Russia, Iran e Turchia hanno allestito il tavolo per la Siria del futuro. Tre potenze che fino a qualche settimana fa si combattevano più o meno direttamente nel territorio siriano. Russia e Iran con il Governo Assad, Erdogan a fianco dei “ribelli”. A costringere la Turchia ad una sorprendente marcia indietro sono stati due recenti episodi. Da una parte la liberazione di Aleppo dai gruppi jihadisti ha dimostrato che il Governo Assad può ancora giocarsi un ruolo nell’eventuale ricostruzione post conflitto. Dall’altra l’uccisione dell’ambasciatore russo Andrei Karlov sul suolo turco ha messo in imbarazzo Erdogan di fronte al suo vecchio “nemico”.Come riportato dal The Guardian se l’assassinio dell’ambasciatore russo fosse avvenuto l’anno scorso “avrebbe provocato una rottura delle relazioni tra Turchia e Russia ancor più grave di quella avvenuta in seguito all’abbattimento dell’aereo russo”. Invece Putin ha dimostrato subito un atteggiamento di apertura nei confronti del Governo turco. Mosca ha infatti subito accettato le scuse del Presidente Erdogan. In seguito c’è stata la visita nella giornata di martedì di Mevlut Cavusoglu, Ministro degli Esteri turco.Il tavolo delle trattative sulla SiriaIl viaggio di Cavusoglu non è stato però solo per portare le scuse al Cremlino.  Ha avuto infatti come obiettivo la partecipazione al tavolo della pace siriana. I ministri degli esteri russo, turco e iraniano si sono incontrati a Mosca per redigere la Road Map della Siria di domani. Il luogo dell’incontro, la capitale russa, è significativo del ruolo centrale giocato da Putin, che con il suo intervento nel conflitto lo scorso anno ha invertito le sorti di una battaglia che sembrava persa per Assad e i suoi alleati. La Russia segue una vera e propria realpolitik. In essa non trovano spazio le questioni di principio, come l’uccisione di un ambasciatore avrebbe lasciato pensare.Putin guarda oltre e sa che senza la partecipazione turca un tavolo di discussione sulla Siria sarebbe contato ben poco. Anzi la strategia del Cremlino sembra andare addirittura oltre. Secondo il portale RT della Tv Novosti, la Russia avrebbe sollecitato anche la partecipazione dell’Arabia Saudita al tavolo sulla Siria. Lo avrebbe riferito Vitaly Churkin, rappresentante russo alle Nazioni Unite al canale Rossiya 24: “Mosca, Teheran e Ankara hanno invitato anche altri Paesi che hanno avuto influenza sul campo siriano. Mi sembra molto importante che l’Arabia Saudita raccolga l’invito per lavorare nella stessa direzione”.In effetti sarebbe un evento storico, considerato in particolare il tesissimo rapporto che intercorre tra Teheran e Ryad. Eppure il coinvolgimento dell’Arabia Saudita rappresenterebbe un passo avanti per la geopolitica mediorientale. Un tavolo di trattative che coinvolga sia i vincitori che gli sconfitti potrebbe essere infatti preludio per la costituzione di nuovo ordine, nella zona forse più instabile del pianeta.L’attesa per l’insediamento di TrumpIl rappresentante russo Churkin ha aggiunto che sarebbe stato organizzato un nuovo tavolo di trattative sul futuro della Siria il prossimo 8 febbraio 2017. C’è il sentore che su quel tavolo si potrà sedere anche Donald Trump. Il suo insediamento alla Casa Bianca è infatti programmato per il 20 gennaio. Il tycoon potrà quindi rappresentare gli interessi del mondo occidentale, finora completamente escluso dalle trattative.Gli ultimi colpi di coda del Governo Obama, quali il rinnovamento delle sanzioni all’Iran e le accuse di hackeraggio contro Mosca, hanno infatti allontanato ancor di più Washington da Mosca e i suoi alleati. Lo stesso Erdogan si è allontanato dagli Stati Uniti. Il Presidente turco ha infatti accusato il killer dell’ambasciatore di essere seguace del pensatore Fetullah Gulen e che possa aver ricevuto l’appoggio della CIA, come riferito dal The Guardian.  Putin avrebbe così strategicamente programmato il prossimo incontro per coinvolgere il futuro Presidente USA, forse nuovo alleato del Cremlino.Come cambierà la SiriaQuesta partita a scacchi diplomatica non ha però ancora dipanato i dubbi sulla futura Siria. Se la partecipazione di Erdogan rende da una parte impossibile la secessione dei curdi di Siria in Stato autonomo, dall’altra ancora non è chiara la sorte del Presidente Assad. Le Nazioni Unite ne chiedono la destituzione, tuttavia la sconfitta dei “ribelli” e lo smembramento del fronte “democratico” di opposizione al regime rendono molto difficoltosa la ricerca di un valido sostituto. Lo stesso Bashar al-Assad, in un’intervista rilasciata al New York Times lo scorso novembre, si era detto sicuro di “rimanere in carica almeno fino 2021”, anno di scadenza del suo terzo mandato.Chi sicuramente non parteciperà ai negoziati sul futuro siriano sarà l’Unione europea. L’organizzazione sovranazionale del Vecchio Continente ha deciso di non partecipare nemmeno sul piano diplomatico alla risoluzione del conflitto mediorientale, nonostante la vicinanza geografica lo rendesse necessario. Le sanzioni Ue al  Governo Assad e rinnovate la scorsa settimana, rappresentano l’unica forma d’intervento in quel territorio. Non c’è spazio dunque per l’Europa nei negoziati per la Siria. Russia, Iran e Turchia con Stati Uniti e Arabia Saudita a fare da outsider. Sono questi i Paesi che tracceranno i nuovi equilibri in Medioriente.

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