La geopolitica della corsa allo spazio
LEGGI IL MAGAZINE IN INGLESE

“Non cederemo il sud del Paese a nessuno, riprenderemo tutto quello che è nostro, il mare sarà ucraino e sicuro”. Volodymyr Zelensky, rientrato dopo un breve viaggio proprio dal quadrante meridionale dell’Ucraina, ha lanciato un chiaro messaggio ai suoi connazionali ma anche, anzi soprattutto, alla Russia. Il presidente ucraino ha infatti effettuato una visita a sorpresa a Mykolaiv e Odessa, due centri strategici sul mar Nero, durante il quale ha incoraggiato le truppe locali.

La mossa di Zelensky acquista un senso se associata all’ultima proposta messa sul tavolo da David Arakhamia, capo della delegazione ucraina. “Possiamo tornare ai negoziati entro la fine di agosto. Fino ad allora non vogliamo condividere i nostri piani con i russi su fonti aperte, ma immagino che condurremo un’operazione di controffensiva in alcune zone”, ha dichiarato Arakhamia all’emittente americana Voice of America.

La sensazione, dunque, è che Kiev voglia non solo difendere i suoi territori meridionali da un’eventuale avanzata russa – che potrebbe concretizzarsi una volta terminata la battaglia nel Donbass – ma anche recuperarne alcuni, lanciando una o più controffensive. A quel punto, ripreso il controllo, più o meno totale, del quadrante meridionale, l’Ucraina sarebbe pronta a negoziare.



L’obiettivo di Zelensky

È molto difficile prevedere quali saranno le prossime mosse dell’Ucraina. I due indizi sopra riportati lasciano intendere una reazione di Kiev, forse alimentata dall’arrivo di nuove armi pesanti provenienti dal blocco occidentale, l’ipotetica conquista di spazio perduto e, infine, intense trattative indirizzate, quanto meno, a congelare la guerra.

Sembra quasi che l’Ucraina abbia stilato una road map: prima la rivincita, poi i negoziati. Nel caso in cui tutto dovesse procedere per il meglio, le due delegazioni potrebbero tornare a sedersi attorno ad un tavolo alla fine di agosto, forse a settembre. Questo, ovviamente, nelle previsioni ucraine. Bisognerà però capire come reagiranno prima i russi.

Le forze del Cremlino, come ha sottolineato anche il think tank Institute for the Study of War, stanno ormai facendo i conti da settimane con un’intensa attività partigiana ucraina nei territori meridionali, a Kherson, e a nord della città di Kharkiv, nell’est del Paese. Mosca è ancora impegnata nel Donbass, nella presa di Lugansk e Donetsk, ma non è da escludere che, in un secondo momento, il Cremlino voglia e possa spingersi verso Odessa, attraversando l’intera fascia costiera.

La road map di Kiev

Qualsiasi mossa di Kiev prescinde inevitabilmente da ulteriori rifornimenti di armi pesanti, come lanciarazzi Himars. Il punto è che il governo ucraino ne chiede a decine e decine, mentre gli Stati Uniti e i loro partner, fino a questo momento, ne hanno inviati quattro (altri quattro sarebbero in dirittura d’arrivo).

Al netto della variabile degli armamenti – una variabile imprescindibile, visto che senza armi occidentali gli ucraini non potrebbero sferrare alcuna controffensiva – vale la pena tratteggiare la road map di Kiev. L’Ucraina si è detta disposta a riaprire i negoziati ma, par di capire, soltanto dopo aver riconquistato il più alto numero possibile di territori. Una volta che gli ucraini saranno soddisfatti, allora apriranno ai colloqui di pace.

Sul calendario, intanto, il limite temporale massimo entro il quale si esaurirà la strategia ucraina è cerchiato di rosso. Da qui a fine agosto, gli uomini di Zelensky cercheranno in tutti i modi di difendersi, contrattaccare, recuperare terreno. In modo tale di arrivare ai colloqui di pace, se non in una posizione di vantaggio, quanto meno in una di parità.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.