Nella notte del 20 luglio si è registrato un nuovo raid contro il sud di Damasco. Come riportato dalla stampa locale e internazionale, il sistema di difesa siriano si è attivato in risposta al lancio di alcuni razzi provenienti dalle Alture del Golan, parte del territorio siriano ma occupate fin dal 1967 da Israele. Secondo le informazioni diffuse dall’agenzia stampa siriana Sana, il raid avrebbe interessato l’area di Majdal Shams, a sud della capitale.

L’attacco contro l’asse Iran-Siria

Ancora una volta il presidente siriano Bashar al-Assad ha puntato il dito contro Israele, accusando Tel Aviv di aver compiuto l’ennesimo attacco contro la Siria. L’accusa non ha trovato alcuna risposta dalla controparte israeliana, che solo in rarissime occasioni ha ammesso la propria responsabilità preferendo solitamente lasciare un alone di mistero sugli attacchi contro la Siria. Il raid di lunedì, come quelli precedenti, pare abbia danneggiato alcune strutture appartenenti ai miliziani iraniani, presenti in territorio siriano come sostegno al presidente Assad. Nell’attacco avrebbero anche perso la vita sette iraniani, mentre altri sette soldati siriani sarebbero rimasti feriti. Damasco non ha mai dato informazioni certe circa l’entità dei danni subiti, ma secondo quanto riportato da al Jazeera i missili avrebbero colpito un importante deposito di munizioni iraniano nei pressi della città di Kiswa, un’area nota per la presenza delle Guardi rivoluzionarie. Come detto, dietro all’attacco del 20 luglio sembra esserci nuovamente Israele ed è facile immaginare che l’accusa di Damasco sia corretta. Non è la prima volta che Tel Aviv lancia un raid contro la Siria e lo stesso premier israeliano ha più volte avvertito Damasco e Teheran che la presenza iraniana nella regione non sarebbe stata tollerata. In un’intervista rilasciata a inizio mese, Benjamin Netanyahu aveva lanciato un chiaro avvertimento ai due alleati: “Siamo assolutamente decisi a impedire all’Iran di radicarsi militarmente nelle nostre immediate vicinanze (…) Dico questo agli ayatollah di Teheran: Israele continuerà a prendere le misure necessarie per impedirvi di creare un altro fronte terroristico e militare contro Israele”. Il premier si era poi rivolto direttamente ad Assad, consigliandogli di mettere da parte l’alleanza con l’Iran.

Una riposta all’accordo con Teheran

Le parole di Netanyahu sono rimaste però inascoltate: poco dopo il discorso del premier israeliano, Siria e Iran hanno firmato un nuovo accordo per il rafforzamento del sistema di difesa siriano. L’obiettivo era proprio quello di fornire a Damasco – e alle milizie iraniane presenti sul territorio – una maggiore protezione dagli attacchi israeliani. La firma dell’accordo era stata accompagnata da un messaggio diretto inequivocabilmente a Israele: in quell’occasione, il ministro della Difesa siriano aveva infatti affermato che chiunque pensasse di poter danneggiare l’asse Teheran-Damasco era destinato a restare deluso. “Il costo della resistenza è inferiore rispetto a quello della resa”, aveva affermato Ali Abdullah Ayyoub. Le parole del ministro erano però dirette anche agli Stati Uniti, che hanno di recente approvato un nuovo pacchetto di sanzioni contro la Siria che rischiano di danneggiare seriamente la già provata economia siriana. Ultimo dettaglio: l’attacco è avvenuto il giorno dopo le elezioni legislative tenutesi nelle zone del Paese tornate in mano al presidente siriano e che con molta probabilità andranno a rafforzare il potere della famiglia Assad.

È un momento difficile
STIAMO INSIEME