L’assalto a Odessa potrebbe partire tra qualche ora. Sono queste le ipotesi che circolano in ambienti di intelligence occidentale e nei media ucraini, che temono che la grande città sul Mar Nero sia la prossima nel mirino delle forze armate russe.
Pronte le navi sbarco
Le ultime informazioni, con dei video che circolano da diverse ore sui social, raccontano della partenza di diverse navi dalla Crimea in direzione della parte occidentale del Mar Nero. Quella appunto dove sorge la città di Odessa. In base alle immagini e alle notizie sulla composizione della flotta di Mosca in quello specchio d’acqua, si può dedurre che siano pronte le navi da sbarco classe Ropucha, una della classe Ivan Gren, e una della classe Alligator.
Qualcuno ipotizza anche la presenza una fregata, l’Admiral Makarov e di una corvetta, l’Orekhovo-Zuyevo. Queste rappresenterebbero comunque solo una parte delle navi potenzialmente utilizzabili in un attacco su larga scala verso Odessa e le coste limitrofe, dal momento che altre navi della Flotta del Mar Nero sono già attive e, una volta assicurato il controllo del Mar d’Azov, potrebbero avere libertà di spostarsi altrove concentrando tutti gli sforzi sulla parte più a ridosso del nuovo fronte.
Lo sbarco, come abbiamo scritto in precedenza, non è comunque una opzione semplice ed è per questo che da parte di Mosca non c’è stato il tentativo di assaltare la grande città sul Mar Nero. Sulle spiagge sono apparsi i cavalli di Frisia, elementi ben noti anche nella memoria dell’Europa, l’esercito ucraino controlla l’area e il centro urbano.
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L’affondamento di un cargo estone, la Helt, battente bandiera di Panama, a largo di Odessa, fa ipotizzare che quel tratto di mare vicino al porto possa essere stato minato. Qualcuno, da parte di Kiev, accusa la flotta russa di essersi “nascosta” sfruttando la presenza dei mercantili, utilizzandoli in pratica come scudi per non essere colpiti dai missili antinave. Secondo Anton Gerashchenko, consigliere del ministro dell’Interno ucraino, la nave sarebbe stata colpita da due siluri. Ma sono ipotesi che non possono essere al momento verificate. L’unica certezza, e al contempo unica notizia positiva, è che i sei uomini dell’equipaggio sono stati tratti in salvo.
La possibilità di uno sbarco a Odessa, che nei primi giorni non si mai verificata nonostante i continui allarmi da parte di Kiev, si è fatta più concreta con la caduta di Cherson in mano ai russi. La tattica del comando di Mosca non è mai stata quella di sbarchi per conquistare le arre controllate dalle forze nemiche, ma solo per stabilizzare le aree o penetrare al limite dietro le linee nemiche. La flotta è sempre stata utilizzata come supporto alle truppe di terra. E anche in questo caos, dopo i bombardamenti, l’ipotesi di uno sbarco anfibio va messa in conto solo una volta assicurata la vicinanza delle truppe di terra in grado di assediare la città. Anche solo semplicemente per permettere alle navi sa sbarco di caricare nuovi uomini in Crimea senza lasciare le truppe sbarcate in balia del fuoco nemico e senza diversivi.
Sul lato meridionale, si è registrata poi una maggiore attenzione anche per un altro motivo. Nella ormai nota immagine del bielorusso Aleksandr Lukashenko che mostrava i piani d’attacco russo è apparso chiaro che uno di questi fosse proprio l’arrivo via mare da Odessa, con il rischio di un eventuale intervento addirittura delle forze della Transnistria dalla regione separatista della Moldova. Quella foto ha allarmato per prima cosa il Paese a ridosso dell’Ucraina, ma anche le autorità della città sul Mar Nero, che ora, con la partenza delle navi dalla Crimea, attende l’assalto dopo essere stata finora risparmiata quantomeno dall’assedio più feroce.
Mariupol assediata
Sull’altro lato del Mar Nero, a Mariupol si deve invece registrare una situazione che rischia di trasformarsi in una catastrofe umanitaria. La città è circondata, il mare, il Mar d’Azov, bloccato. Le autorità ucraine hanno lanciato l’allarme sul fatto che ormai la città è completamente bloccata, cinta d’assedio, senza acqua potabile. Le bombe continuano a piovere incessantemente sulla città da circa 26 ore.
Il vice sindaco, Sergei Orlov, ha chiesto “aiuto militare”, e ha riferito di non sapere il numero di morti perché è impossibile uscire dai rifugi per recuperare i copri. L’impressione è che la battaglia per Mariupol possa trasformarsi in un bagno di sangue, anche perché, come spiegato dalle fonti sul posto, lì convergono i separatisti del Donbass mentre all’interno vi sono anche le frange nazionaliste del Battaglione Azov, che ha sede proprio nella provincia. Anche il capo del Centro di controllo della difesa nazionale russa, Mikhail Mizintsev, come riferisce Agenzia Nova, ha detto che il rischio di una catastrofe umanitaria è imminente come nella capitale Kiev.