Andrii Cherniak, ufficiale del Direttorato Principale di Intelligence (GUR) dell’Ucraina, ha riferito mercoledì 5 agosto a Reuters che la Corea del Nord sta schierando un’unità missilistica nell’oblast di Voronezh, confinante con l’Ucraina, per rinforzare le capacità russe di attacco con vettori a corto raggio. Secondo quanto riferito, l’unità nordcoreana sarebbe composta da sei veicoli di lancio, 120 missili del tipo KN-23/KN-24 e 90 militari. Il reparto, fornito da Pyongyang, verrebbe integrato nella 112esima Brigata Missilistica dell’esercito russo che utilizza gli SRBM (Short Range Ballistic Missile) del sistema Iskander-M e normalmente basata a Shuya, nell’oblast di Ivanovo, alle dipendenze della Prima Armata Corazzata delle Guardie, nel Distretto Militare Occidentale.
La Corea del Nord, secondo l’intelligence ucraina, ha già inviato in Russia un primo lotto di 40 missili KN-23 e KN-24 e relativo personale, ma la configurazione del dispiegamento e il numero totale di missili saranno definiti nei colloqui di alto livello del mese prossimo. Il dispiegamento descritto da Cherniak sembra coincidere con il lancio, da parte della Russia, dei primi due missili nordcoreani avvenuto la scorsa settimana, il primo dallo scorso agosto.
La Corea del Nord, dall’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte della Russia, ha fornito a Mosca non solo missili, ma anche supporto militare, comprese truppe che sono state impiegate, e ancora vengono impiegate, lungo la linea del fronte nordorientale. Una fonte a conoscenza della questione ha dichiarato a Reuters che gli Stati Uniti sono a conoscenza del dispiegamento di missili nordcoreani, ma si è rifiutata di fornire ulteriori dettagli.
L’arrivo in Russia del reparto missilistico nordcoreano cade nel momento peggiore per l’Ucraina. Kiev ha dichiarato che la Russia sta lanciando importanti attacchi notturni combinando droni e missili balistici, e i dati preliminari riferiti dalla difesa aerea ucraina sull’attacco della notte del 5 agosto riferiscono che sono stati abbattuti 98 dei 115 droni lanciati, ma nemmeno un singolo missile balistico. Oltre all’intrinseca difficoltà di intercettare queste minacce, la statistica molto probabilmente è dovuta all’esaurimento delle scorte di missili intercettori Patriot, forniti dagli Stati Uniti. Una penuria confermata ancora una volta dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky, quando ha affermato, a seguito del recente attacco, che “i sistemi di intercettazione di missili balistici avrebbero potuto salvare la vita di coloro che sono stati uccisi oggi”, aggiungendo che “è fondamentale che i nostri partner comprendano che i ritardi nella fornitura di tali sistemi, o la riluttanza a fornirli, portano direttamente a perdite umane e distruzioni così orribili”.
Durante il recente vertice NATO di Ankara, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva affermato in conferenza stampa insieme al suo omologo ucraino di aver dato il via libera per la produzione su licenza dei missili Patriot in Ucraina, ma data l’urgenza espressa da Kiev, questa soluzione ci era apparsa poco significativa in quanto l’avvio della produzione richiede tempistiche lunghe, pertanto l’emergenza non verrebbe risolta.
Il peso della guerra con l’Iran
La difficoltà di approvvigionamento di questo tipo di missili da difesa aerea all’Ucraina da parte degli Stati Uniti è dovuta al loro consumo durante la campagna contro l’Iran.
Durante la prima fase dell’Operazione Epic Fury, le forze statunitensi hanno lanciato numerosi missili da difesa aerea di tipo Patriot e THAAD (Terminal High Altitude Area Defense), e la ripresa delle operazioni di guerra nelle ultime settimane ha ulteriormente ridotto le scorte. Un rapporto del Center for Strategic and International Studies (CSIS) riferisce che le scorte stimate di missili Patriot nei depositi USA preguerra ammontavano a 2.330 esemplari, passati ora a un valore compreso tra 759 e 827 e fermandosi a 1.030 prima della ripresa dei bombardamenti. Il Pentagono a fronte di quest’emergenza a fine luglio ha assegnato a Lockheed Martin una modifica contrattuale non definitiva valevole sette anni per aumentare e accelerare la produzione dei Patriot PAC-3 Missile Segment Enhancement (MSE) che consentirà di accelerare la produzione dei missili da difesa aerea e di triplicare la propria capacità produttiva entro la fine del 2030, ma gli effetti non saranno immediatamente visibili. Attualmente negli arsenali statunitensi non esistono valide alternative ai missili Patriot quindi è probabile che Kiev si rivolga ai suoi partner europei per richiedere maggiori batterie di SAMP/T e relativi missili: vettori già utilizzati dalla difesa aerea ucraina con notevole successo.
Il SAMP/T (Sol-Air Moyenne-Portée/Terrestre) è un sistema missilistico terra-aria mobile sviluppato grazie alla collaborazione franco-italiana in un consorzio che comprende anche MBDA, il gigante europeo della missilistica. Il sistema è progettato per difendersi da diverse minacce aeree, tra cui velivoli, missili da crociera e missili balistici tattici. Esso utilizza i missili Aster, in particolare Aster 15 e Aster 30, e può ingaggiare bersagli aerei in un raggio fino a 120 km e intercettare minacce balistiche oltre i 600 se supportato da sistemi di puntamento e tracciamento esterni. Il SAMP/T NG (Next Generation) aumenta la gittata a 150 km e la portata di ingaggio balistico è stata migliorata; inoltre ha un software e un radar AESA avanzato capace di ingaggiare sino a 1000 bersagli contemporaneamente. A marzo 2026 è stato rivelato che la versione NG sarebbe stata dispiegata in Ucraina dalla Francia per testarne le capacità in combattimento. Sebbene non si conosca l’esito del comportamento del SAMP/T NG in Ucraina, sappiamo che Kiev a luglio ne ha ordinato quattro batterie e che la Francia si è detta disposta a cedere due SAMP/T (prima versione) data l’emergenza missilistica ucraina.
MBDA prevede di raddoppiare la produzione dei suoi missili di difesa aerea Aster a causa dell’aumento della domanda, in particolare in risposta ai conflitti in Ucraina e in Medio Oriente, con un investimento significativo che porterà una produzione aumentata del 40% quest’anno. Da quanto riferito, il ciclo di produzione dei missili è stato ridotto a 30 mesi dai 42 originari e il rateo di produzione è quintuplicato rispetto all’inizio del 2025.