“Shenhai Yongshi” che tradotto dal cinese significa “Guerriero delle profondità”. Questo è il nome del nuovissimo batiscafo interamente costruito in Cina e dotato di equipaggio che ha effettuato con successo i suoi primi test in mare durante una campagna durata 50 giorni tenutasi nel Mar Cinese Meridionale. Il vascello, ritornato oggi nel porto di Sanya nella provincia meridionale di Hainan a bordo della nave madre “Tansuo-1” recentemente entrata in servizio, ha raggiunto una profondità massima di 4500 metri durante le sue prime prove in mare ed ha dimostrato efficacemente la sua idoneità a svolgere i compiti per i quali è nato confermando che tutta la suite di strumenti scientifici di cui dispone è perfettamente funzionante. Lo sviluppo del nuovo batiscafo, che andrà ad affiancare il “Jiaolong” in servizio dal 2010, ha richiesto circa 8 anni e la partecipazione di oltre 90 compagnie e organizzazioni nazionali che hanno provveduto anche a fornire tutta la componentistica, inclusi gli strumenti scientifici.
Ovviamente pregne di entusiasmo le parole di Bai Chunli, presidente dell’Accademia delle Scienze Cinese, che riferisce in una lettera di congratulazioni come il successo del nuovo batiscafo dotato di equipaggio rappresenti un ulteriore passo avanti per la ricerca oceanografica di Pechino.
La Cina infatti sta dando notevole impulso allo sviluppo di una flotta oceanografica moderna. A maggio di quest’anno Hu Xuedong, vice direttore del “Deep Sea Department” che è l’ente di Stato che coordina il programma di esplorazione marina cinese, aveva annunciato la futura impostazione (avvenuta poi a luglio) delle prime due navi da ricerca oceanografica interamente di produzione nazionale che saranno varate entro il 2019. Una notizia che può sembrare non rilevante ma così non è come vedremo.
Le due navi avranno compiti diversi ed andranno ad affiancare la flottiglia, in rapida obsolescenza, delle navi oceanografiche d’altura (17) e costiere (15) già presenti nei registri marittimi di Pechino: una sarà adibita alla ricerca di risorse marine, l’altra alla messa in mare di batiscafi dotati di equipaggio, andando quindi ad affiancare la “Tansuo-1”. La prima nave è in costruzione presso i cantieri China State Shipbuilding Corp’s Huangpu Wenchong Shipbuilding Co di Guangzhou, nella provincia di Guangdong, mentre la nave madre per batiscafi è stata impostata presso i cantieri China Shipbuilding Industry Corp’s Wuchang Shipbuilding Industry Group di Wuhan, nella provincia di Hubei. Le navi saranno lunghe 98 metri e larghe 17, avranno un dislocamento di 4,000 tonnellate e un’autonomia prevista di circa 6 mila miglia nautiche; saranno inoltre dotate di un sistema di propulsione innovativo di tipo elettrico, probabilmente sul modello del sistema diesel-elettrico usato per i vascelli sommergibili non avendo i cinesi ancora maturato appieno una propria industria di turbine navali. I due vascelli saranno in grado di effettuare campagne di rilevamento e ricerca nel campo della geologia marina, ecologia e studi sul sistema oceano-atmosfera. La nave madre, in particolare, sarà in grado di operare con il batiscafo “Jiaolong”, che ha raggiunto la profondità di 7062 metri nella Fossa delle Marianne nel 2012, ed il nuovissimo “Shenhai Yongshi”. Questa, oltre a mettere in mare il batiscafo, avrà tutta una serie di sistemi scientifici a bordo che le permetteranno di studiare i campioni prelevati dallo stesso durante le crociere di ricerca, ottimizzando così i tempi di analisi. Le due nuove unità saranno di aiuto, secondo il vice direttore Hu Xuedong, per la costruzione della prima stazione sottomarina cinese che è prevista intorno al 2030, ma non solo.
Perché la Cina sta dando notevole impulso alla propria cantieristica oceanografica oltre che a quella militare? La risposta è duplice. In primis Pechino vuole dotarsi di strumenti di ricerca sottomarina all’avanguardia nel campo delle risorse energetiche e minerali. La chiave di lettura per questa scelta politica è data dalla volontà cinese di sfruttare le enormi riserve di idrati di metano presenti nei mari che la circondano; questa risorsa non convenzionale di idrocarburi, unita alla ricerca di risorse classiche (gas e olio) e per lo sfruttamento dei possibili minerali di ferro e manganese presenti sui fondali oceanici, rappresenta la via per soddisfare la sempre maggior “fame di energia” della Cina; inoltre assicurarsi il controllo delle riserve di gas e di altri minerali importanti rappresenta la chiave di volta per la strategia di espansione di Pechino non solo in Estremo Oriente, ma su scala globale: appare evidente che chi controllerà l’estrazione delle risorse del futuro ne controllerà l’andamento dei prezzi sul mercato.
La ricerca oceanografica ha però un secondo fine rispetto a quello civile. Lo studio della colonna d’acqua e delle sue variazioni di salinità e temperatura, oltre che la mappatura al dettaglio dei fondali oceanici, rappresenta la chiave di volta per la navigazione dei sommergibili.
Appare lapalissiano che un sottomarino, dovendo navigare silenziosamente per non essere scoperto e quindi fare affidamento esclusivamente sui sensori acustici passivi, abbia bisogno di carte nautiche che indichino con estremo dettaglio secche, profondità dei fondali, creste, canyon e tutte le possibili altre morfologie. In questo senso un’accurata campagna di mappatura dei fondali è fondamentale per dotare la flotta di carte adeguate.
Ma lo studio delle profondità marine ha anche un secondo fine, spesso misconosciuto ai più. Le condizioni fisiche (densità, temperatura) e chimiche (salinità) della colonna d’acqua variano a seconda della profondità e della latitudine oltre che per fattori locali (vicinanza o meno alle coste che possono apportare acque dolci e morfologia delle stesse). Esistono poi variazioni stagionali ricorrenti di questi parametri di cui occorre tenere conto per la navigazione sottomarina. Perché?
Perché all’interno del battente marino le varie differenze di temperatura, densità e salinità che si possono incontrare determinano delle superfici di riflessione acustica dietro le quali un sottomarino può virtualmente nascondersi e restare invisibile ai sensori attivi di una fregata o di una boa attiva lanciata da un aereo antisom. La differenza di densità dell’acqua marina, data da gradienti di temperatura e salinità (più l’acqua è salata e fredda più è densa) “distorce” il passaggio di un’onda sonora (quella del sonar) sino anche a rifletterla totalmente: pertanto conoscere l’andamento del termoclino (la profondità alla quale cambia temperatura e salinità) negli oceani permette ad un sottomarino di trovare possibili vie di fuga in caso di presenza di unità nemiche.
Ecco perché la ricerca oceanografica è così importante per un Paese che vuole diventare una potenza globale ed ecco perché la Cina sta facendo notevoli passi avanti in questo senso.
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