La geopolitica della corsa allo spazio
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Che cosa sta succedendo a Severodonetsk? È la domanda da un milione di dollari che tiene il grande pubblico con il fiato sospeso da giorni. La narrazione della battaglia per la conquista della città strategica incastonata nella regione ucraina di Lugansk è già cambiata almeno due o tre volte.

In un primo momento l’esercito russo si era riversato nei dintorni di Severodonetsk, pronto a piantare la sua bandiera nel centro urbano con un’operazione che niente avrebbe avuto a che fare con la presa di Mariupol. Gli ucraini sembravano sul punto della resa, poi qualcosa sembrerebbe aver rovinato i piani di Mosca. La resistenza nemica non solo avrebbe resistito quando Severodonetsk era per quasi due terzi in mano russa; avrebbe perfino lanciato controffensive chirurgiche riconquistando alcune aree cittadine. Qui entriamo però nel campo delle ipotesi e dei condizionali, visto che le informazioni fornite da Mosca e Kiev collidono tra loro e sono farcite di propaganda.

La Russia parla di operazioni rallentate ma di una vittoria praticamente in pugno; l’Ucraina sostiene di stare ancora combattendo e di credere alla cacciata dei russi. In mezzo ai due fuochi ci sono le analisi di think tank e intelligence occidentali, secondo cui il Cremlino potrebbe alla fine ottenere Severodonetsk in una decina di giorni, anche se a fronte di un prezzo altissimo.



Severodonetsk è una trappola?

“Abbiamo trascinato le truppe russe in una trappola a Severodonetsk fingendo di far arrendere la città”. Quando Aleksey Arestovich, il consigliere del presidente Volodymyr Zelensky, ha rilasciato questa dichiarazione – lo scorso 2 giugno – pochissimi credevano alle sue parole. La maggior parte delle persone riteneva che quello di Arestovich fosse soltanto un tentativo disperato di rinsaldare il morale a pezzi dell’esercito ucraino e, al tempo stesso, scoraggiare i russi.

Il punto è che sono passati altri tre giorni e le forze del Cremlino non sono ancora riuscite a conquistare Severodonetsk. Secondo quanto riportato dall’Institute of the Study of War, l’esercito ucraino starebbe rallentando con successo le operazioni russe volte a circondare Kiev nel Lugansk, nonché gli assalti frontali diretti contro Severodonetsk. In che modo? Affidandosi a contrattacchi locali prudenti ma efficaci, e mantenendo la difesa della sponda occidentale del fiume Siverskyi Donets.

Stando a quanto riferito da fonti ucraine, il generale russo Aleksandr Dvornikov avrebbe ricevuto il compito di completare la cattura di Severodonetsk o di tagliare totalmente l’autostrada Lysychansk-Bakhmut prendendone il controllo entro il 10 giugno.

Guerra di logoramento

Al momento Severodonetsk sarebbe divisa in due. Le forze ucraine negli ultimi due giorni avrebbero riguadagnato terreno, dopo aver ceduto fino al 70% del territorio della città ai russi. Non sappiamo se questa città strategica si sia trasformata in una trappola pronta a risucchiare l’esercito di Mosca. È ancora presto per dirlo perché siamo ormai entrati in quella che può essere definita a tutti gli effetti una guerra di logoramento. Una fase, insomma, contrassegnata da repentine conquiste territoriali reciproche e speculiari perdite.

La situazione di Severodonetsk potrebbe essere l’antipasto di quanto accadrà nell’oblast di Donetsk, sempre nel caso in cui la Russia dovesse risolvere la pratica Lugansk: una lotta all’ultimo sangue per accaparrarsi chilometri strategici di territorio ucraino. Importante considerazione: come ha sottolineato il Corriere della Sera, i combattimenti strada per strada di Severodonetsk potrebbero aver limitato la potenza di fuoco Mosca. Una potenza che, al contrario, resta pur sempre temibile in campo aperto.

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