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Guerra

Nell’attacco a Doha Israele potrebbe aver usato un nuovo tipo di missile : il Silver Sparrow

Nel cercare di colpire la delegazione di Hamas a Doha, Israel potrebbe aver usato il nuovo missile Silver Sparrow.

Un missile sperimentale aviolanciato del quale si conosce solo il nome. La capacità di violare uno spazio aereo potenzialmente ostile, furtivamente, per colpire un target di altissimo valore, localizzato a una grandissima distanza : i dirigenti di Hamas che dovevano portare avanti le trattative per la cessazione delle ostilità a Gaza, con gli emissari della Cia e degli altri servizi segreti coinvolti nella delicatissima mediazione, e che contava sull’asilo e sulle garanzie di protezione dal Qatar. Garanzie evidentemente “insufficienti“. Israele ha colpito ancora una volta, in maniera chirurgica, letale e indiscriminata. Questa volta a Doha. E ora tutti si domandano come sia stato possibile, chi fosse davvero al corrente dell’operazione, e se queste entità fossero in accordo con i vertici militare e politici dello Stato ebraico.

Secondo Intelligence Online, le prime analisi sull’attacco israeliano condotto su Doha il 9 settembre indicano che le Forze di Difesa israeliane hanno probabilmente “sorvolato la Siria, senza provocare alcuna reazione da parte dei sistemi di difesa antiaerea statunitensi basati nel Paese“, evitando cieli più pericolosi, come quelli del Iraq e della Giordania, impiegando un particolare tipo di missile, denominato Silver Sparrow.

Tra le prime informazioni importanti da considerare, stando al report di Intelligence Online, è che se Israele ha davvero utilizzato questo nuovo missile balistico aria-terra sviluppato da Rafael Advanced Defense Systems e dalla statunitense Raytheon, avrebbe dovuto richiedere l’approvazione degli Stati Uniti. Ciò “suggerisce che Washington debba aver dato il via libera a Israele“. Ipotesi messa al vaglio già nelle prime che sono seguite all’attacco, e che in parte sono state confermato dalla stampa americana, dal momento che si ritiene che Tel Aviv abbia informato Washington che a sua volta avrebbe informato Doha.

Un’arma segreta mai usata prima

I dati di questo nuova arma sono ancora “confidenziali”, o più semplicemente top-secret. Tutto ciò che sappiamo è che il “Blue Sparrow”, missile che appartiene alla famiglia Sparrow sviluppata dalla Rafael, è un arma creata originariamente per testare il sistema di difesa aerea israeliano Arrow, in seguito adattata per trasportare una testata ad alto potenziale esplosivo. Quella che avrebbe dovuto colpire il target di alto valore.

Questo tipo di missile include un veicolo di rientro separabile che colpisce il bersaglio, utilizza sia il Gps che la navigazione inerziale per la guida, e secondo alcune indiscrezione sarebbe già stato utilizzato negli attacchi lanciati contro l’Iran. Il Blue Sparrow possiede una gittata effettiva di 2.000 chilometri, può essere equipaggiato con una testata a penetrazione o a frammentazione. Si ritiene perciò che il “Silver“, l’arma incriminata, potrebbe condividere alcune di queste specifiche.

I caccia israeliani “indisturbati”

Secondo le prime ricostruzioni l’Aeronautica Israeliana potrebbe aver utilizzato uno o più caccia F-15I Ra’am o F-16I Sufa, entrambi jet da combattimento prodotti da Lockheed Martin e implementati con delle particolari modifiche regolarmente richieste o istallate autonomamente da Israele. Non sarebbero stati coinvolti i caccia stealth di ultima generazione F-35 Adir.

Si ritiene che sia i Ra’am che i Sufa possono “trasportare i missili Silver Sparrow“, e che per “passare inosservati” a dispetto delle loro ridotte capacità furtive, avrebbero sorvolato la Siria, che non dispone più di sistemi di difesa aerea e radar per rilevare una simile minaccia. Dallo spazio aereo siriano il velivolo lanciatore avrebbe sganciato almeno uno di questi missili a doppio stadio, lunghi oltre 8 metri, che possono trasportare una testata da 150 kg e percorrere una corsa sull’obiettivo di oltre 1.500 km.

Secondo le prima analisi, i caccia israeliani non avrebbero violato lo spazio aereo del Qatar. La distanza dell’obiettivo e la mancata violazione dello spazio aereo del Qatar, bastano ad escludere l’ipotesi che possano essere state impiegate le “classiche” munizioni Gbu.

L'attacco a Doha e il rilancio della guerra Nato-Russia
Una delle prime immagini dell’esplosione a Doha

L’onnipresente ombra del Mossad

Secondo il Middle East Eye, l’obiettivo selezionato da Israele, una villetta di due piani situata nelle vicinanze della spiaggia di Qatara, sarebbe stato troppo ridotto per lanciare più missili, dunque si ritiene che le munizioni aviolanciate siano state inferiori in numero rispetto alle “otto esplosioni” attribuite all’attacco.

Si parlerebbe di “due o tre missili al massimo” diretti contro l’edificio identificato come bersaglio dagli informatori infiltrati in Qatar, o peggio, da una cellula del Mossad che lavorava per individuare il bersaglio e segnalarlo ai caccia.

Un funzionario arabo ha dichiarato al Middle East Eye, che i paesi del Golfo non escludono che Israele abbia inviato una squadra a terra a Doha come parte dell’operazione. Questo implicherebbe, ancora una volta, un cellula del Mossad che ha “illuminato” l’obiettivo, come è accaduto in Iran.

Il raid condotto da Israele avrebbe “ucciso almeno sei persone, tra cui un membro delle forze di sicurezza del Qatar, ma ha mancato i suoi obiettivi principali, gli alti funzionari politici di Hamas“, dunque l’attacco sarebbe “fallito” secondo alcune fonti, dal momento che il “vero punto scelto per l’incontro sarebbe stato camuffato per motivi di sicurezza“. Tutte queste informazioni andranno verificate. Ma per ora è quello che sappiamo.

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