La guerra sembra continuare nella sua lunga fase di stallo, in cui nessuna delle parti riesce militarmente a prevalere ed in cui le linee del fronte appaiono fisse e congelate, senza variazioni significative a livello territoriale. Il riferimento è al conflitto in corso, oramai da quasi 5 anni, nello Yemen. Spesso dimenticato e riposto ai margini dei circuiti mediatici, lo scontro che vede contrapposte le forze filo saudite da una parte e quelle degli Houthi filo iraniani dall’altra, non vede al momento alcuna via d’uscita. Tuttavia, negli ultimi giorni sono state registrate alcune significative novità che, anche se non sembrano portare ad una definitiva svolta, tuttavia appaiono clamorose: in particolare, le forze filo Houti sarebbero oramai a pochi chilometri dalla strategica città di Marib.

L’avanzata degli sciiti verso Marib

Quella che sembrava un’azione difensiva, volta a creare una più ampia zona di sicurezza attorno a Sana’a, la capitale yemenita dal 2014 in mano agli Houthi, si è trasformata poi in una vera e propria offensiva capace di spingere i gruppi filo sciiti di diversi chilometri più ad est. Nel giro di pochi giorni, in particolare, i membri della milizia legata al partito Ansarullah, più noto per l’appunto come movimento Houti dal nome del suo fondatore, hanno guadagnato diverse porzioni di territorio a danno dell’esercito yemenita. Quest’ultimo costituisce la forza maggiormente fedele al presidente Hadi, il cui governo è l’unico riconosciuto come legittimo dalla comunità internazionale ed è aiutato dalla coalizione saudita. Nonostante i mezzi messi in campo tanto dall’esercito quanto dai Saud, la cui aviazione martella costantemente il territorio fuori dal controllo governativo, gli Houti sono riusciti a guadagnare terreno.

E nel corso della loro avanzata, hanno anche recuperato decine di mezzi militari abbandonati dall’esercito e dalle forze filo saudite. Segno di una ritirata disordinata e, molto probabilmente, anche non preventivata. Dopo almeno dieci giorni di avanzata verso est, come detto adesso le milizie Houti hanno nel mirino la città di Marib. Si tratta di una delle località più importanti dello Yemen, strategica per via del petrolio. Qui la scoperta dell’oro nero ha trasformato la stessa Marib da piccolo villaggio a cittadina di quasi ventimila abitanti, il paesaggio circostante negli ultimi anni ha iniziato ad essere contraddistinto dalla presenza di trivelle e giacimenti.

Attualmente gli Houti si troverebbero a circa 2 km dalla città, sui social sono apparse foto che mostrano come i miliziani filo sciiti siano in grado oramai di scorgere Marib dalle colline sovrastanti questa località. E adesso c’è chi ipotizza, come si legge sul sito Al Masdar, un prossimo nuovo attacco dei gruppi legati ad Ansarullah volto ad arrivare quanto prima all’interno di Marib. La sua conquista avrebbe per gli Houti un valore simbolico e militare molto forte: non solo infatti i combattenti sciiti dimostrerebbero di essere stati in grado di attaccare una roccaforte filo governativa, ma ben presto potrebbero anche avere a disposizione le importanti fonti petrolifere di cui dispone questo governatorato.

Filo sauditi sempre più in difficoltà

Come si sa, il caos nello Yemen è principalmente figlio di una guerra per procura tra i due paesi rivali per l’influenza nella regione: Arabia Saudita da un lato ed Iran dall’altro. Gli Houti sono formati in gran parte da sciiti e dunque essi godono dell’appoggio, seppur ufficioso, di Teheran. Quando i miliziani sciiti sono riusciti a prendere Sana’a nel 2014, da Riad si è subito pensato ad un attacco da attuare con una vasta coalizione di paesi sunniti in grado di far avanzare nuovamente l’esercito del presidente Hadi. Nel marzo del 2015, i sauditi assieme agli alleati hanno attaccato usando principalmente l’aviazione. Sulla carta, la coalizione filo Riad risultava ben più armata e con mezzi più collaudati a disposizione. Tuttavia, il conflitto ha oramai preso la conformazione di un vero e proprio “Vietnam saudita”.

Grazie alla conoscenza dell’impervio territorio, nonché all’aiuto della Guardia Presidenziale fedele agli ordini dell’ex presidente Saleh, gli Houti sono riusciti a conservare gran parte del territorio conquistato alcuni mesi prima dell’attacco saudita. Ed oggi, come detto, sembrano addirittura poter avanzare lungo lo strategico asse di Marib. Le difficoltà di Riad sono anche di natura politica: la coalizione messa in piedi nel 2015, oggi appare sfaldata e logorata da anni di guerra. Gli stessi Emirati Arabi Uniti, principali alleati dei sauditi, ad Aden ad esempio non appoggiano più il presidente Hadi bensì locali gruppi indipendentisti.

Intanto, a causa del conflitto migliaia di persone in tutto il paese patiscono la mancanza di servizi e beni di prima necessità. Nello Yemen i casi di malnutrizione appaiono in aumento, difficile distribuire anche singoli aiuti umanitari mentre l’economia appare oramai travolta dallo stallo del conflitto. Una situazione estrema dunque, che però al momento non sembra stimolare le parti alla definizione di un confronto politico per la fine definitiva delle ostilità.

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