Diventa fotoreporter IMPARA DAI PROFESSIONISTI
Guerra /

Navi della Guardia Costiera cinese sono entrate nelle acque territoriali giapponesi vicino alle isole Senkaku durante la giornata di martedì. L’intrusione è la prima da quando Pechino ha approvato una nuova legge che consente alla sua Guardia Costiera di sparare su navi straniere nelle acque che ritiene essere sottoposte alla sua sovranità, come quelle dell’arcipelago conteso.

Le due unità cinesi, secondo quanto riporta il Japan Times, sono entrate nelle acque delle Senkaku intorno alle 4:15 unendosi ad altre due che erano lì da lunedì. Le due nuove navi, inclusa una che risulta essere armata con quello che è sembrato un cannone navale, si sono successivamente avvicinate a un peschereccio giapponese che era scortato dalle navi della Guardia Costiera nipponica.

Dopo gli avvisi e le esortazioni ad abbandonare le acque intorno alle isole, due unità navali cinesi hanno abbandonato l’area intorno alle 10:02, secondo fonti ufficiali di Tokyo. Alle 12:30, tutte e quattro le navi cinesi si erano spostate nella cosiddetta zona contigua appena fuori dalle acque territoriali giapponesi sempre in prossimità delle isole contese.

Il portavoce del governo nipponico ha definito le ultime intrusioni “deplorevoli” e l’approccio intimidatorio al peschereccio “assolutamente inaccettabile”.

“Queste attività sono una violazione del diritto internazionale”, ha detto il segretario capo di gabinetto Katsunobu Kato in una conferenza stampa martedì, aggiungendo che il governo aveva protestato con la Cina attraverso i canali diplomatici sia a Tokyo che a Pechino.

La Cina ha giustificato le sue azioni vicino al Senkaku in quanto ritiene le acque del Mar Cinese Orientale il suo “territorio contiguo”.

Gli isolotti disabitati delle Senkaku (Diaoyu per i cinesi) si trovano in acque ricche di risorse ittiche e si ritiene che vi siano anche vasti giacimenti di minerali e gas naturale.

Nell’ultimo anno si è visto un aumento dei pattugliamenti della Cina, che ha inviato sette volte navi nelle acque territoriali del Giappone vicino alle isole, e l’approvazione della nuova legge sulla Guardia Costiera ha alimentato la preoccupazione per un possibile incidente in mare.

La nuova legge, infatti, consente alla Guardia Costiera cinese di prendere “tutte le misure necessarie”, compreso l’uso delle armi, contro organizzazioni o individui stranieri che violano la sovranità o giurisdizione cinese.

Tokyo però, sembra voler smorzare i toni, più per convenienza tattica, legata soprattutto ai rapporti commerciali con Pechino ma anche per questioni prettamente militari, che per reale volontà di assecondare le rivendicazioni cinesi: risulta infatti che alla domanda se l’ultima incursione significasse un’escalation della tensione da parte cinese, un alto funzionario del governo giapponese abbia esitato, ma ha detto che la risposta di Tokyo sarebbe rimasta coerente.

Sappiamo anche che alcuni membri del partito Liberal Democratico al governo hanno spinto per rafforzare le misure di contenimento nell’area, che comprenderebbero esercitazioni militari congiunte tra le Forze Armate nipponiche e quelle statunitensi, ma altri membri del governo temono che questo possa dare a Pechino un pretesto per intensificare ulteriormente le sue attività vicino alle isole amministrate dal Giappone.

L’attenzione per le isole da parte cinese sembra essersi intensificata da quando il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha assicurato al primo ministro Yoshihide Suga che gli Usa avrebbero mantenuto il loro impegno, in forza del trattato di sicurezza, per difendere le isole controllate dal suo alleato. Lo staff di Biden ha messo in evidenza da subito l’opposizione alle rivendicazioni territoriali cinesi in una serie di chiamate agli alleati asiatici il mese scorso: un altro indizio del fatto che la Casa Bianca, nonostante il cambio di inquilino, ha sostanzialmente mantenuto la sua linea nei confronti della Cina, che resta l’avversario principale nello scacchiere Indopacifico e uno dei maggiori su quello globale. La nuova amministrazione, infatti, aveva già fatto sapere che avrebbe spinto per aumentare la collaborazione tra i Paesi dell’accordo Quad (Quadrilateral Security Dialogue), di cui fa parte anche il Giappone, essendone stato il promotore nel lontano 2007.

La Cina a sua volta ha protestato contro quello che ritiene essere una “attività illegale” da parte delle navi giapponesi vicino alle isole, facendo accompagnare alle recriminazioni diplomatiche l’attività quasi costante del suo naviglio della Guardia Costiera in un copione ormai ben collaudato: le stesse identiche modalità di azione vengono svolte, ormai da anni, nel Mar Cinese Meridionale dove i cutter cinesi effettuano “puntate” intimidatorie verso navi straniere: che siano per la ricerca petrolifera o semplici pescherecci.

Ad aumentare la preoccupazione, però, è proprio la legge che la Cina ha approvato il mese scorso e che consente alla sua Guardia Costiera di aprire il fuoco su navi straniere in alcune circostanze, come ad esempio se ritenute effettuare attività di pesca illegale.

Il Giappone ha cercato per anni di ricucire i suoi legami con il suo più grande partner commerciale e ha pianificato di accogliere in visita il presidente cinese Xi Jinping lo scorso anno. Il viaggio ufficiale, però, è stato rinviato a causa della pandemia, e sappiamo che alcuni esponenti politici nipponici legati al partito al potere ne hanno chiesto l’annullamento.

Il Giappone si trova spesso intrappolato tra gli interessi degli Stati Uniti, il suo unico alleato militare, e il suo vicino vicino, la Cina, pertanto mantiene una linea di contrasto diplomatico verso Pechino di basso profilo, ma sappiamo che da tempo ha individuato la Cina come il suo avversario regionale principale, tanto che è stata espressamente citata nell’ultimo “Libro Bianco” della Difesa nipponico.

.
Sogni di diventare fotoreporter?
SCOPRI L'ACADEMY