Le bandiere nere con la Shahada, la professione di fede islamica, e il sigillo di Maometto al centro, dipinte sui muri dai miliziani del Califfato islamico, spariranno dai villaggi della Piana di Ninive, assieme a tutte le altre frasi di odio tracciate dai fondamentalisti sui muri delle città della Piana, dopo l’invasione dell’estate del 2014.Un gruppo di volontari locali, compresi alcuni personaggi in vista del distretto di al-Hamdaniyyah-Baghdida, nella provincia di Mosul, ha lanciato, infatti, una campagna per ripulire i muri di tutte le città della Piana di Ninive. L’obiettivo è quello di rimuovere le scritte, i graffiti, le bandiere e qualsiasi altro simbolo lasciato in queste città dai miliziani dello Stato Islamico. Compresa la famosa lettera araba “nun”, che i jihadisti tracciavano in rosso sulle case dei cristiani, ad indicare quelle case, come le case dei “nazareni”, le cui immagini fecero il giro del mondo e divennero, ben presto, il simbolo per antonomasia della feroce persecuzione anti-cristiana da parte dei fondamentalisti islamici.Tra i volontari che hanno aderito all’iniziativa ci sono noti artisti, sportivi e accademici locali. Il direttore della campagna, lo scultore iracheno Thabet Mikhail, ha dichiarato al sito di informazione iracheno Ankawa, che lo scopo dell’iniziativa è quello di “rimuovere qualsiasi segno lasciato dai terroristi dell’Isis, come graffiti, slogan, simboli sugli edifici e sui muri”. Cancellare le tracce del passaggio dei terroristi dell’Isis, ha spiegato Mikhail è fondamentale per voltare pagina dopo aver vissuto l’orrore del Califfato. Simboli, bandiere e graffiti, ha detto, infatti, lo scultore iracheno promotore dell’iniziativa, “richiamano un periodo buio e di distruzione per gli abitanti del posto e sono per loro simbolo di terrorismo, estremismo e odio“.Oltre alla città di Baghdida, ad essere incluse nella campagna saranno anche Karamles, Bartella e Bashiqa. Villaggi, che per millenni hanno ospitato la presenza delle comunità cristiane e yazide irachene, e che, dopo l’invasione della Piana di Ninive, nell’estate del 2014, sono stati rasi al suolo dai miliziani delle bandiere nere che, qui, hanno profanato chiese, distrutto monumenti ed espropriato i beni della popolazione locale, in gran parte cristiana. Circa 130mila cristiani, nel 2014, furono costretti ad abbandonare i villaggi della piana. Ora, in molti, sperano di poter fare ritorno nelle città liberate dall’esercito iracheno e dai peshmerga curdi, alla fine dello scorso anno, nell’ambito dell’offensiva su Mosul, la roccaforte del Califfato in Iraq.E così, mentre nei campi profughi di Erbil, migliaia di rifugiati cristiani e yazidi, aspettano che i villaggi siano ricostruiti e messi in sicurezza per poter finalmente tornare nelle loro case, o in ciò che ne resta, chi a casa ci è già tornato si rimbocca le maniche per cancellare le tracce dell’odio e del fondamentalismo. Un primo, piccolo, passo, per voltare pagina e ricostruire la convivenza pacifica tra i diversi gruppi etnici e religiosi, che per millenni ha caratterizzato l’Iraq.

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