La fuga di documenti riservati del governo Usa si arricchisce di un nuovo particolare. Secondo la Defense Intelligence Agency, la guerra in Ucraina non cesserà prima del 2024, ed è considerato “improbabile” un negoziato nel 2023 prendendo in considerazione tutti gli scenari possibili. Tra questi, quello che l’intelligence statunitense ritiene più verosimile consiste in un lungo stallo in cui nessuna delle parti riuscirà ad avere un risultato significativo in grado di cambiare il corso della guerra. Anzi, come spiega il Washington Post, l’intelligence Usa ritiene che anche qualora l’Ucraina riconquistasse quantità “significative” di territorio e infliggesse “perdite insostenibili alle forze russe” – scenario ritenuto improbabile Oltreoceano – non ci sarebbero possibilità di un negoziato.
Le verità dietro lo stallo
La rivelazione dagli Stati Uniti può dare adito a diverse interpretazioni. Ammesso che quanto contenuto in questi “leak” sia vero – e ciò non è dato saperlo con certezza visto il metodo con cui sono uscite queste notizie – ciò che appare chiaro è che al momento lo stallo è già una realtà confermando non solo le difficoltà russe nell’avanzata, ma anche quelle ucraine riguardo la controffensiva.
Vladimir Putin, nonostante il rafforzamento del fronte e l’invio di nuovi coscritti, non sembra in grado di sfondare le linee del Donbass, né di mettere in sicurezza altre aree considerate critiche, cioè l’area di Zaporizhzhia e a nord della Crimea. In questo momento, Mosca appare coinvolta in un conflitto senza via d’uscita, ma paradossalmente aiutata proprio dal tempo, dal momento che la strategia del logoramento è considerata da molti come l’unica in grado di fornire la vittoria ai russi, in attesa della riconferma di Putin nel 2024.
Volodymyr Zelensky, d’altro canto, ha già più volte annunciato l’inizio della riconquista nella tarda primavera, meteo permettendo, ma sembra dover fare i conti con almeno due grandi problemi: le perdite umane e l’assenza di un numero di mezzi in grado di respingere i russi. La conferma è arrivata anche dal fatto che i funzionari di Kiev hanno posticipato la ripresa dell’avanzata in estate, segno che l’Ucraina attende non solo uomini addestrati, ma anche munizioni e mezzi dall’Occidente che tardano ad arrivare o che non sono sufficienti.
Lo stallo della diplomazia occidentale
D’altro canto, l’assenza di una finestra negoziale conferma anche l’incapacità di tutte le potenze esterne al conflitto nel gestire un’eventuale tregua o i canali diplomatici utili allo scopo. E questo può essere un problema soprattutto in chiave occidentale, dal momento che i governi europei e quello americano devono fare i conti con gli effetti politici ed economici di una guerra in corso da ormai più di un anno.
Joe Biden non ha mai fatto mancare il proprio sostegno a Kiev, e lo ha confermato in queste ore anche il segretario di Stato Anthony Blinken al telefono con il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba. Ma il parlare di aiuto “per tutto il tempo necessario” contrasta con il grande nodo delle elezioni presidenziali del 2024, in cui Biden non può arrivare con una guerra in Europa – poco tollerata dai repubblicani – e con il problema irrisolto di Taiwan e la Cina. Allo stesso tempo, le cancellerie europee devono fare i conti con opinioni pubbliche in larga parte contrarie a un conflitto senza limiti con la Russia, e tra le frasi di Emmanuel Macron e le mosse di Viktor Orban, le crepe sul blocco unitario dell’Ue e degli Usa iniziano a farsi visibili dopo un anno di piena sintonia nel sostegno alla resistenza di Kiev.