Il Regno Unito potrebbe inviare i vecchi carri armati Chieftain risalenti agli anni Sessanta all’esercito ucraino. La notizia non è ufficiale ed è stata diffusa martedì da un giornalista ucraino, Roman Bochkala, su Twitter dove ha pubblicato un video di se stesso in piedi di fronte a due tecnici che lavorano su un carro armato da qualche parte nel Regno Unito. Secondo Bochkala, il carro armato e altri simili presto arriveranno in Ucraina. Nel video il giornalista ucraino ha definito il carro armato come un Challenger 1, risalente agli anni Ottanta, ma si tratta di un Chieftain il cui progetto risale al 1958 ed è entrato in servizio nel 1966, con la designazione ufficiale di “Chieftain Mark V”.
Questo carro armato, il secondo Mbt (Main Battle Tank) di fabbricazione britannica dopo il Centurion, monta un cannone rigato L11A5 da 120 millimetri insieme a una mitragliatrice coassiale da L8A1 da 7,62 millimetri con una seconda nella cupola del comandante e una calibro .50 (12,7 millimetri) sopra la bocca da fuoco principale. Il munizionamento comprende proiettili Hesh (High Explosive Squash Head) e Apds (Armour Piercing Discarding Sabot), con 62 colpi trasportati.
Il Chieftain ha introdotto una posizione di guida supina consentendo uno scafo anteriore fortemente inclinato, quindi una migliore protezione, e la corazza anteriore in acciaio, ha uno spessore equivalente di 220 millimetri. Sono state provate anche versioni con armature alternative, come il kit di armature Romor-A ed Era (Explosive Reactive Armour) Varma. L’aggiunta principale è stata il pacchetto aggiuntivo Stillbrew, che copre alcune aree della torretta, realizzato in cemento con blocchi di gomma sigillati con un rivestimento di plastica che è stato montato sui carri a partire dagli anni ’90. Il Chieftain è stato infatti ritirato dal servizio nel Regno Unito nel 1996 dopo essere stato prodotto in circa 12 versioni, per lasciare lo spazio al Challenger 1, che è sostanzialmente un Mbt derivato dal suo predecessore.
Durante il conflitto Iran-Iraq degli anni Ottanta, i Chieftain iraniani subirono numerose perdite ad opera dei T-62 iracheni, tanto da destare la preoccupazione dell’esercito britannico e generando varianti protette in modo migliore (il pacchetto Stillbrew già citato).
Il carro è propulso da un motore diesel da 850 Cv (versione del 1974) che sviluppa una velocità su strada di circa 48 Km/h, che scendono a poco più di 30 fuoristrada. La sua autonomia è data intorno ai 500 chilometri e ha un equipaggio di quattro uomini. Le ottiche di mira sono previste sia per l’artigliere che per il comandante e hanno un potere di ingrandimento selezionabile 1x o 10x, che aumentava a 15x nella versione Mk5 e successive, sostituibili con sistemi di visione Ir per operazioni notturne (potere di ingrandimento 3x). Il comandante può ruotare la sua cupola per portare la sua linea di mira sul bersaglio e quindi attivare il meccanismo che ruotava la torretta al corretto rilevamento in modo che l’artigliere potesse completare la mira. Il Chieftain 900, dimostratore tecnologico costruito in due prototipi nel 1982, ha fatto da base per il successivo Challenger 1.
La protezione del carro è del tutto inadeguata per un conflitto moderno: difficilmente sopravvivrebbe a un combattimento coi più moderni T-80 e 90; invece potrebbe ottenere qualche successo coi T-72 (ma difficilmente se della versione B3) ed è adeguato ad affrontare i T-62 e T-54 e 55 che la Russia sta schierando nel conflitto in Ucraina. Non si tratterebbe, a quanto pare, dei Chieftain visti in combattimento tra le fila iraniane durante gli anni Ottanta, ma delle versioni successive, quindi meglio protette.
Gli ucraini, poi, hanno dimostrato particolare propensione a migliorare comunque le corazzature anche dei carri più moderni: i Leopard 2A4 e A6 spediti a Kiev sono stati visti montare mattonelle Era aggiuntive sullo scafo e sulla torretta, a dire il vero senza un apparente criterio logico.
Potrebbe anche trattarsi non dei Chieftain ma dei Challenger 1 acquistati da Giordania e Oman. A gennaio di quest’anno, il quotidiano tedesco Handelsblatt riferiva che la società tedesca Rheinmetall potrebbe acquistare e modernizzare un numero elevato “a doppia cifra” di carri armati britannici provenienti da questi due Paesi arabi, in modo da consegnarli all’Ucraina entro la fine dell’anno. Effettivamente negli arsenali dell’esercito giordano giacciono 400 Mbt Challenger 1 acquistati nel 2002 insieme ad altrettanti Chieftain (nella versione prodotta per la Giordania che prende il nome di Khalid). Il lavoro di modernizzazione potrebbe anche essere effettuato da una joint venture anglo-tedesca, la Rbsl formata da Rheinmetall e Bae Systems, che a maggio 2021 ha annunciato di essersi aggiudicata un contratto da 800 milioni di sterline per aggiornare 148 Challenger 3 per l’esercito britannico.
Basandoci su queste informazioni, riteniamo quindi sia probabile quanto diffuso dal giornalista ucraino di recente, sebbene ci sia una certa dose di incertezza data dalla necessità ucraina, dettata dal conflitto in corso, di diffondere informazioni false o parzialmente tali per confondere le acque. Se questa decisione sarà confermata, troverà anche conferma la teoria che l’Occidente sta cercando di armare l’Ucraina senza intaccare ulteriormente i propri depositi di armamenti e munizioni, a cui si è già attinto durante tutto il conflitto e che ha generato una pericolosa penuria difficilmente rimediabile nel breve termine dall’industria occidentale. Un primo segnale in tal senso, oltre all’insufficiente numero di armamenti inviati paragonato alle richieste ucraine (a dire il vero a volte eccessive), è la decisione statunitense di inviare munizionamento a grappolo presente nei magazzini inutilizzato sin dal 2003.