda.

L’incontro del 18 marzo

Il vertice tra i due capi di Stato si è tenuto quasi in segreto. Del suo svolgimento si è saputo solo a cose fatte, quando il Governo qatariota ha reso noto di aver ospitato le due delegazioni di alto livello. L’incontro non ha tuttavia rappresentato una vera sorpresa, visto che nei giorni precedenti Thisekedi e Kagame dovevano vedersi in Angola. Poi tutto era saltato per motivazioni ancora non chiarite. Ad ogni modo, il 18 marzo i due presidenti sono atterrati a Doha e lì hanno tenuto il primo faccia a faccia.

Entrambi hanno convenuto che le dispute in corso nel North Kivu dovrebbero essere risolte per via diplomatica, evidenziando il comune interesse a evitare ulteriori scontri. Dichiarazioni di principio propedeutiche per mandare avanti una trattativa, ma non certo risolutive. Le distanze tra le parti sono rimaste siderali: il Congo accusa il Ruanda di voler mettere le mani sulle miniere del North Kivu, Kagame dal canto suo afferma che Thisekedi sta armando la mano delle Fdlr, altro movimento attivo nella regione contesa in cui sarebbero infiltrati anche responsabili del genocidio dei tutsi del 1994.

Un filo sottilissimo ma essenziale

L’incontro in Qatar ha sortito alcuni piccoli ma importanti effetti. L’M23 infatti, a seguito del vertice tra i presidenti congolese e ruandese, ha accettato una tregua. Come segno di buona volontà, ha promesso di ritirarsi da Walikale, piccola ma strategica località che segna il punto più occidentale dell’avanzata del gruppo. Ma è proprio qui che si nascondono le attuali insidie della flebile intesa: report satellitari e testimonianze locali, lo scorso lunedì hanno dimostrato che l’M23 ha disatteso le promesse di ritiro e i combattenti sono ancora dentro la cittadina. Davanti alle evidenze, il movimento ha accusato l’esercito congolese di non aver offerto le migliori garanzie per il ritiro dei miliziani.

L’episodio conferma ad ogni modo come al momento ogni accordo appaia debole e retto da un filo molto sottile. Ma le contrattazioni in Qatar, nonostante un percorso tutto in salita, dovranno in qualche modo andare avanti. Il futuro non solo del Congo, ma di un intero angolo di Africa dipendono proprio da quel filo intessuto sulle rive del Golfo. Evitare un conflitto di larga scala nel North Kivu è l’unico modo per sperare in un futuro più stabile per una regione tanto strategica quanto, da molto tempo, martoriata. Anche perché, dietro ai principali contendenti, ci sono altri attori che scalpitano per entrare in gioco. A partire dall’Uganda, passando poi per altre potenze regionali e non solo.

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