All’alba del 27 aprile il sistema di difesa siriano ha intercettato alcuni razzi lanciati contro la capitale Damasco dallo spazio aereo libanese dalle forze israeliane, secondo quanto riferito dall’agenzia statale siriana Sana. Una fonte militare ha confermato ai media il raid, specificando che l’attacco non ha causato morti ma solo alcuni danni materiali. Il raid avrebbe interessato Al-Kiswah, Sahnaya e Set Zaynab, tutte zone situate a sud della capitale. La notizia è stata riportata anche dall’Osservatorio siriano per i diritti umani, che ha confermato come l’area colpita fosse la sede di alcune milizie iraniane e di Hezbollah. Il presidente Bashar al Assad ha puntato il dito contro Israele, accusando lo Stato ebraico di aver condotto l’ennesimo attacco deliberato contro il territorio siriano.
I raid in Siria
Il lancio di razzi contro la capitale è solo l’ultimo di una serie di raid che ha interessato zone in cui è nota la presenza di forze filo-iraniane dispiegate in Siria dall’inizio del conflitto a sostegno del presidente Assad. Israele ha sempre visto lo schieramento di milizie sciite in Siria come un problema per la propria sicurezza e ha più volte sottolineato di essere pronto a intervenire per evitare l’aumento dell’influenza iraniana nella regione. Per questo motivo negli anni il governo di Assad ha sempre puntato il dito contro Israele dopo ogni attacco, anche se da parte sua lo Stato ebraico ha confermato solo in poche occasioni la paternità dei raid.
Il recente lancio di missili arriva però poche ore dopo importanti dichiarazioni rilasciate dal ministro della Difesa israeliana. Naftali Bennett, in un’intervista ai media locali, ha ricordato che il Paese non ha intenzione di abbassare la guardia davanti all’avanzata iraniana: “Per l’Iran, la Siria è solo un’avventura lontana da casa (…). Per noi è una questione vitale. I soldati iraniani che si trovano in Siria stanno rischiando la propria vita e pagano con altre vite. Noi non accetteremo la creazione di una base iraniana in Siria”.
Gli attacchi precedenti
L’ultimo raid contro Damasco è il secondo registrato in territorio siriano nel giro di una settimana. Il 21 aprile il sistema di difesa della Siria ha intercettato alcuni razzi provenienti sempre dallo spazio aereo libanese e diretti contro Palmira. Anche in quel caso l’obiettivo ultimo erano le postazioni iraniane presenti nell’area, precisamente nella zona a nord dell’aeroporto di Palmira. Quel particolare raid, tra l’altro, era coinciso con la visita a Damasco del ministro degli Esteri iraniano Zarif, giunto fino alla capitale siriana per un incontro con il presidente Assad. Sempre ad aprile, la base aerea di al-Shayrat nel Governatorato di Homs è stata colpita da razzi lanciati ancora una volta dal Libano: dietro l’attacco, secondo i media siriani, ci sarebbe come sempre Israele ma dallo Stato ebraico non è giunta nessuna conferma, né smentita. L’area di Homs era stata al centro di un primo attacco già a inizio marzo, come riferito dall’agenzia Sana. Secondo Damasco la responsabilità, ancora una volta, sarebbe dello Stato ebraico.
Di recente i presunti attacchi israeliani contro le forze iraniane sono stati condotti anche nello stesso territorio libanese. Due settimane fa un drone israeliano ha infatti colpito un suv con a bordo due membri di Hezbollah che facevano probabilmente ritorno dalla Siria: il raid non ha portato alla morte dei miliziani, ma è stato un chiaro messaggio contro il Movimento sciita la cui espansione in Siria è sempre meno tollerata.