Dell’improvvisa offensiva ucraina nella regione russa di Kursk si dicono da giorni due cose. Una è palesemente falsa, l’altra palesemente vera.

Quella falsa è che nessuno dei Paesi alleati dell’Ucraina fosse stato avvisato in anticipo del lancio dell’operazione. La rapida penetrazione delle truppe ucraine attraverso il confine e attraverso le difese russe non può essere avvenuta senza un accurato lavoro d’intelligence, che può essere stato garantito solo dallo spionaggio e dai satelliti occidentali. Lo ha spiegato bene Apti Alaudinov, comandante del Battaglione Akhmat, le forze speciali cecene che sono state spesso decisive nei momenti complessi della guerra russa: gli ucraini, ha detto, hanno individuato i “buchi” in una linea difensiva con gli avamposti troppo lontani l’uno dall’altro e in quei buchi si sono infilati, spostando rapidamente anche mezzi corazzati e artiglieria. E quei buchi, ovviamente, potevano essere individuati molto meglio dall’alto. Quindi non può essere vero che gli alleati dell’Ucraina non fossero al corrente di quanto stava per avvenire. Forse non tutti, mettiamola così. La cosa davvero straordinaria è che non si siano accorti di nulla (movimenti di truppe e di mezzi, concentrazione dei reparti prima dell’offensiva ec. ecc.) i russi. Ma questo è un altro discorso.

La cosa vera, invece, è che ancora adesso nessuno ha capito fino in fondo quale sia il vero obiettivo del presidente Zelensky e delle sue forze armate. E lo testimoniano gli editoriali di tutti i più autorevoli giornali e osservatori del mondo, quelli americani per primi. Zelensky ha detto che si trattava di “portare la guerra alla Russia, che ha portato la guerra da noi”. Bella affermazione retorica. Ma non era proprio a questo che servivano gli F-16 e le armi capaci di colpire in profondità il territorio russo, consegnati negli ultimi tempi? Perché scatenare una simile offensiva, impegnando tra 6 e 10 mila uomini e decine e decine di mezzi corazzati?

Le ipotesi sono tante. La prima, e più battuta, è che portando la guerra sul territorio russo Zelensky e i suoi generali pensassero di spingere i comandi russi a ritirare parte delle truppe impegnate nel Donbass per spostarle verso Kursk, alleggerendo così la pressione esercitata nelle aree di Donetsk e Lugansk. Se questo era l’intento, per ora è fallito: non solo i russi non hanno ritirato truppe dal Donbas ma in quell’area non hanno smesso di avanzare e di conquistare, sia pure lentamente, altro terreno.

Passiamo allora all’ipotesi due: la centrale nucleare russa di Kurchatov, più spesso definita “centrale di Kursk” per la vicinanza tra i due centri. Già dai primi tempi dell’invasione dell’Ucraina, i russi controllano la centrale (ucraina) di Zaporizhzhya, che è la centrale nucleare con più elevata produzione elettrica in Europa ed è tra gli impianti di produzione di energia più grandi del mondo. Si sa quanto sia cruciale per l’Ucraina il tema delle infrastrutture energetiche, che sono bombardate regolarmente dai russi, con effetti devastanti. Già adesso, sul canale televisivo unico ucraino, vengono diffusi annunci per sensibilizzare la popolazione sul fatto che, da ottobre, ricominceranno i black out programmati per rimediare alla scarsità di energia elettrica. È possibile che lo scopo dell’attacco ucraino sia raggiungere la centrale di Kursk, o almeno minacciarla così tanto da poter patteggiare con i russi a proposito di quella di Zaporizhzhya? Chissà. Resta il fatto che la centrale russa dista più di 200 chilometri dal confine con l’Ucraina e per raggiungere tale scopo le truppe di Kiev dovevano (devono?) realizzare una penetrazione davvero notevole, che in pochi giorni sembra già diventata impossibile.

Ipotesi tre, la meno gettonata. Partiamo da un presupposto. Tutto ciò che era dato per vero, anzi scontato PRIMA di questa offensiva (e cioè: Ucraina in difficoltà nel Donbass, scarsità di uomini, reparti con un’età media oltre i 41 anni, società civile in crescente difficoltà, diaspora ucraina in Europa per nulla disposta a tornare in patria per difenderla…) non può essere diventato falso DOPO questa offensiva. Questo vuol dire che Zelensky sta impegnando nell’attacco alla regione di Kursk forze preziose, forse le ultime di cui può disporre per un simile scopo. D’altra parte, le voci e i sussurri che arrivano da Kiev parlano di un Presidente che da mesi sollecita i suoi generali, in particolare Oleksandr Syrsky, comandante in capo delle forze armate ucraine, a passare all’offensiva. E queste forze preziose, onestamente, che cosa potranno ottenere? Nella migliore delle ipotesi, riusciranno a occupare una porzione della regione russa e tenerla più o meno a lungo. Cosa che, comunque, umiliazione di Vladimir Putin a parte, non cambierebbe le sorti complessive del conflitto.

E allora l’ipotesi numero tre dice questo: Zelensky dubita che l’Ucraina possa resistere al terzo inverno di guerra e teme di essere costretto, prima o poi, a una trattativa con la Russia. Non dimentichiamo che ci sono anche le elezioni Usa di mezzo. Questa offensiva, quindi, potrebbe essere un mezzo per arrivare a quella trattativa con una carta in più da giocare. Dopo tutto, la questione delle questioni sarà legata ai territori: quelli occupati dalla Russia, quelli che l’Ucraina vuole riottenere. Anche una piccola porzione di territorio russo, in quel caso, avrebbe il suo peso.

Fulvio Scaglione

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