Alcuni bagliori hanno illuminato il cielo della notte irachena in due strategiche località: un’esplosione è stata infatti segnalata ad Erbil, capoluogo della regione autonoma curda, un’altra invece ha riguardato la base militare di Bashiqa, non lontana da Mosul. In entrambi i casi si è trattato di razzi oppure di ordigni sparati molto probabilmente, almeno per quanto riguarda l’episodio di Erbil, da un drone. Le deflagrazioni hanno ancora una volta evidenziato una precaria situazione di sicurezza in Iraq, nel cui territorio sono presenti diverse forze internazionali. E infatti sia nel Kurdistan che a Mosul, ad essere presi di mira sono stati obiettivi statunitensi e turchi.
Quando è avvenuto l’attacco nel cuore della notte
Non è certo la prima volta che nel Paese arabo si verificano episodi del genere. A febbraio la base militare statunitense situata non lontana dall’aeroporto di Erbil è stata raggiunta da diversi razzi. Il 3 marzo, alla vigilia della visita di Papa Francesco, nella provincia di Al Anbar un’altra base che ospita soldati Usa è stata colpita da alcuni missili scagliati sempre dal territorio iracheno. Pochi giorni prima erano stati invece dei raid ordinati da Washington a prendere di mira obiettivi delle milizie filo sciite. Screzi che rappresentano l’onda lunga delle tensioni originate dal raid del 3 gennaio 2020, con il quale le forze statunitensi hanno ucciso a Baghdad il generale iraniano Qassem Soleimani, l’architetto della politica estera di Teheran nella regione. Da allora puntualmente vengono registrati lanci di razzi verso basi Usa e risposte americane nei confronti delle milizie sciite, prime sospettate delle azioni contro obiettivi di Washington in Iraq.
La particolarità degli episodi della tarda serata di mercoledì è la vicinanza dei raid. Poco prima della mezzanotte si è verificata l’esplosione ad Erbil, poco dopo invece è stato registrato l’attacco contro la base di Bashiqa. In quest’ultimo caso ad essere presi di mira sono stati obiettivi turchi. Ankara ha infatti, in funzione anti curda, diversi soldati nel nord del Paese. Un militare turco, stando a fonti locali, sarebbe rimasto ucciso, altri invece sono stati feriti. Nessuna vittima invece tra gli americani ad Erbil. Ma nel capoluogo curdo la tensione è stata molto alta: chiuse le strade verso l’aeroporto, chiuso per alcune ore lo stesso scalo aereo, tra i principali in Iraq e il più importante per la regione autonoma. La situazione è tornata alla normalità, ma si temono altre azioni del genere.
Ignoti i mandanti
I principali indiziati per gli attacchi della notte sono ancora una volta le milizie sciite. Tuttavia non sono arrivate né conferme ufficiali e né tanto meno rivendicazioni. L’unico elemento certo è che due basi sono state prese di mira, scatenando apprensione all’interno dell’Iraq. Così come riportato dalla tv Rudaw, il primo ministro della regione autonoma del Kurdistan, Masrour Barzani, subito dopo gli attacchi ha avuto un colloquio telefonico con il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, in cui è stata espressa condanna per azioni definite “terroristiche” a danni degli obiettivi di Ankara. Lo stesso Barzani su Twitter ha condannato il lancio di razzi verso le basi di Erbil e di Bashiqa: “Questi ultimi attacchi – ha dichiarato in una nota – non sono altro che un evidente tentativo di minare la nostra sicurezza interna e la nostra cooperazione con la coalizione internazionale”.
I condemn in the strongest terms tonight’s terror attacks on Erbil International Airport and Turkish military base in Bashiqa, and I condemn the terror group behind them.
— Masrour Barzani (@masrourbarzani) April 14, 2021
La preoccupazione principale risiede nel fatto che l’Iraq oramai da anni è il terreno di scontro principale tra i vari attori operanti nella regione. La presenza delle truppe della coalizione internazionale, così come delle milizie sciite legate all’Iran, hanno reso Baghdad il perno delle tensioni in medio oriente. E dunque episodi come quelli delle scorse ore sono sempre più frequenti. Il tutto a discapito, in primis, della sicurezza degli iracheni e, in secondo luogo, della stabilità regionale.