Un dietrofront inaspettato quello dell’amministrazione Trump nei confronti dei Talebani che cercavano quello storico accordo che avrebbe finalmente portato – si sperava – la pace in Afghanistan.

I leader talebani si sono dichiarati “stupiti” dalla decisione presa dal presidente americano Donald Trump, che ha scelto di interrompere i negoziati durati quasi un anno, e che avrebbero portato – in linea con il programma iniziale promosso proprio da Trump – al progressivo ritiro della forza di occupazione statunitense che permangono sul suolo afgano. Il presidente americano ha  dichiarato letteralmente “morto” il processo di pace finalizzato a mettere fine al conflitto in corso da 18 anni in Afghanistan. Un processo che avrebbe riportato il paese “mai conquistato” nelle mani degli insorti talebani: che per parte loro avrebbero garantito agli Stati Uniti, e ai loro alleati, che l’Afghanistan non sarebbe mai stato terreno fertile per il terrorismo internazionale di matrice islamista.

A dichiarare questo inaspettato contrordine è stato il portavoce dei talebani, Suhail Shaheen, durante un’intervista rilasciata all’emittente Al Jazeera. Shaheen ha dichiarato: “Siamo rimasti stupiti, perché avevamo già concluso l’accordo di pace con il team dei negoziatori americani”. L’accordo era il frutto di ben nove round di negoziati che si sono tenuti a Doha per quasi un anno e avevano come obiettivo quello di apporre finalmente la parola “fine” ad un conflitto asimmetrico e sanguinoso, costano la vita centinaia di migliaia di uomini e donne tra soldati e civili e iniziato proprio dopo il tragico attacco terroristico delle Torri Gemelle. Secondo la parte talebana, la maggior parte delle divergenze tra i funzionari di Washington e i miliziani erano state appianate; un’informazione che aveva confermato lo stesso capo negoziatore statunitense, Zalmay Khalilzad, nei suoi ultimo report. Khalilzad aveva annunciato proprio nelle scorse settimane che il raggiungimento di un accordo era prossimo.

L’accordo avrebbe garantito il ritiro truppe Usa in completa “sicurezza” – riportando alla memoria la grande ritirata dell’Armata Rossa per le “vie sicure”. “Se firmeremo un accordo con loro, avremo l’obbligo di non attaccarli e di garantire un passaggio sicuro. Se si ritirano senza alcun accordo di pace firmato con noi, è a nostra discrezione e dipende dalla nostra volontà attaccarli o meno”, ha avvertito Shaheen, rimettendo al centro della questione la capacità mai smarrita dagli insorti di infliggere pesanti perdite alle truppe straniere che occupano tuttora parte dell’Afghanistan. In linea di principio dunque, l’accordo di pace era stato raggiunto, ma una divergenza “formale” potrebbe aver provocato la rottura tra i talebani e Washington: ossia la mancanza di un completo “cessate il fuoco” in tutto l’Afghanistan che i talebani non avevamo mai contemplato. Il portavoce degli insorti Shaheen ha infatti spiegato durante l’intervista che un cessate il fuoco all’interno dell’Afghanistan “non era mai stato un tema al centro dei negoziati”, e che era piuttosto una questione interna da deputare agli afghani.

I talebani – che hanno sempre sottolineato la loro volontà di sovvertire il governo fantoccio di Kabul presieduto da Ashraf Ghani – avevano annunciato di volere affrontare in un secondo momento dei colloqui con Kabul, ma solo ed esclusivamente dopo il ritiro delle truppe straniere. “A proposito degli altri afghani, siamo pronti a dialogare con loro. Se si raggiunge un cessate il fuoco, non li attaccheremo. Ma questo è un altro aspetto della questione afghana. Come prima cosa noi vogliamo la fine dell’occupazione dell’Afghanistan” ha dichiarato il portavoce degli insorti. Per lo stato attuale delle cose, questa opzione appare ormai obsoleta.

Riguardo alle condizioni di tregua che si erano stabilite con il contingente americano durante le trattative – colpito da sporadici attacchi di gruppi isolati – il portavoce ha dichiarato: “Li attaccheremo se questo sarà nel nostro interesse, nel nostro interesse nazionale, nel nostro interesse islamico. Se vedremo che sarà nel nostro interesse non attaccarli, non lo faremo”. Al termine dell’intervista il portavoce dei talebani ha rimesso ogni responsabilità di ulteriori perdite nelle mani di Washington: “Se gli americani non ci vogliono attaccare e si vogliono ritirare, e firmano l’accordo, noi non li colpiremo. Ma se ci attaccano, e continueranno con i loro bombardamenti e i loro raid notturni, allora continueremo a fare quello che abbiamo fatto per 18 anni”. La pace in Afghanistan rimane latitante.