Ghassan Salamé, inviato Onu per la Libia, è fiducioso: è soltanto questione di ore, e verrà avviata la prima delle tre fasi previste dall’iniziativa per la de-escalation del conflitto libico. “Ho discusso con tutte le parti coinvolte, inclusi i Paesi che sostengono Khalifa Haftar, e la maggior parte di loro concorda sull’imposizione di una tregua durante la Eid Al-Adha”, ha dichiarato Salamé.

Il suo piano prevede tre momenti distinti: innanzitutto, una tregua umanitaria – durante la Eid Al-Adha, che inizierà domenica 11 agosto e si concluderà dopo quattro giorni -, poi una conferenza internazionale – alla quale dovrebbero partecipare tutti gli stakeholder stranieri – e  infine una nazionale, che secondo l’inviato Onu sarà molto diversa da quelle organizzate nel passato, in quanto basata sulle assicurazioni internazionali emerse dalla precedente conferenza.

Salamé mira così a rianimare il processo politico, che era stato interrotto all’inizio di aprile dall’avanzata su Tripoli del generale Khalifa Haftar – uomo forte del governo di Tobruk -. Al momento, tuttavia, sembrano mancare le condizioni di base affinché l’iniziativa per la de-escalation possa essere realizzata.

Le parti coinvolte nel conflitto sono tutt’altro che interessate a mettere fine ai combattimenti. Fayez al Sarraj – il premier libico sostenuto dalle Nazioni Unite – è riuscito a riprendere il controllo sulle aree conquistate da Haftar, passando da una strategia difensiva a una offensiva; mentre il generale della Cirenaica – la cui avanzata si è arenata – sta optando per nuove modalità di attacco, dimostrando di non avere alcuna intenzione di arrendersi.

Recentemente, proprio il portavoce dell’esercito di Haftar, Ahmed Al-Mismari, ha indirettamente respinto la richiesta di Salamé, dichiarando che le sue forze si fermeranno solo quando riusciranno a “realizzare il loro principale obiettivo, ovvero liberare la capitale da milizie e bande armate”. Uno slogan coerente con la campagna di Haftar, che, fin dal principio, ha assunto il ruolo di liberatore della Libia dalla minaccia estremista.

La strategia di Haftar

In difficoltà sul terreno, l’uomo forte del governo di Tobruk si è visto costretto ad aprire una nuova fase, che passa da una resa dei conti interna. Secondo il Libya Observer, il 30 luglio i sostenitori di Haftar avrebbero rapito Ramadan Albarasi, capo dell’Intelligence dell’esercito di liberazione nazionale e responsabile delle fallimentari operazioni di Gharian.

Dell’uomo si sarebbero perse le tracce dopo che si era rifiutato di presenziare a un interrogatorio sulla sconfitta delle forze del generale libico a Gharian. La cittadina della Tripolitania – importante centro strategico per Haftar e luogo dal quale era partita l’offensiva del generale verso Tripoli – è stata infatti riconquistata dalle forze di Al-Sarraj all’inizio di luglio, costringendo i soldati di Tobruk ad arretrare.

Haftar non può fermarsi a cambiamenti interni al suo schieramento. Con le prime linee bloccate, la battaglia per il controllo del Paese si è spostata nei cieli libici e si sono moltiplicati i raid aerei contro importanti asset nazionali. Dall’inizio di luglio, l’aeroporto di Mitiga è stato ripetutamente colpito e ciò ha causato la sospensione dei voli e la chiusura della struttura. L’ultimo episodio di questo genere si è verificato domenica scorsa, quando un aereo di linea libico – con a bordo 124 passeggeri – è riuscito per poco a sfuggire a un bombardamento sull’area.

