Gli Stati Uniti tornano a spingere la leva Taiwan per lanciare un segnale in codice alla Cina e far capire a Pechino che Washington non intende ritirarsi dalla contesa che ruota attorno al Mar Cinese. Nelle scorse settimane il governo taiwanese aveva annunciato la vendita di oltre 2,2 miliardi di dollari in armi da parte degli Stati Uniti, a conferma del sostegno americano a Taipei di fronte alle crescenti minacce cinesi. Ora è pronta una nuova commessa all’indirizzo di Taiwan, questa volta dal valore di 8 miliardi di dollari.

Nuove armi per Taiwan

Donald Trump è pronto a recapitare a Taiwan 66 caccia F-16 costruiti negli Stati Uniti. La mossa del governo americano non è certo passato inosservata dalle parti di Pechino, con il Dragone che si è detto pronto a rispondere a quello che considera una violazione della sovranità nazionale oltre che un’interferenza interna agli affari cinesi. Per la Cina, infatti, Taiwan non è uno Stato indipendente ma una provincia ribelle da addomesticare e inglobare alla madrepatria. Gli Stati Uniti hanno più volte utilizzato l’”isola ribelle” in chiave anti cinese, sostenendola e fornendole supporto. Washington ha più volte rifornito Taipei di armamenti, anche se fin qui non aveva mai realizzato una commessa così ingente; basandosi sul Taiwan Relation Acts approvato dal Congresso americano nel 1979, la Casa Bianca è convinta di agire seguendo la legge.

Non si tratta della prima commessa

Una volta tanto la mossa di Trump è sostenuta sia dai repubblicani che dai democratici, a conferma di come l’intera politica americana consideri la Cina una minaccia da non sottovalutare e da fermare con ogni mezzo. Dovesse concretizzarsi, quella da 8 miliardi sarebbe la quarta commessa consegnata a Taiwan dall’amministrazione trumpiana: le prime due avevano un valore di 2 miliardi ciascuna, la terza ammontava a 2,2 e comprendeva 108 carri armati M1A2 Abrams. Anche i predecessori di Trump avevano più volte rifornito Taipei: Obama, ad esempio, approvò commesse per un totale di 14 miliardi di dollari, George W. Bush arrivò a 15. Adesso è pronta una nuova vendita che potrebbe alterare ulteriormente i rapporti, già tesissimi, tra Stati Uniti e Cina. Il ministero degli Esteri cinese ha subito risposto alla Casa Bianca: “Aspettatevi delle opportune contromisure. Sarete ritenuti responsabili”.

Un’occasione imperdibile

La situazione adesso è la seguente. Trump ha confermato di aver approvato la vendita degli F-16 a Taiwan ma, affinché la misura si concretizzi, serve l’ulteriore approvazione del Congresso, che tuttavia non dovrebbe porre veti di alcun tipo. The Donald ha assicurato che i taiwanesi useranno i jet “in modo responsabile” e che, in ogni caso, era impossibile non accettare una commessa da 8 miliardi: “Sono un sacco di soldi. Molti posti di lavoro che contribuiranno a sostenere l’occupazione negli Stati Uniti”. Dal canto suo Taiwan si gode il momento di gloria: “Le armi rafforzeranno enormemente le nostre capacità di difesa anti-aerea. Continueremo a salvaguardare la pace e la stabilità nello Stretto di Taiwan e nella regione, mantenendo democrazia e libertà a Taiwan”. Resta da capire come potrà reagire la Cina: se solo a parole o con atti concreti.

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