Dopo neanche due mesi dalla terribile esplosione che ha devastato il porto di Beirut – e sulla quale non è ancora stata fatta completa chiarezza -, fonti locali hanno diffuso la notizia di un’altra forte esplosione nel sud del Libano. Precisamente nella zona di Ain Qana, regione di Nabatieh, una roccaforte di Hezbollah. Per alcuni potrebbe trattarsi di un deposito di armi controllato dal “partito di dio”. È già stata confermata la presenza di vittime da una parte dei media. Notizia cui si è aggiunta, pochi minuti dopo, quella dell’incendio che ha interessato il porto di Tripoli, seconda città del Paese dei cedri. Secondo il portale Naharnet, il rogo – subito domato in base a quanto detto dal direttore del porto Ahmed Tamer – si sarebbe sviluppato in una struttura usata come luogo per la manutenzione delle barche. Un incendio che ha preoccupato sia per le tempistiche che per il ricordo di quello da cui è scaturita la devastante esplosione del 4 agosto a Beirut.

Mentre la popolazione libanese cerca di rialzarsi dalla terribile esplosione che ha mostrato le letali conseguenze dello stoccaggio clandestino di oltre 2.700 tonnellate di nitrato di ammonio – che ha provocato 192 morti e 6.500 feriti – una seconda, nuova, esplosione, scuote il paese e mostra come il Libano sia una terra inquieta e piena di “arsenali” segreti. Quello che secondo fonti del giornale An Nahar era un “edificio” di Hezbollah nell’area che fa capo al villaggio di Ain Qana, è saltato in aria questo pomeriggio, segnando il cielo con una densa colonna di fumo nero che continua ad alimentare una nuvola che può essere notata anche a dieci di chilometri di distanza. Distanza dalla quale è stata chiaramente udita l’esplosione.

Stando all’emittente libanese Al Jadeed, l’esplosione avrebbe provocato danni a un edificio che è stato immediatamente circondato da un cordone di sicurezza di uomini di Hezbollah. Mentre Haaretz, giornale israeliano, riferisce già di un “deposito di armi appartenente al gruppo libanese Hezbollah” – partito sostenuto dall’Iran che vi avrebbe stoccato armi come munizioni e mine risalenti alla guerra combattuta nel 2006 da Libano e Israele. Secondo le fonti consultate dagli israeliani le cause sarebbero da ricondurre ad un “errore tecnico”. Lo avrebbero confermato anche fonti interne all’intelligence. Fonti che sicuramente non sarebbero all’oscuro della presenza di un rifugio di Hezbollah nella zona, e dell’abitazione di un esponente del movimento sciita libanese Hezbollah – informazione riportata dal quotidiano panarabo Asharq al Awsat. Una versione completamente discorde però da altre fonti locali: che avrebbero ridotto il tutto all’esplosione di un deposito di carburante che serviva una stazione di servizio nel Libano meridionale.

Sebbene le cause restino sconosciute, la maggior parte dei media considera l’errore tecnico quale motivo dell’esplosione. Sarebbe quindi da escludere lo zampino del famigerato Mossad che spesso ha condotto operazioni di sabotaggio per eliminare obiettivi sensibili mentre sono nascosti nei loro rifugi insospettabili. Operazioni “chirurgiche”, che nulla avrebbero a che fare dunque con l’incidente di Beirut, e limitano al massimo il rischio di vittime collaterali per colpire con precisione obiettivi militari come potrebbe essere questo. Sospetti che comunque vengono già rimbalzati in alcune emittenti libanesi, dal momento che, come riportano i media, l’agenzia di stampa statale del Libano ha affermato che l’esplosione di Ain Qana sarebbe avvenuta “in concomitanza con l’intensa presenza di aerei israeliani nella zona”.