Nelle ultime 48 ore è cresciuta nuovamente parecchio la tensione nel sud della Siria, dopo che martedì mattina alcuni razzi erano partiti, secondo il governo israeliano, dal Golan siriano verso il territorio dello Stato ebraico. Dopo l’episodio, ci si aspettava una risposta da parte di Tel Aviv e nella scorsa notte jet israeliani hanno bersagliato alcuni obiettivi militari a sud di Damasco.
Il bombardamento di questa notte
Così come confermato nelle prime ore del mattino dalla tv di Stato siriana, forti esplosioni sono state udite nei pressi dell’aeroporto di Damasco. I media siriani hanno poi mostrato le immagini di bagliori causati dalle esplosioni di ordigni nella zona della capitale. Si è subito capito che un raid era in corso e, visto quanto accaduto poche ore prima, era prevedibile che gli aerei militari che stavano sorvolando Damasco fossero israeliani. Poche ore dopo dal ministero della Difesa israeliano è arrivata la conferma: “Abbiamo colpito – si legge in un comunicato – alcuni bersagli iraniani presenti a Damasco. Riteniamo il regime siriano responsabile delle azioni che hanno luogo in territorio siriano e lo avvertiamo di non permettere ulteriori attacchi contro Israele. Continueremo ad operare con fermezza e per tutto il tempo necessario contro il radicamento iraniano in Siria”.
Il dito è quindi puntato principalmente contro Teheran, alleata del presidente siriano Bashar Al Assad. Le forze iraniane hanno aiutato negli ultimi cinque anni il governo siriano a riprendere in mano il proprio territorio e, proprio per questo motivo, è consolidata la presenza di mezzi e uomini di Teheran in alcune basi militari siriane. Quelle che maggiormente preoccupano Israele sono posizionate nei dintorni di Damasco, in quanto le più vicine al territorio israeliano. Sarebbero partiti da qui i missili che hanno fatto risuonare le sirene di allarme nel Golan meridionale nella giornata di martedì, con la contraerea del sistema Iron Dome attivata per neutralizzare i razzi. Per questo i jet di Tel Aviv hanno bombardato l’area di Damasco: oltre all’aeroporto, sarebbe stata colpita anche la base di Mazzeh. Dal canto suo, il governo siriano ha confermato l’entità dell’attacco ma ha anche sostenuto che la propria contraerea avrebbe neutralizzato in parte l’offensiva israeliana, con alcuni missili intercettati prima di cadere al suolo. L’agenzia Sana ha anche parlato di vittime civili, almeno due nella periferia di Damasco. A causa dei bombardamenti sarebbero morti anche 11 militari, di cui sette stranieri: a riferire questa notizia è stato l’Osservatorio siriano per i diritti umani, il quale non ha specificato però se i sette non siriani erano di nazionalità iraniana.
La reazione della Russia
Da Mosca non si è fatta attendere una dichiarazione ufficiale da parte di un membro del governo. A parlare è stato, come riferito da AgenziaNova, il viceministro degli Esteri Mikhail Bogdanov: “I recenti raid aerei di Israele sulla Siria sono una violazione delle leggi internazionali e rischiano di rafforzare ulteriormente le tensioni – ha affermato il rappresentante del governo russo, che ha poi aggiunto – La conduzione di raid aerei sul territorio di un Paese sovrano è una aperta violazione delle leggi internazionali che rischia di rafforzare ulteriormente la stabilità nel Paese”.
La Russia, alleata principale di Assad ma in buoni rapporti anche con Israele, ufficialmente non ha mai approvato anche in passato i raid israeliani condotti in Siria. Tuttavia, la preoccupazione del Cremlino è sempre stata quella di evitare ulteriori escalation provando a mediare tra le parti.
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