Lo scorso lunedì, un raid aereo lanciato dalle forze di Haftar ha colpito un’assemblea pubblica, che si stava svolgendo in una zona residenziale del distretto di Qalaa, nella città di Murzuq, uccidendo 42 persone e ferendone più di 60. Murzuq, situata nella regione del Fezzan, era stata occupata dalle forze di Haftar all’inizio dell’anno; temporaneamente accantonata a favore dell’avanzata verso nord, la città sorge in un’area molto importante per Haftar, in quanto ricca di risorse naturali e di particolare interesse per i partner internazionali del generale.

Il ruolo della Turchia nel conflitto libico

Non solo azioni, ma anche propaganda. Haftar avrebbe lanciato una campagna mediatica contro il governo di Al Serraj, accusandolo di ospitare nella capitale libica l’Intelligence di Ankara. Secondo Khaled Al-Mahjoub, funzionario delle forze di Tobruk, un gruppo di esperti e consulenti turchi starebbe gestendo il conflitto al posto delle forze di Al-Sarraj.

Dietro la Turchia, secondo Haftar, ci sarebbe la Fratellanza musulmana. “Erdogan, parla della Libia dalla prospettiva della Fratellanza, non come capo di Stato di Ankara” – ha dichiarato Al-Mahjoub – “Ciò significa che continueranno combattere l’Esercito nazionale libico e il popolo della Libia, che rifiutano l’intromissione della Turchia nei loro affari interni”.

Ankara ha rafforzato il proprio sostegno nei confronti di Al-Sarraj in seguito all’avanzata di Haftar verso Tripoli, fornendogli armi, sulla base di un accordo di cooperazione militare stretto tra le due parti. Proprio grazie al sostegno di Ankara, il governo di Tripoli sarebbe riuscito a “ri-bilanciare” la lotta contro il rivale e ciò avrebbe aperto nel conflitto civile libico un nuovo fronte fra Haftar e la Turchia.

Nei giorni scorsi, le forze di Haftar hanno bombardato l’Accademia aeronautica di Misurata e la relativa base militare con lo scopo di colpire gli aerei cargo che dalla Turchia trasportavano armi e rifornimenti alle truppe di Al-Sarraj.

L’Italia è nel mirino di Haftar?

Quest’ultimo attacco ha preoccupato molto anche l’Italia, la cui base in Libia è situata proprio nei pressi dell’aeroporto di Misurata, sollevando il timore che anche Roma possa essere uno degli obiettivi delle forze di Haftar.

A smorzare la tensione è intervenuto il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, dichiarando, attraverso un post su Facebook, che i soldati italiani non sono “un target per nessuna delle due fazioni”. Nelle dichiarazioni di Trenta, tuttavia, non c’è nessun accenno a un episodio verificatosi pochi giorni fa e che vede coinvolta l’Aeronautica italiana.

Il 6 agosto, un aereo da trasporto C130J diretto a Misurata ha invertito la rotta a sud-est di Lampedusa, facendo ritorno alla base. Non sono ancora chiari i motivi per cui il velivolo italiano – che presumibilmente trasportava materiali destinati al contingente italiano di stanza a Misurata – abbia deciso di invertire la rotta.

Quello che è certo è che l’episodio si è verificato poco dopo l’attacco dell’Esercito nazionale libico che ha colpito un aereo da trasporto ucraino proveniente dalla Turchia, accusato di trasportare munizioni per le “milizie terroriste” della Tripolitania. In quest’ottica, il piano di stabilizzazione proposto da Salamé sarebbe una soluzione auspicabile anche per l’Italia.

Nei territori di Al-Sarraj, è disordine. È di oggi la notizia dell’assassinio di Walid Abdel Rahman Al-Tarhouni – direttore del dipartimento di controllo del Ministero della Giustizia del governo di Al-Sarraj –rapito da un gruppo sconosciuto, forte riconducibile ad Haftar. Un gesto che ha scatenato l’opposizione del dicastero; attraverso una nota, il Ministero ha fatto sapere che “non risparmierà alcuno sforzo per catturare gli autori dell’omicidio e consegnarli alla giustizia”.