Non solo Ucraina: si guarda con apprensione anche al Baltico

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La crisi in Europa tra Russia e Occidente non riguarda solo l’Ucraina, ma lentamente e sempre più decisamente sta interessando anche il settore nord dell’est europeo, nella fattispecie il Baltico.

La Nato mantiene in alcuni sui Paesi membri più orientali (Polonia, Estonia, Lettonia e Lituania) un dispositivo militare atto a garantirne la sicurezza: il grosso delle forze è rappresentato dal contingente statunitense in Polonia, dove sino al 2020 erano stanziati circa 4500 soldati (aumentati di mille unità nel 2019), coinvolti negli sforzi di difesa missilistica di Atlantic Resolve e dell’Alleanza e assegnati a uno dei quattro Nato Enhanced Forward Presence Battle Groups.

Dal 2014, in particolare, la Nato ha implementato le sue misure di garanzia in Europa Orientale con l’obiettivo di rassicurare gli alleati grazie alla nascita della “Iniziativa Europea di Deterrenza” (European Deterrence Initiative – Edi), originariamente chiamata European Reassurance Initiative. Si tratta di un meccanismo per supportare attività nell’ambito della già citata operazione Atlantic Resolve che vede coinvolti circa 6mila militari statunitensi distribuiti in alcuni Paesi chiave con una turnazione di nove mesi.



Sul fronte opposto, la Russia, recentemente, ha cominciato a spostare uomini e mezzi verso il suo Distretto Militare Occidentale, ammassandoli nella zona di confine coi Paesi Nato. In particolare si segnala l’ingresso di colonne militari russe in Bielorussia che dovrebbero prendere parte all’esercitazione congiunta “Allied Resolve 2022” che dovrebbe tenersi entro la prima metà di febbraio. Singolarmente una di queste colonne, formata da sistemi mobili lanciarazzi campali (o Mlrs – Multiple Launch Rocket System) BM-27 Uragan, è stata vista passare per la città bielorussa di Gomel, a sud del Paese e a poca distanza dall’Ucraina.

L’esercitazione è stata programmata in quanto il governo bielorusso è preoccupato per il dispiegamento delle forze Nato ai suoi confini: secondo il vice capo di Stato maggiore delle forze armate di Minsk ci sarebbero “più di 20mila soldati” dispiegati in Polonia, di cui “15mila rappresentanti delle forze di terra. Più di 12mila militari sono stati dispiegati negli Stati baltici”. L’esercitazione dovrebbe quindi mettere in scena un piano d’azione contro lo schieramento Nato a ovest (i Paesi Baltici e Polonia) ma si apprende anche verso sud (Ucraina).

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Il “fronte”, però, non è solo terrestre o aereo, rappresentato qui dai continui voli di ricognizione della Nato e dalla missione di Air Policing (ovvero di difesa aerea) che si tiene nei Paesi Baltici. Anche sui freddi mari nordici il confronto si fa caldo. Ha destato particolare preoccupazione, infatti, l’uscita in mare di tre unità da assalto anfibio russe della classe Ropucha che si sono dirette verso il Mare del Nord attraversando gli stretti tra Danimarca e Svezia.

In particolare è proprio Stoccolma a guardare con particolare apprensione i movimenti del naviglio militare russo. La motivazione risale ad anni addietro, e senza scomodare la diffidenza che intercorre tra russi e svedesi per questioni legate alla storia, va ricercata proprio nello stesso motivo per il quale l’Europa Orientale si sente intimidita dalla presenza militare russa ai propri confini: il colpo di mano in Crimea del 2014.

Il “risveglio” dell’orso russo non preoccupa solo i membri della Nato quindi. La Svezia a tal proposito ha da tempo rimodulato la stessa natura delle sue forze armate reintroducendo la leva obbligatoria (se pur selezionata): dal 2018 è stata ristabilita la coscrizione che seleziona 4mila effettivi tra 19mila chiamati alle armi. Non è però l’unica precauzione che ha preso Stoccolma: oltre a considerare con sempre più serietà il possibile ingresso nell’Alleanza Atlantica e a piazzare ordini per sistemi missilistici antiaerei made in Usa come i Patriot Pac-3, la Svezia sta palesemente mobilitando le sue forze armate in difesa di un’isola piazzata al centro del Mar Baltico: Gotland.



L’isola era stata completamente “smilitarizzata” nel 2005 con il ritiro delle forze navali, di terra e aeree che sino ad allora vi stazionavano in quanto considerata strategica dalla Svezia ma non solo: la sua particolare posizione geografica ne fa un obiettivo particolarmente ambito per chi volesse controllare la navigazione nel Mar Baltico e quindi gli accessi al Golfo di Finlandia ed al Golfo di Botnia, quest’ultimo “sorvegliato” anche dall’isola finlandese di Aland.

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