Navi e monitoraggio, la Turchia si mobilita in risposta all’azione di Israele contro la Flotilla

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Il blocco di molte navi della Global Sumud Flotilla ha visto l’accensione di un duro scontro tra Israele e la Turchia di Recep Tayyip Erdogan, che da tempo è intenta a un braccio di ferro regionale con Tel Aviv.

La Turchia alla prova dell’abbordaggio della Global Sumud Flotilla

Ankara si era unita nei giorni scorsi a Italia, Grecia e Spagna nel sorvegliare e monitorare le navi della carovana marittima umanitaria. Ha inviato droni a sorvolarle per sorvegliarle e mosso le navi per agire prontamente in caso di incidenti. L’abbordaggio da parte degli israeliani ha cambiato le carte in tavola.

Innanzitutto, Erdogan ha definito “piratesco” l’abbordaggio di navi della Flotilla da parte delle Forze di Difesa Israeliane (Idf) in acque internazionali. Per il presidente turco “la missione della Flotilla ha permesso al mondo intero di vedere ancora una volta le atrocità commesse a Gaza e il volto omicida di Israele”. Inoltre, la Turchia ha schierato la Marina Militare per evacuare 11 persone, di cui 3 cittadini del Paese anatolica, dalle imbarcazioni della Flotilla.

L’ira di Ankara per lo stop alla Flotilla

Turkish Minute segnala che poi Ankara ha poi criticato la detenzione di 24 cittadini turchi (ma per i media potrebbero essere fino a 40) imbarcati sulle navi dirottate e si è appellata alla convenzione Onu sui diritti del mare (Unclos) denunciando l’illegale attività di Tel Aviv. La procura di Istanbul, poi, ha aperto un’indagine contro ignoti per la responsabilità israeliana negli arresti. Hakan Fidan, ministro degli Esteri ed ex capo dell’intelligence, è stato il più duro: lo stratega dell’espansione geopolitica turca in Siria e Levante ha accusato Tel Aviv di “terrorismo”.

Nel frattempo, la società turca si è mobilitata. Nella notte dell’1 ottobre Istanbul è stata tra le città teatro di manifestazioni contro gli abbordaggi e, cosa notevole, dalla provincia di Hatay, l’antica Antiochia, sono partite ben 45 navi civili piene di aiuti per sopperire alle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla.

I dilemmi tra Turchia e Israele

Queste navi tenteranno di forzare il blocco navale israeliano? Si muoveranno con la tutela delle unità turche che incrociano nel Mediterraneo orientale per motivi di coordinamento logistico del sostegno alla Flotilla? Sono sostenute da Ankara? Domande cui si attendono risposte. Registriamo però essere passato sotto traccia, eccessivamente, il fatto della presenza attiva delle unità turche a Est. Quello che è il secondo corpo militare della Nato per dimensione dopo quello americano è oggi attivo per sostenere la missione umanitaria. E visto che come abbiamo spiegato una nave, anche civile, è un pezzo di sovranità galleggiante, la garanzia fornita dall’Italia e dalla Spagna alla Flotilla in acque internazionali è paragonabile a quella che potrà fornire la Turchia, membro del Patto Atlantico, alle sue.

Una posizione tale da dover suggerire prudenza a Israele nell’intercettazione di questo nuovo contingente. Mentre le acque attorno il Medio Oriente tornano a scaldarsi, il pensiero va a 15 anni fa, quando Israele uccise 9 volontari della Freedom Flotilla colpendo la nave Mavi Marmara, “ammiraglia” del convoglio umanitario, mentre mirava a rompere il blocco di Gaza. Oggi un incidente del genere sarebbe inconcepibile senza pensare a conseguenze più gravi in un Medio Oriente turbolento e senza regole.

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