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Guerra

“Nessun Paese lo tollererebbe”: la risposta di Israele a Teheran (e a Trump)

Israele ha colpito l'Iran sfidando apertamente le pressioni pubbliche di Trump, minandone la credibilità e aumentando il rischio di escalation.
Iran Usa Israele

Quando i caccia israeliani hanno colpito obiettivi militari nell’Iran occidentale e centrale, poche ore dopo il lancio di undici missili balistici da parte di Teheran, non hanno risposto soltanto a Teheran. Hanno risposto anche a Washington. Nonostante le forti pressioni pubbliche di Donald Trump affinché Benjamin Netanyahu evitasse una replica, Israele ha scelto di agire. Le parole dell’ambasciatore israeliano a Washington, Yechiel Leiter, sono state inequivocabili: «Nessun Paese che si rispetti tollererebbe un attacco del genere. E Israele non lo farà».

Nella giornata di ieri, nonostante il cessate il fuoco in vigore con il Libano, l’aviazione israeliana ha colpito obiettivi nella capitale libanese: l’Iran ha reagito lanciando missili balistici direttamente contro Israele. Ora il rischio che la guerra riprenda a pieno ritmo è concreto.

Ogni missile balistico iraniano, ha sottolineato, è in grado di radere al suolo un intero quartiere. L’attacco israeliano, condotto con missili balistici, ha preso di mira siti di lancio e infrastrutture militari. Secondo l’ambasciatore, evitando infrastrutture energetiche anche se, come riportato da Al Jazeera, un ufficiale della sicurezza nella provincia di Khuzestan sudoccidentale ha dichiarato all’agenzia di stampa Fars che forze israeliane hanno attaccato la Karun Petrochemical Company nella città di Mahshahr. L’ufficiale ha riferito che parte dell’impianto è stata danneggiata e che aggiornamenti sui danni e sulle eventuali vittime saranno annunciati in seguito.

L’appello ignorato di Trump

Nelle ore precedenti, in varie interviste, tra cui Axios e Financial Times, Trump aveva intensificato gli sforzi diplomatici, arrivando a dichiarare di essere lui «a dare le carte», non Netanyahu. Lo stesso copione si era già visto il 18 aprile scorso, quando Trump aveva chiesto a Netanyahu di non attaccare il Libano: il giorno dopo Israele ha agito comunque.

Esplosioni in Iran

L’Iran ha temporaneamente chiuso lo spazio aereo di Teheran e sono state segnalate esplosioni a Isfahan, Tabriz e nella capitale. I vigili del fuoco di Teheran hanno però precisato che nessuna area urbana è stata colpita, confermando la natura limitata dell’operazione israeliana. Il rischio di una nuova guerra su vasta scala rimane concreto, ma al momento entrambe le parti sembrano muoversi con relativa cautela, anche se il rischio di una nuova, pericolosa, escalation è dietro l’angolo.

Rimane, politicamente, la profonda umiliazione per il presidente Usa, Donald Trump. Come nota infatti Trita Parsi, vicepresidente del Quincy Institute: «Israele ha ora risposto militarmente all’Iran, sfidando apertamente i desideri espressi pubblicamente da Trump. I commentatori israeliani sono stati espliciti: Israele non poteva permettere all’Iran di stabilire una nuova equazione regionale, in cui Teheran riuscisse a estendere la deterrenza sul Libano. Ma sfidando Trump, Israele ha fatto di più che contestare la nuova equazione dell’Iran: ha anche minato la credibilità di Trump».

La palla, spiega, «torna ora nel campo sia di Teheran che di Trump.Se la sfida di Israele non comporta conseguenze, rafforzerà la convinzione a Teheran che Trump non possa o non voglia contenere Israele. Dal punto di vista iraniano, un accordo con Washington avrebbe poco valore se gli Stati Uniti non siano in grado — o non siano disposti — a frenare le azioni israeliane». Un Israele «senza vincoli aumenterebbe solo la probabilità di un nuovo conflitto e dei continui sforzi per trascinare nuovamente gli Stati Uniti in guerra». Trump, dal canto suo, nota infine Parasi, «sembra poco disposto a spendere il capitale politico necessario per mettere in riga Netanyahu — oltre a telefonate rabbiose e duri comunicati pubblici — a meno che non sappia di avere già un accordo con l’Iran».

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