Questo martedì in Israele è iniziato sotto le insegne delle notizie arrivate nel tardo pomeriggio di ieri. Tutti i principali quotidiani e tutte le varie trasmissioni mattutine più che di Gaza stanno parlando, come prevedibile, del voto espresso lunedì dal consiglio di sicurezza dell’Onu. Le Nazioni Unite, in particolare, hanno approvato una risoluzione per un immediato cessate il fuoco all’interno della Striscia. Il tutto grazie anche all’astensione degli Usa, i quali non hanno usato il proprio diritto di veto. L’eco di quanto stabilito nel Palazzo di Vetro è arrivato anche dritto a Gerusalemme.
Qui si è registrata la defezione dalla maggioranza a sostegno di Netanyahu da parte di Gideon Saar, leader di un partito centrista ed ex membro del Likud. Oggi i giornali israeliani mettono in correlazione la fuoriuscita di Saar dal governo con la mini crisi diplomatica aperta con gli Usa dopo il voto di ieri.
C’è poi un’altra questione molto importante, anch’essa molto rimarcata tra i media dello Stato ebraico e non solo: quella cioè riguardante l’Unrwa, l’agenzia dell’Onu impegnata a distribuire viveri ai rifugiati palestinesi. Israele due giorni fa ha annunciato lo stop alla consegna di cibo all’Unrwa, oggi in molti temono che questa scelta contribuirà a un ulteriore isolamento internazionale dello Stato ebraico.
Gli scricchiolii nella maggioranza di Netanyahu
Poche parole, ma significative, per annunciare quella che ad oggi è la più importante novità politica in Israele dallo scoppio della guerra con Hamas: “Non siamo venuti al governo per scaldare le poltrone“, si legge nel post su X con cui Gideon Saar ha annunciato l’addio al gabinetto di guerra di unità nazionale sorto all’indomani degli attacchi del 7 ottobre 2023.
Non si tratta certo di un annuncio banale. Saar, dopo aver militato a lungo nel Likud, ossia il partito di Netanyahu, nel 2020 ha fondato Nuova Speranza. Una formazione centrista da subito schierata contro l’attuale premier e con cui, alla vigilia del voto del 2022, lo stesso Saar ha dato vita alla coalizione denominata “Unità Nazionale” con Benny Gantz. Ossia con uno dei principali leader dell’opposizione, oggi indiziato come “premier ombra” dopo i suoi recenti viaggi a Washington.
L’8 ottobre scorso, Gantz e Saar hanno accolto la richiesta del premier Netanyahu per la formazione di un gabinetto di guerra di unità nazionale. Del resto, nonostante la nomina di moderato, Saar non ha certo lesinato parole al vetriolo sulla situazione nella Striscia: “Gaza – è una delle sue frasi pronunciate a inizio guerra – sarà un po’ più piccola dopo questa operazione”. Anche il suo partito ha quindi appoggiato, e continua a farlo, l’operazione militare contro Hamas.
Saar però ha lamentato un modus operandi di Netanyahu poco collegiale. Ma molti opinionisti israeliani hanno messo in correlazione la sua fuoriuscita dalla maggioranza con il voto di ieri all’Onu. Ponendo il suo partito all’opposizione, Saar potrebbe accelerare anche l’uscita dal gabinetto di guerra da parte dell’alleato Gantz. Ossia di colui che alla Casa Bianca, ad oggi, viene visto come interlocutore privilegiato al posto di Netanyahu.
La vicenda Unrwa
Nel frattempo, a tenere banco in queste ore è anche la vicenda legata all’Unrwa. Il governo di Netanyahu ha deciso la sospensione della consegna di cibo all’agenzia Onu accusata, da parte israeliana, di aver avuto dipendenti complici delle atrocità di Hamas del 7 ottobre. Una decisione bollata come “scandalosa” da parte del direttore dell’Unrwa, Philippe Lazzarini. Il rischio, sottolineato anche da una parte della stampa israeliana, è che la mancata consegna di cibo possa avere effetti drammatici soprattutto nel nord della Striscia. Qui infatti i pochi aiuti che arrivano dipendono esclusivamente dall’Unrwa e dalle forniture di cibo consegnate da Israele.
L’agenzia è nel mirino di Netanyahu da diversi mesi, da quando è stata avviata un’inchiesta sul presunto coinvolgimento di propri dipendenti alle stragi portate avanti da Hamas. Da allora, anche altri Paesi hanno sospeso i finanziamenti senza tuttavia far mancare la consegna dei viveri. Tra questi, spiccano anche Regno Unito, Australia, Canada, Finlandia, Germania, Paesi Bassi e Svizzera. L’Italia aveva sospeso i finanziamenti già subito dopo le stragi. Inoltre occorre aggiungere gli Stati Uniti, i quali da soli contribuiscono al 29% complessivo del bilancio dell’Unrwa.
Al momento, Canada e Svezia hanno ripreso le loro erogazioni a favore dell’agenzia, al pari peraltro dell’Unione Europea. Pochi giorni fa, anche l’Australia ha annunciato di aver nuovamente ripristinato i finanziamenti a favore dell’Unrwa.
Gli spettri di un isolamento internazionale
La decisione di Netanyahu sull’agenzia Onu potrebbe far ulteriormente saltare il banco a livello diplomatico. Con gli Usa non più strettamente al suo fianco, il premier israeliano potrebbe ritrovarsi con sempre meno alleati. Una situazione che, sotto il profilo politico e non solo, potrebbe peggiorare nel caso di via libera all’operazione militare su Rafah, lì dove si trovano almeno un milione di palestinesi sfollati dal resto della Striscia.

