Nella notte tra il 12 e il 13 gennaio Israele ha condotto 18 attacchi contro diverse postazioni militari siriane e alleate nell’est della Siria. I raid sono costati la vita ad almeno sette soldati governativi e ad altri 16 combattenti, secondo quanto riportato dal Syrian Observatory for Human Rights. L’attacco è il più letale mai portato avanti in Siria dal 2018 ed è il secondo ad essere stato presumibilmente condotto nel Paese dalle forze israeliane dall’inizio del nuovo anno. Solo la scorsa settimana, Israele avrebbe colpito alcune postazioni iraniane presenti nel sud della capitale Damasco.

Secondo quanto riferito dietro anonimato da un funzionario americano all’Associated Press, Israele ha potuto contare sulle informazioni fornite dall’intelligence statunitense per effettuare gli attacchi. La fonte riferisce infatti che il Segretario di Stato Mike Pompeo avrebbe discusso i raid con il capo del Mossad, Yossi Cohen, durante un incontro a Washington. Come sempre, non c’è stato alcun commento da parte di Israele, che non ha né confermato né smentito la paternità degli attacchi. I raid inoltre sono stati condotti poco dopo la visita del ministro della Difesa israeliano al confine con la Siria, durante la quale Gantz ha affermato che Israele continuerà a colpire i propri nemici vicini e lontani. “Non stare fermi ad aspettare. Stiamo agendo sul piano della difesa, della politica e dell’economia”.

Intanto, la notizia è stata data anche dall’agenzia siriana SANA, che non ha però fornito particolari precisi su quanto accaduto nella notte. “Intorno alle 1:10 (ora locale), il nemico israeliano ha condotto un assalto aereo sulla città di Deir ez Zor e nella regione di al Bukamal. Le conseguenze dell’aggressione devono ancora essere correttamente verificate”. Il sito di news locale DeirEzzor24 ha invece riferito che gli attacchi hanno distrutto alcuni siti di stoccaggio militari appartenenti alle milizie filo-iraniane attive nella regione.

L’importanza dell’area colpita

Non è la prima volta che l’area compresa tra Deir ez Zor e al Bukamal viene bombardata. Prima di tutto la zona, come riferito dai media israeliani, ospiterebbe diverse strutture utilizzate dalle milizie iraniane presenti in Siria a sostegno di Bashar al-Assad, ma c’è dell’altro.

La regione in questione sarebbe infatti parte del corridoio che collega l’Iran al Libano passando per Iraq e Siria: la città di al Bukamal, non a caso, si trova proprio al confine tra il territorio siriano e quello iracheno. Grazie al controllo di queste aree, l’Iran sarebbe quindi in grado di spostare nei diversi Paesi armi e munizioni, riuscendo così a rifornire anche le milizie pro-iraniane di Hezbollah attive in Libano.

L’esistenza di un simile corridoio rappresenta un problema di sicurezza per Israele: lo Stato ebraico ha sempre visto come una minaccia la presenza in Siria delle milizie iraniane, ritenendole parte della strategia di Teheran per aumentare la propria influenza nella regione mediorientale attraverso la costruzione della cosiddetta mezzaluna sciita.

Israele intanto ha aumentato le sue difese e mantiene alta l’allerta nei territori al confine con Siria e Libano nel timore che le milizie filo-iraniane possano colpire il territorio israeliano in risposta all’uccisione del generale Qassem Soleimani, morto a gennaio del 2020 in un raid americano.

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