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Gli Stati Uniti stanno spingendo per una tregua negli scontri tra esercito turco e curdi nel nord della Siria. Nelle ultime ore Turchia e milizie curde dell’Ypg avrebbero raggiunto un accordo informale per una tregua da mettere in atto nelle prossime ore. L’operazione Scudo dell’Eufrate, con cui la settimana scorsa i carri armati turchi sono penetrati in territorio siriano, si è rivolta infatti contro i miliziani dell’Isis, come pure contro i curdi delle Unità di Protezione del Popolo, considerati da Ankara alleati del Pkk.Per approfondire: Dopo il golpe è iniziato il massacro dei curdi?Ad annunciare il raggiungimento di una “tregua di massima” tra Ankara e i curdi è stato, infatti, il comandante del Centcom, il Comando centrale statunitense che si occupa dell’area geografica che comprende il Medio Oriente, John Thomas. “Entrambe le parti coinvolte ci hanno assicurato che smetteranno di spararsi addosso e si concentreranno invece nella lotta ad Isis”, ha detto Thomas. La notizia del raggiungimento della tregua è stata confermata in un primo momento anche dalle milizie curde Ypg e dal Consiglio militare di Manbij, vicino alle Forze democratiche siriane, sostenute dagli Stati Uniti e composte per la maggior parte dai miliziani curdi impegnati nella lotta all’Isis nel nord della Siria.Washington, alleato tanto di Ankara, quanto dei curdi, auspica che la tregua si consolidi e che vada oltre un cessate il fuoco temporaneo. Ma alcuni gruppi ribelli dell’Esercito libero siriano, sostenuti dalla Turchia, hanno già fatto sapere che si tratta solamente di una pausa e che le operazioni riprenderanno al più presto. Intanto gli Stati Uniti, che ieri avevano dichiarato “inammissibili” gli scontri tra esercito turco e milizie curde, e che stanno cercando di mediare tra i due alleati, hanno annunciato che le milizie curde delle Forze democratiche siriane (Sdf), sostenute dalla coalizione internazionale anti-Isis, a guida Usa, si sono ritirate ad est del fiume Eufrate. Questa era infatti, secondo le dichiarazioni del ministro degli Esteri, Mevlut Cavusoglu, la condizione turca per interrompere gli attacchi contro i miliziani curdi.Per approfondire: Ankara prepara la battaglia in SiriaIntanto, le forze armate di Ankara, tra ieri e oggi hanno colpito 21 postazioni jihadiste nei dintorni di Jarablus e hanno fatto sapere che l’Esercito libero siriano ha finora liberato 10 villaggi, per un’area totale di 400 chilometri nel nord della Siria. Il fatto che l’intervento turco non sia solo mirato contro i jihadisti, ma anche contro le postazioni curde impegnati nella lotta all’Isis, però, “comporta dei rischi”, anche secondo il presidente francese, Francois Hollande. Il presidente francese martedì a Parigi ha messo in guardia, infatti, sul rischio di un’escalation del conflitto, provocata da “questi interventi multipli e contraddittori”. Hollande ha quindi chiesto che tra le parti venga raggiunto un cessate il fuoco al più presto.banner_occhi_articoloL’annuncio statunitense del raggiungimento di un’intesa per uno stop ai raid sui curdi è stato però smentito, in serata, proprio da fonti dello stesso esercito di Ankara, che ha fatto sapere che non è stato raggiunto alcun cessate il fuoco con le milizie curde. Il ministero degli Esteri turco ha quindi aggiunto, nella serata di martedì, che l’operazione Scudo dell’Eufrate, “proseguirà sino a quando tutte le minacce dei militanti per la sicurezza della Turchia saranno state rimosse”.