La questione relativa alle perdite ucraine e russe durante la guerra rappresenta uno dei punti più dibattuti, ma anche tra i più controversi. Come prevedibile, nessuna delle parti in causa vuole rendere espressamente noto il numero di caduti. E questo, in primis, per un motivo prettamente politico: ogni singolo caduto è causa di potenziali insofferenze da parte dell’opinione pubblica, dunque sia a Kiev che a Mosca c’è interesse a giocare al ribasso. C’è però anche un motivo tattico: in una guerra di attrito come quella attuale, mezzi e armi sono sì importanti ma è anche fondamentale avere più uomini a disposizione per sostenere il peso del conflitto. Rivelare le esatte cifre quindi, rischia quindi di donare all’avversario dati sensibili sulle proprie portare avanti la guerra.
Le stime sui caduti russi
Nei giorni scorsi il presidente russo Vladimir Putin, intervenendo a San Pietroburgo durante il forum Russia – Africa, ha parlato di perdite russe causate dalla controffensiva ucraina. Tuttavia, il leader del Cremlino ha aggiunto che in confronto al numero di caduti sostenuto da Kiev nelle ultime settimane, le perdite da parte di Mosca sono state assai meno significative. Il fatto stesso che sia stato Putin a segnalare perdite e ad azzardare un raffronto con la controparte ucraina, fa ben intuire quanto sia delicato in questa fase della guerra parlare di caduti.
Obiettivo del presidente russo è ovviamente quello di far percepire la controffensiva ucraina come un fallimento. I russi limitano i danni mentre gli ucraini hanno iniziato a perdere molti uomini, è il senso delle parole di Putin. Difficile però dimostrare la veridicità delle frasi. L’ultima cifra ufficiale, come sottolineato dal sito indipendente Meduza, Mosca l’ha resa nota a settembre e parlava di 5.937 caduti. Gli stessi collaboratori di Meduza hanno però fiutato una sottostima delle perdite reali. Diversi reporter hanno quindi iniziato a contattare ufficiali, parenti dei soldati e anche a girare per diversi cimiteri russi.
L’incrocio dei dati e delle testimonianze, ha prodotto come dato quello di 47mila vittime tra i ranghi dell’esercito regolare russo. Senza quindi considerare perdite e vittime tra ceceni e mercenari della Wagner. Cifre ben più ampie quindi rispetto a quelle ufficiali. Impossibile dire se sovrastimate o meno. Certo è che se il Cremlino a ottobre ha dovuto avviare una mobilitazione parziale e pochi giorni fa la Duma, la Camera bassa del parlamento russo, ha approvato un disegno di legge per innalzare l’età massima per essere chiamati alla leva, vuol dire che è ampiamente avvertita la necessità di avere sempre più riserve in grado di sostituire le perdite.
Le perdite ucraine
Così come dichiarato dal vice ministro della Difesa ucraino Hanna Malyar già nel luglio 2022, il numero sulle perdite ucraine per Kiev rappresenta un “segreto di Stato“. La motivazione è data proprio dal timore di offrire a Mosca informazioni dettagliate su temi piuttosto sensibili. “I dati – aveva detto – non vengono divulgati in modo che la Federazione Russa non possa utilizzare queste informazioni per i propri scopi”. Sono quindi poche le stime al momento a disposizione e si tratta in gran parte di fonti di una delle due parti in guerra.
A giugno sono stati i servizi segreti britannici a ipotizzare comunque perdite importanti tra i ranghi dell’esercito ucraino. “Kiev sta avanzando a pochi passi – si legge in un report di Londra pubblicato il 18 giugno scorso – anche se le perdite sono ingenti”. Nel rapporto è stato specificato come anche i russi, da quando sono iniziati gli attacchi ucraini sui territori occupati, stanno subendo importanti perdite. Non sono state fatte stime in senso numerico, i servizi segreti di Sua Maestà si sono limitati a sottolineare che entrambe le parti in causa stanno subendo gravi perdite.
L’importanza di avere sempre più uomini a disposizione
Possibile quindi pensare che sia Kiev che Mosca, in fase di applicazione delle future strategie sui vari campi di battaglia, terranno conto di un’esigenza sempre più avvertita come vitale: limitare le perdite. E non solo per una questione politica ed etica, ma anche tattica. Meno soldati vengono uccisi o feriti, meno si dovrà ricorrere a future mobilitazioni per schierare sul fronte uomini necessari a portare avanti il conflitto.
Questo determinerà anche una certa “lentezza” delle varie operazioni. Gli ucraini in fase di attacco e i russi in fase difensiva, faranno in modo in primo luogo di limitare i danni ed evitare di perdere uomini in ogni azione. Circostanza che spiega le attuali strategie difensive di Mosca, così come le attuali dinamiche offensive di Kiev sempre più orientate a risparmiare uomini e mezzi anche per via della mancanza di una copertura aerea.
Abbonati e diventa uno di noi
Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

