Il cristianesimo in Etiopia ha origini molto remote, risalenti addirittura ai tempi in cui la regione era dominata al Regno di Axum. Fu un vescovo, San Frumenzio, ad introdurre definitivamente nel IV secolo la nuova religione in questa parte dell’Africa e da allora il credo cristiano è diventato una parte importante dell’identità etiope. Per questo nel Paese sono diverse le testimonianze anche architettoniche di una delle più antiche tradizioni religiose del continente africano. Una di queste forse si è persa per sempre: nel Tigrai, regione interessata dalla guerra scoppiata tra il governo locale e quello federale nello scorso novembre, il monastero di Debre Damos sarebbe stato in parte distrutto. Si tratta di un edificio che è un punto di riferimento per tutti i cristiani della regione, visto che la sua costruzione è datata addirittura al VI secolo.

La guerra non risparmia i monasteri

A comunicare quanto accaduto a Debre Damos sono stati i volontari dell’associazione SOS Chrétiens d’Orient, i quali sulla pagina Facebook hanno lanciato l’allarme a proposito delle sorti del monastero: “Ieri sera uno dei padri della missione dei Missionari d’Africa – si legge nel post – ci ha segnalato, con la morte nell’anima, che il monastero di Debre Damos è stato duramente colpito”. Oltre che per la sua valenza storica ed artistica, la struttura è nota per essere uno dei simboli della cristianità etiope. Fondato più di 1.400 anni fa, il monumento ha attraversato tutte le fasi più incandescenti dell’intricata storia etiope ed è arrivato intatto fino ai nostri giorni. Un lasso di tempo in cui migliaia di fedeli hanno potuto intraprendere al suo interno un viaggio mistico e spirituale, forte della carica religiosa da sempre emanata da questo luogo.

Anche le modalità di accesso al monastero hanno contribuito ad arricchirne la fama. Letteralmente arroccato su un banco di roccia, per entrare al suo interno occorre scalare una parete a picco su un altipiano utilizzando una fune lanciata dalla cima dai monaci. L’ultima guerra scoppiata sul finire del 2020, non ha avuto rispetto nemmeno di questo luogo. I primi allarmi sul danneggiamento del monastero di Debre Damos, erano arrivati dalle segnalazioni della rivista Europe External Programme with Africa, secondo cui la struttura sarebbe stata completamente rasa al suolo. Un monaco contattato da SOS Chrétiens d’Orient ha smentito la totale distruzione del monastero, ma ha comunque confermato una situazione drammatica: la chiesa principale è intatta, ma gli edifici circostanti, anch’essi costruiti nei secoli scorsi e dal grande valore architettonico, sono stati quasi del tutto danneggiati. Inoltre uno dei monaci di Debre Damos è stato ucciso da non meglio precisati miliziani.

Cosa sta accadendo nel Tigrai

Contattato da InsideOver lo scorso 6 febbraio, padre Giulio Albanese, profondo conoscitore dell’Africa e missionario dalla grande esperienza, ha parlato della situazione del Tigrai come di un “autentico inferno”. Il governo federale etiope guidato da Abiy Ahmed ha lanciato a novembre un’operazione militare contro le autorità locali. Queste ultime sono rette dal Tplf, il Partito di Liberazione del Tigrai, il quale per quasi un trentennio è stato al potere ad Addis Abeba. Per tal motivo i politici tigrini hanno sempre respinto il piano di Abiy Ahmed, volto a superare una forma di governo su base etnica a favore di una maggiormente centralizzata basata sul cosiddetto “Etiopianismo“. Lo scontro tra queste due visioni differenti di Stato è iniziato nel 2018, nel novembre del 2020 è diventato militare. Le truppe federali sono entrate a Macallè, capitale del Tigrai, l’8 dicembre. Ma il conflitto non è mai terminato.

La guerra, come dichiarato ancora da padre Albanese, “va avanti ad oltranza”. I tigrini stanno attuando la tattica della guerriglia diffusa, volta a mettere in difficoltà i soldati di Addis Abeba. Per i civili la situazione è un disastro: in migliaia sono in fuga e hanno trovato parziale rifugio in Sudan, per chi non è riuscito ad andar via mancano cibo e servizi essenziali. La regione è inoltre isolata dal resto del mondo e non si riescono ad avere molte dettagliate notizie. La crudeltà del conflitto è testimoniata anche dall’episodio di Debre Damos: i miliziani che in questo momento si stanno confrontando, non hanno avuto rispetto nemmeno dei luoghi che rappresentano il patrimonio storico e religioso comune a tutti gli etiopi.

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