La geopolitica della corsa allo spazio
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Il leader dell’autoproclamata Repubblica popolare di Donetsk, Denis Pushilin, inizia a tracciare una linea sul futuro del Donbass. E lo fa partendo da un annuncio, quello del sequestro dei mercantili presenti nel porto di Mariupol: navi che, a detta del leader filorusso, “passeranno sotto giurisdizione della Repubblica popolare”. Le frasi di Pushilin – unite a quelle riportate sempre dall’agenzia Interfax sul primo carico di 2.500 tonnellate di bobine di acciaio che da Mariupol ha preso la rotta del porto russo di Rostov sul Don – hanno un significato particolare.

A livello tattico, o se vogliamo contingente, indicano che la Russia ha assunto il pieno controllo delle risorse di Mariupol al punto da utilizzare il materiale prodotto nelle acciaierie della città per rifornire il territorio della Federazione. Non solo, qualora il porto fosse realmente entrato di nuovo in funzione, questo indicherebbe che per il momento i terminal sono completamente bonificati dalle mine e così anche alcune rotte che collegano la città costiera del Mar d’Azov al più grande Mar Nero. Segnali che lasciano dedurre che Mosca abbia ormai assicurato il porto, i prodotti dell’industria e l’intero specchio d’acqua e che voglia sfruttare tutto questo anche per sostenere il mercato interno.

Ma quello che si evince da queste prime notizie che giungono da una sorta di “nuova normalità” di Mariupol è che per la prima volta appare delineato un orizzonte post-bellico. Fino a qualche giorno fa, la cronaca era soltanto riferita all’assedio di Azovstal, alla resa dei combattenti del Battaglione Azov e dei fanti di marina ucraini, alla devastazione di una città posta sotto assedio e martellata dalle bombe russe. Adesso, Mosca sembra avere la volontà di rovesciare completamente questa comunicazione che giunge dal centro dell’Ucraina sud-orientale dandone un quadro completamente diverso. Mariupol e il suo porto sono elementi vivi, secondo il Cremlino, e dunque capaci di essere parte integrante di una nuova realtà. La città, sequestrando i mercantili presenti in porto, ribadisce la volontà di creare una vera e propria “flotta commerciale” in grado di alimentare l’economia locale. Inoltre, sempre da parte russa, viene descritta la città sul Mar d’Azov come nuovo hub per il commercio tra Russia e regioni sotto il controllo di Mosca, tanto che Kirill Stremousov, vice capo dell’amministrazione militare-civile della regione di Kherson, ha detto che Mariupol può essere utilizzato come porto per “fornire grano alla Russia”. Le frasi sono riportate da Adnkronos.

Segnali che servono a far capire come a Mosca e nelle regioni in mano alle milizie popolari filorusse si inizi ormai a porre le basi per il futuro della regione del Donbass e delle altre aree conquistate. E non è un caso che le agenzie di stampa diano spazio al leader filorusso dell’autoproclamata repubblica di Donetsk e all’amministratore russo di Kherson. Quasi a voler ribadire che Mosca distingue nettamente la regione a nord della Crimea da quella del Donbass: la prima sotto controllo russo, la seconda sotto una nuova realtà riconosciuta esclusivamente dal Cremlino e su cui si è basato l’intervento militare di febbraio. Ricordiamo infatti che Vladimir Putin, il 21 febbraio scorso, ha riconosciuto le repubbliche separatiste di Donetsk e Lugansk e non ha parlato di annessione di quei territori. Diverso invece il caso di Kherson, dove è in atto un’avanzata militare russa distinta nell’obiettivo politico: qui ancora non si parla di repubblica popolare e, come del resto avvenuto in Crimea, si parla sempre più spesso di ipotesi di annessione.

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