diventa reporter con NOI ENTRA NELL'ACADEMY

I Challenger 2, carri armati schierati dall’Esercito di sua Maestà in tutti i teatri in cui il Regno Unito ha operato negli ultimi venti anni, sono destinati ad andare in pensione. Ecco cosa accade quando una delle maggiori potenze militari della storia deve farsi i conti in tasca per risparmiare milioni di sterline e stare al passo con le guerre del futuro.

Discendenti diretti del Challenger 1, questi carri armati d’attacco da 62 tonnellate, lunghi oltre otto metri, con quattro membri d’equipaggio e un pezzo da 120 mm capace di sparare un ampia gamma di munizioni – comprese quelle a uranio impoverito – sono stati introdotti nel 1991. Ampiamente impiegati durante la guerra in Iraq, dove si distinsero per le loro prestazioni, e inutili nel teatro dell’Afganistan, vennero ordinati in 386 esemplari tra il 1991 e il 1995, tagliati progressivamente a 227, per poi raggiungere un numero finale e operativo di 148 esemplari in servizio nel 2010 dopo il necessario programma di aggiornamento Life Extension Project (LEP).

Questo era quanto avevano rivelato fonti del British Army mesi fa. Ma adesso il destino dei mezzi corazzati, la moderna cavalleria della Regina, sembrerebbe essere molto diverso. Secondo quanto annunciato dal Daily Telegraph, alcune indiscrezioni riporterebbero il tank come un mezzo obsoleto, che andrebbe mandato “in pensione” per essere rimpiazzato da veicoli blindati più adeguati ai teatri di conflitto del futuro. Mezzo veloci, leggeri, ma soprattutto “multiuso”. Una vera e propria bordata che ha scatenato la reazione dell’opinione pubblica e di parte dei vertici militari, che hanno subito messo in guardia il ministero della Difesa avvertendo che rottamare il Challenger 2 sarebbe un errore. La prima contro bordata sarebbe arrivata niente di meno che da Lord Dannatt, generale dell’Esercito che ha comandato la famigerata 4th Armoured Brigade, i “Black Rats”, 3rd Mechanised Division , e ha ricoperto ruoli di rilievo durante le operazioni condotte in Iraq e in Afghanistan. “Ci sono persone che pensano potremmo fare a meno di una componente corazzata battaglia”, ma non è “così”.

Il commento a caldo è probabilmente diretto a chi siede ai piani alti nel Palazzo di Whitehall: qualcuno che alla fine dell’anno deve far quadrare i bilanci (40 miliardi di sterline l’anno per la difesa), già sotto pressione per il varo di due super portaerei nuove di pacca, la commessa per la costruzione di nuovi sottomarini che mantengano in auge la deterrenza nucleare, e nuovi aerei da combattimento come gli F-35 e i loro eredi di 6ª generazione già messi in cantiere.

“Nessun ministro della Difesa di Sua Maestà vorrebbe passare alla storia come il rottamatore del Challenger 2”, scrivono i tabloid britannici. “Eppure, è quasi inevitabile che prima o poi qualcuno debba farlo”, commenta Alan Tovi dalle pagine del Telegraph. Questo perché la guerra e le strategie impiegate in battaglia sono drasticamente cambiate, come le armi sempre più tecnologiche che vengono impiegate nei conflitti sempre più spesso ibridi e asimmetrici, che si consumano in campi di battaglia ben diversi da quelli dall’Iraq dell’operazione Desert Storm – dove le unità corazzate tagliavano le distese desertiche a caccia dei vecchi T-72 dell’esercito di Saddam. Oggi infatti di armi di nuova concezione capaci di distruggere un grande mezzo corazzato ce ne sono diverse, anche a buon mercato. E un solo elicottero armato di missili simili gli “Hellfire” americani potrebbe distruggere cinque o sei in una sortita fortunata.

Ovvio che l’industria britannica degli armamenti subirebbe un duro colpo, se non fosse in grado di evolversi alla stessa velocità delle minaccia in battaglia per offrire mezzi adatti alle richieste degli strateghi di Whitehall. Tra le opzioni sulla scrivania, dunque, quella di trovare un sostituto multiuso come il “Boxer”, un veicolo corazzato a otto ruote; quella di “aggiornare i sistemi e le caratteristiche del Challanger 2 per consentirne l’impiego fino al 2035″ – invalidando le voci di corridoio che vorrebbero saperlo rottamato a stretto giro. Oppure, altra opzione, quella di dare più ampio spazio al fratello minore del Challenger, il “Warrior”, che però è un mezzo corazzato per il trasporto della fanteria armato con un pezzo da 30mm, e, sebbene ci assomigli, non è un carro armato da combattimento. Nulla potrebbe infatti un mezzo simile di fronte a qualsiasi mezzo omologo del Challenger 2. Pensiamo a un carro armato russo T-90.

Ciò che sembra disturbare più di tutto generali, e non meno l’opinione pubblica inglese, sembra essere il fatto che la guerra vada sempre e comunque combattuta con i carri armati. Anche se ormai sono gli ultimi ad entrare in azione sul campo. Dopo i satelliti, i droni, i commandos, i sottomarini, gli aerei, le portaeromobili e le navi lanciamissili. Una realtà che si scontra contro un’altra realtà: la ferma convinzione che l’Esercito di sua maestà, per quanto il bilancio del Regno Unito possa essere messo alla prova, non possa e non debba rimanere senza carri armati. Come fosse una questione d’etichetta per cui diremmo, parafrasando il celebre motto, “la guerre obblige”.