Un indovinello, avvolto in un mistero all’interno di un enigma. La celebre frase di Winston Churchill, un tempo riferita all’Unione Sovietica, potrebbe essere oggi adoperata per descrivere la vita di Freddie Scappaticci, in apparenza un uomo “senza qualità” con un passato da muratore, diventato la spia più importante di Londra infiltrata nel movimento dell’Esercito Repubblicano Irlandese (IRA).

Un destino così singolare non poteva che avere come sfondo l’inquieta isola d’Irlanda, un fronte caldo tormentato dai Troubles, i disordini, un eufemismo per non chiamare guerra civile strisciante tra repubblicani e unionisti il periodo di lotta senza quartiere cominciato a fine anni Sessanta e terminato formalmente nel 1998 con gli accordi del Venerdì Santo e che ha fatto oltre 3500 morti in 30 anni.

Figlio di immigrati italiani arrivati a Belfast negli anni Quaranta e cresciuto nella Little Italy di quella città, Scap, come veniva soprannominato, si avvicina al movimento repubblicano negli anni Settanta al tempo del suo incontro con Gerry Adams, leader storico dello Sinn Fèin, il braccio politico dell’IRA, in cui milita come volontario. La sua adesione alla causa di una nazione unita e liberata dalla presenza britannica lo porterà anche ad essere arrestato, senza processo, dagli inglesi, quando carcerazioni arbitrarie e di massa erano una prassi quotidiana. Da lì, la sua scalata ai vertici operativi dell’organizzazione militare è vertiginosa. Prima viene messo a capo della brigata di Belfast, poi per Scap arriva la nomina a numero due e poi quella a leader dell’unità di sicurezza interna.

L’IRA e lo squadrone della morte

È proprio al comando della Nutting Squad, lo squadrone della morte che aveva il compito di stanare gli informatori del Regno Unito attraverso la pratica di brutali torture, che Scappaticci si distingue per efferatezza e sadismo nell’interrogare i traditori, minacciando di scuoiarli vivi o promettendo loro la libertà dopo la confessione per poi ucciderli senza pietà alcuna. Eppure, c’è stato un momento in cui la vita di Fred sembrava poter prendere una piega ben diversa. Nel 1962, a 14 anni giocava nella squadra del Nottingham Forest ma dopo poche settimane la nostalgia di casa lo aveva attratto come una falena ad un lampione riportandolo in un’Irlanda del Nord dove le tensioni sociali e civili dei Troubles inghiottivano vite come un buco nero.

Il ruolo di spicco raggiunto da Scappaticci nella Nutting Squad rende ancora più incredibile la sua seconda vita da informatore dei servizi segreti inglesi dell’MI5, un’attività per la quale negli anni verrà definito come il “gioiello della corona” delle operazioni di intelligence e il “golden egg” all’interno dell’IRA. La sua attività da agente doppio, nome in codice Stakeknife (una storpiatura di Steak knife, coltello da carne), sarebbe cominciata nel 1978, per dinamiche mai del tutto chiarite, forse una punizione esemplare inflitta da un superiore e mai perdonata. La collaborazione di Scap con lo Stato britannico, secondo Ricky O’Rawe, autore di un libro di prossima uscita “Stakeknife’s Dirty War”, comportava che Londra venisse informata preventivamente di ogni esecuzione condotta dalla Nutting Squad. Si ritiene plausibile che siano state condotte anche esecuzioni di informatori proprio per non svelare l’operato di Scappaticci. La tesi sostenuta da Rawe, e non solo da lui, è che quindi non fosse l’IRA bensì Londra a guidare l’operato della squadra della morte, responsabile tra il 1979 e il 1994 di almeno 34 uccisioni, senza contare le persone scomparse. “Erano gli inglesi a decidere chi viveva e chi moriva” ha dichiarato Rawe.

La stampa britannica si è interrogata perché un uomo dal passato così sanguinario si sia spento serenamente proprio qualche settimana fa all’età di 77 anni senza essere mai stato condannato per i suoi crimini e dopo aver condotto una vita agiata, soggiornando anche alle isole Canarie come un anonimo vacanziere. La sua morte è giunta vent’anni dopo la scoperta del suo ruolo di doppio agente che lo aveva portato a ritirarsi in Inghilterra dividendosi tra Manchester, la contea del Cheshire e qualche passaggio a Londra.

Secondo Anthony McIntyre, un ex membro dell’IRA, l’organizzazione aveva scoperto il doppio gioco di Scap già diversi anni prima che il suo ruolo venisse alla luce nel 2003 e forse c’era un tacito accordo anche con loro. “Scappaticci era semplicemente too big to fail” ha dichiarato McIntyre al Guardian. L’IRA non l’avrebbe condannato a morte perché ben consapevole che ogni interazione che si aveva con lui veniva riportata a Londra e volevano evitare problemi con gli inglesi. Lo Sinn Fèin, il partito che oggi da una parte e dell’altra del confine irlandese cresce nei consensi, ha bollato come disinformazione e propaganda queste insinuazioni.

Le ultime indagini

Neanche l’Operazione Kenova, lanciata 6 anni fa e diretta dall’ex capo della polizia Jon Boutcher con lo scopo di indagare i legami tra Scappaticci ed Albione e consegnarlo alla giustizia, è riuscita nel suo intento. Ancora in corso, con costi che hanno già superato le 37 milioni di sterline, questa indagine ha prodotto 50mila pagine di dossier relativi a 17 vittime di omicidi e 12 rapimenti. E’ attesa nei prossimi mesi la pubblicazione di un rapporto. Anche il giornalista Greg Harkin, che nel 2003 ha collaborato con un ex agente dell’intelligence militare britannica, Ian Hurst, per risalire all’identità di Scap, era sicuro di un finale senza condanna.

Nel frattempo l’avvocato Kevin Winters, che rappresenta molte delle famiglie di uomini uccisi dalla Nutting Squad, rilancia la tesi che, considerato lo stretto livello di comunicazione tra Scappaticci e Londra, ogni morte esaminata dall’Operazione Kenova e, con tutta probabilità molte altre, avrebbe potuto essere evitata se le autorità inglesi lo avessero voluto.

Con la scomparsa di Stakeknife, Downing Street ha quindi un’occasione unica per celebrare davvero il venticinquesimo anniversario degli accordi del Venerdì Santo facendo luce su una storia che prima o poi archivi e documenti desecretati riveleranno comunque, tra ancor più imbarazzi, e per far sì che mai più un uomo che nei suoi sogni voleva solo forse tirare calci a un pallone possa continuare anche da morto a tirare calci alla verità con la complicità di una delle maggiori democrazie del mondo occidentale.