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Il 9 marzo 2017 la città di Raqqa era sotto pesante bombardamento. Lì aveva sede il califfato islamico proclamato tre anni prima da Abu Bakr Al Baghdadi e per la coalizione a guida Usa è molto importante aiutare dal cielo l’avanzata delle milizie curde Sdf, le quali hanno già preso in mano buona parte dell’est della Siria. Quel giorno gli attacchi si erano fatti sempre più incessanti. Molti civili hanno quindi provato a scappare. Una fonte militare pochi giorni fa al New York Times ha svelato alcuni retroscena proprio di quella giornata. A un certo punto infatti sarebbero partiti dei colpi verso le imbarcazioni di profughi che cercavano la via di uscita da Raqqa navigando sull’Eufrate. A sparare non sono stati miliziani dell’Isis, bensì membri di uno specifico gruppo speciale statunitense. Si tratta dei Talon Anvil. Anche da questa testimonianza è partita un’inchiesta giornalistica capace di portare a galla una verità che sta facendo discutere e non poco negli Usa: durante la campagna anti Isis in Siria, i Talon Anvil avrebbero ucciso decine di civili.

L’inchiesta del New York Times

Da quei mesi in cui la coalizione Usa è stata impegnata con i raid anti Isis sono passati più di tre anni. Il califfato è definitivamente caduto nel marzo del 2019 dopo che curdi da un lato e siriani, supportati dai russi, dall’altro hanno stretto in una morsa il territorio conquistato nel 2014 dallo Stato Islamico in Siria. Tre anni non sono tanti, ma nemmeno pochi. E molti retroscena stanno via via emergendo dagli archivi del Pentagono e della Difesa statunitense. Proprio al Pentagono ha lavorato fino a non molto tempo fa Larry Lewis. In un rapporto del 2018 ha messo in evidenza un numero di vittime civili in Siria sproporzionato rispetto ad altre guerre condotte dagli Usa. Si parla addirittura di una cifra mediamente superiore di dieci volte a quella riportata dalle operazioni condotte in Afghanistan. Intervistato dal New York Times, Lewis non ha avuto dubbi: l’aumento di vittime civili durante la guerra al califfato è riconducibile alla presenza in Siria dei Talon Anvil. Da qui parte l’inchiesta che ha coinvolto anche numerose fonti militari in quel tempo impegnate nel Paese arabo. Una di queste ha appunto raccontato l’episodio di Raqqa del 9 marzo 2017. Una squadra di Talon Anvil ha aperto il fuoco contro civili stipati nelle imbarcazioni. Si trattava di gente disarmata che sperava quanto prima di mettersi in salvo dai bombardamenti sulla capitale del califfato. E invece quel giorno almeno in 30 sarebbero morti.

Il motivo di quella scellerata incursione non è noto. Ma la fonte militare ha fatto presente che spesso i membri della Talon Anvil sparavano senza sapere se realmente davanti a loro c’erano obiettivi militari. Si apriva il fuoco non appena qualcosa dinnanzi agli obiettivi si muoveva. Come ad esempio è accaduto nel 2016 a Manbij, città del nord della Siria occupata nell’estate di quell’anno dalle milizie Sdf dopo averla strappata all’Isis. Durante un’incursione dei Talon Anvil, tre agricoltori intenti a lavorare nella loro terra, sempre secondo le fonti sentite dal New York Times, sarebbero morti. Poco dopo l’episodio di Raqqa del marzo 2017 invece, è stato registrato un altro attacco sospetto nella località di Al Karama. A parlarne al quotidiano newyorkese è stato un ufficiale, il quale aveva accesso a una chat riservata ai militari impegnati nella campagna siriana anti Isis. Un membro della Talon Anvil ha scritto di aver verificato l’evacuazione di tutti i civili della zona: “Chiunque sia rimasto è un combattente nemico – ha specificato nella chat – Trova molti obiettivi per noi oggi perché vogliamo andare a Winchester“. Quest’ultima espressione in gergo sta ad indicare la volontà di usare tutti gli armamenti in quel momento in dotazione. Non appena lo stesso operatore della Talon Anvil ha colto alcuni movimenti, ha iniziato a gettare bombe su un edificio. L’ufficiale al New York Times ha raccontato la scena drammatica emersa poco dopo: da quell’edificio è stato possibile notare diversi civili, tra cui donne e bambini, feriti e mutilati dall’esplosione. Secondo Airwars, un gruppo di giornalisti indipendenti che ha seguito gli eventi bellici in Siria, a causa di quell’incursione sono morti 14 civili.

Chi sono i Talon Anvil

I dati raccolti dal New York Times testimonierebbero quindi la mano dei Talon Anvil dietro il numero elevato di vittime civili in Siria. Ma da chi è costituito il gruppo? E come mai è stato inviato nella guerra contro il califfato? Larry Lawis ha spiegato come dietro al nome Talon Anvil si celi una forza speciale impiegata in alcuni dei contesti più difficili. Il loro numero è però limitato. In Siria sarebbero state impiegate non più di venti unità. Le fonti militari interpellate dal quotidiano hanno specificato come l’obiettivo dei Talon Anvil era quello di velocizzare la caduta dell’Isis. Dunque ogni mezzo e soprattutto ogni metodo impiegato era lecito. Anche quello di sparare senza aver la sicurezza prima di non coinvolgere civili. Ma la forza speciale non ha preso ordini dal Pentagono. Il loro operato era sotto la diretta dipendenza della Delta Force, il gruppo quindi ha agito rispondendo a ufficiali di secondo rango.

Il generale Stephen J. Townsend, comandante dell’offensiva anti Isis, ha parlato di vittime figlie degli effetti collaterali della guerra. In poche parole, se in Siria sono stati registrati più morti civili che altrove è per la delicatezza delle operazioni militari contro il califfato. Ma in tanti negli Usa non sono d’accordo con questa ricostruzione: “Le perdite civili sono state molto più alto di quanto mi sarei aspettato da un’unità statunitense – ha detto Lewis – Il fatto che sia aumentato drammaticamente e costantemente per un periodo di anni mi ha scioccato”. Il New York Times ha sentito anche un membro dei Talon Anvil. Secondo lui nessuno voleva deliberatamente uccidere civili. L’ordine di avanzare in fretta e i pochi uomini a disposizione del gruppo sarebbe la causa di tutto: “Incursione dopo incursione – si legge – lo stress dei membri del gruppo è aumentato e questo ha logorato la loro umanità”. I dati ufficiali del Pentagono parlano di 1.417 civili uccisi dai bombardamenti Usa in Siria. Airwars invece stima una cifra che potrebbe sforare le diecimila vittime. Di certo, quanto accaduto in quegli anni sarà oggetto di discussione.

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