Il governo spagnolo di Pedro Sanchez ha negato i permessi di attracco a due navi salpate negli scorsi giorni dagli Stati Uniti perché trasportavano armi dirette a Israele. Parliamo di due mercantili, “Maersk Denver” e “Maersk Seletar”, partiti rispettivamente il 31 ottobre e il 4 novembre da New York e che avrebbero dovuto attraccare ad Algeciras rispettivamente l’8 e il 14 novembre.
A denunciare l’eventualità il deputato del Partito Comunista di Spagna (Pce) Enrique Santiago, eletto con la coalizione di sinistra Sumar che sostiene il terzo esecutivo di Pedro Sanchez. Secondo Santiago, l’attracco delle navi nel porto sullo Stretto di Gibilterra avrebbe potuto causare una violazione del diritto penale spagnolo.
Il Ministero degli Esteri spagnolo ha confermato a El Pais che le navi non sarebbero attraccate, senza però spiegare il motivo della scelta che, evidentemente, si inserisce nel quadro della volontà di Madrid di mettere pressione all’esecutivo di Benjamin Netanyahu.
Del resto, le navi di proprietà del gruppo danese Maersk non sono i primi vascelli bloccati da Madrid con l’obiettivo di fermare il massacro di Gaza che, contando i morti dovuti ai bombardamenti israeliani e quelli causati da malattie, fame e altre conseguenze del conflitto, ha portato alla morte del 5% della popolazione della Striscia, uccidendo almeno 118mila persone. A maggio, infatti, un’altra nave sospettata di portare armamenti allo Stato Ebraico vide l’attracco al porto mediterraneo di Cartagena negato dalle autorità di Madrid.
Passo dopo passo, la Spagna fissa nuove linee rosse a Israele e si pone come avanguardia del contenimento al sostegno occidentale allo Stato Ebraico. Nei mesi scorsi il premier Pedro Sanchez è stato all’avanguardia nell’estendere i riconoscimenti europei alla Palestina assieme ai leader di Irlanda, Norvegia e Slovenia. E la posizione di Madrid è per il cessate il fuoco immediato. La Spagna non vuole, in alcun modo, veder proseguire i massacri di Gaza ed estende all’uso dei suoi porti il rifiuto di ogni collaborazione. Bisognerà ora vedere se l’esempio sarà seguito anche da altri Stati europei, ampliando gli ostacoli per forniture d’armi che Paesi come Regno Unito e Francia hanno già profondamente ridimensionato di fronte all’escalation a Gaza.

