In un’intervista a Sharon Gal sul canale israeliano 24, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha risposto a una domanda dal forte valore simbolico: come si sente a livello spirituale? Si sente in missione? Netanyahu risponde: Sì, una missione storica e spirituale. Ci sono state generazioni di ebrei che hanno sognato di ciò che stiamo facendo qui. (l’intervista per intero qui)
Secondo il Times of Israel e TRT Global, l’intervistatore ha regalato al PM israeliano un amuleto con la mappa della Terra Promessa, con un riferimento ai testi abramitici sul territorio consacrato al popolo israelita.
Netanyahu svela e conferma ciò che gli analisti e gli studiosi della Palestina e dell’Asia occidentale hanno provato a spiegare all’indomani del 7 ottobre 2023, quale sia il vero significato dei molteplici fronti di guerra aperti da Tel Aviv: non la “lotta al terrorismo” ma il sogno della Grande Israele. Un sogno che può avvenire solo attraverso un progetto coloniale con forti basi etniche, religiose e nazionalistiche.
Che cosa è la Grande Israele?
Dall’ebraico “Eretz Yisrael HaShlema”, secondo lo storico Ilan Pappe è un concetto che si è sviluppata nell’Israele post 1967, successivamente alla Guerra dei Sei Giorni. In meno di una settimana, la mappa d’Israele mutò: Tel Aviv riuscì nell’occupare i territori dell’attuale Cisgiordania, Striscia di Gaza, le alture siriane del Golan e la penisola egiziana del Sinai.
Dopo il primo abbandono da parte d’Israele dei territori occupati illegalmente, attraverso la risoluzione approvata dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU 242/1967, nella società israeliana si è insinuata l’idea per cui Israele, potenza militare superiori agli “instabili” Paesi arabi limitrofi, avesse la forza di occupare nuovi territori andando a reclamare i territori della Terra Promessa.
Nella Torah, o per i cristiani il Pentateuco ossia i primi 5 libri dell’Antico Testamento, con la definizione di Terra Promessa si intende il territorio che Yahweh/YHVH/Dio avrebbe concesso al popolo eletto discendente dei tre patriarchi, Abramo, Isacco e Giacobbe/Israele. All’interno della stessa Torah la definizione di questi territori non è precisa: secondo il concetto descritto nella Genesi la discendenza di Abramo si sarebbe dovuta sviluppare “dal fiume d’Egitto al gran fiume, il fiume Eufrate” (Genesi 15:18 – Nuova Riveduta 2020); prendendo invece ciò che c’è scritto nel libro dei Numeri al capitolo 34 dal primo verso al 15, i territori del popolo israelita sarebbero quelli dell’Israele contemporaneo insieme a quelli della Palestina, di parte della Giordania, del Libano e della Siria compresa la sua capitale Damasco.
Cosa ha comportato l’idea della Grande Israele
La legittimazione “torahica” e quindi teologico-escatologica dell’appartenenza del popolo israelita ai suoi territori è stata la base del sionismo, fin dai tempi di Theodor Herzl tra il XIX e il XX secolo. Secondo il Programma di Basilea, documentato adottato nel primo congresso Sionista del 1897 da parte dell’allora Organizzazione sionista mondiale:
“Il sionismo aspira alla creazione di una sede nazionale per il popolo ebraico in Palestina garantita dal diritto pubblico“.
La Nakba del 1948, la “catastrofe” conseguente alla formazione dello Stato d’Israele e alla prima guerra arabo-israeliana, e la cacciata di oltre 700.000 palestinesi dalla loro terra è stata la prima grande conseguenza della protoidea della “Grande Israele”. La successiva Naksa, l’occupazione dei territori palestinesi nel 1967 e l’istituzione di un complesso rapporto di apartheid e colonialismo d’insediamento da parte d’Israele nei luoghi palestinesi della West Bank e Gaza, è stata la seconda e la premessa fondamentale per la fusione tra assetto militare e religioso per continuare a credere al sogno della “Grande Israele”.
Oggi Israele quanti territori occupa?
L’occupazione israeliana attualmente è su “due piani”: quella nei confronti dei palestinesi e rispetto ai suoi vicini.
In una prospettiva regionale, Israele attualmente occupa i territori del Sud del Libano e le alture del Golan siriane. Rispetto a Beirut, come riporta Arab News, Israele continua ad essere presente in 5 siti: Jal al-Deir, Jabal Blat, Alma al-Shaab/Labbouneh, le alture di Hamames e la Markaba Houla route.
Rispetto alla Siria post Assad, già prima della nuova leadership a trazione HTS Israele occupava i territori della alture del Golan che sono una zona montuosa a Nord-Est dello Stato ebraico che affaccia sulla capitale Damasco. Come è stato confermato dal ministro per gli esteri Israel Katz: “Le IDF sono pronte a rimanere in Siria per un periodo di tempo illimitato. Manterremo la zona di sicurezza di Hermon e ci assicureremo che tutta la zona di sicurezza nella Siria meridionale sia smilitarizzata e libera da armi e minacce”.
Riguardo ai territori palestinesi occupati, l’occupazione di ciò che rimane della Palestina storica va avanti dal 1948 ad oggi e vi rimando ad un articolo sempre su InsideOver di fine maggio 2025 ancora attuale per comprendere le dinamiche dell’occupazione israeliana, illegali dal punto di vista di diritto internazionale (si può leggere qui).
L’attuale situazione in Gaza e in Cisgiordania è senza precedenti e i superstiti del genocidio in corso a Gaza e della pulizia etnica nella Cisgiordania, insieme agli esperti sul tema, parlano già di una nuova Nakba, una nuova cacciata di una popolazione autoctona per volontà di una potenza occupante.
A seguito dell’operazione “Carri di Gedeone”, i palestinesi sono stati posti all’ordine di spostarsi in maniera coercitiva da determinate zone della Striscia di Gaza per rifugiarsi in nuove zone interne all’enclave palestinese. Secondo Haaretz “Israele vuole costruire il campo di concentramento più morale del mondo”.
Oltre allo spostamento forzato dei palestinesi da una zona all’altra della Striscia di Gaza costituisce una “nuova Nakba” e un crimine di guerra e contro l’umanità, con la nuova amministrazione Trump ed il suo legame con Netanyahu l’idea di cacciare in parte o in toto la popolazione palestinese di Gaza in un’altra zona del “mondo arabo” è una realtà più viva che mai.
Come riporta Sky News insieme a NBC News, “Secondo i piani degli Stati Uniti, fino a un milione di palestinesi potrebbero essere “trasferiti permanentemente” nella Libia devastata dalla guerra civile”.
Sempre giovedì 7 agosto Il ministro dell’agricoltura israeliano Avi Dichter ha rivelato i contorni di un piano su larga scala per spostare all’estero i residenti palestinesi della Striscia di Gaza assediata e ha proposto la Libia come paese alternativo per ospitarli. Nell’intervista al canale 24, Netanyahu ha ammesso di star discutendo con vari paesi arabi limitrofi di questo tema.
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