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Zbigniew Brzezinski, politologo statunitense e Consigliere per la sicurezza nazionale, durante la presidenza Carter, in A Geostrategy for Eurasia nel 1998, scriveva: “Ciò che avverrà nella distribuzione del potere dell’intera Eurasia sarà di decisiva importanza per la supremazia globale dell’America e per il suo destino storico”. Poi, sempre nello stesso saggio, continuava l’analisi, suddividendo l’operazione di controllo di Washington sull’Eurasia in una serie di tappe : “Nel tempo breve (cinque anni circa), – scriveva – bisogna impedire che nello spazio eurasiatico si crei una coalizione ostile agli Stati Uniti, nel tempo medio (vent’anni circa) bisogna creare ‘partners strategicamente compatibili’ per un sistema di sicurezza trans-eurasiano”.

Brzezinski ci aveva visto giusto. E quella da lui descritta è la strategia geopolitica che, in Occidente, gli Stati Uniti portano avanti a partire dal collasso dell’Unione Sovietica in poi, sfruttando soprattutto l’Alleanza Atlantica. Dal 1949, anno di istituzione della Nato, all’ Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord hanno aderito 28 Stati. La maggior parte dei quali si trovano in Europa. Tra il 1999 e il 2004, sono divenuti parte della Nato Polonia, Ungheria, Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Slovacchia e Slovenia. Tutti o quasi ex membri del Trattato di Varsavia, nemici “della civiltà occidentale”. Insomma, è una vera e propria espansione ad Est della Nato, quella alla quale assistiamo quotidianamente. L’ultimo caso proviene dalla Svezia, il cui Parlamento qualche giorno fa ha ratificato un accordo con l’Alleanza Atlantica che permetterebbe a quest’ultima di schierare truppe e mezzi militari nel nord Europa al fine di “proteggere il paese nordico dalla Russia”. Si sa, la situazione svedese è particolare. Perché dal 2014, in seguito alla denuncia di Stoccolma di “ingressi non autorizzati” da parte di mezzi militari russi nello spazio territoriale nazionale, la Svezia ha deciso di rinunciare allo status di Paese non allineato, iniziando una cooperazione con gli Stati dell’Alleanza Atlantica.

Attualmente non c’è nessuna avanzata russa. E il comportamento di Svezia e Nato è essenzialmente provocatorio – spiega il giornalista Giulietto Chiesa a Gli Occhi della Guerra – perché non esiste alcuna dichiarazione russa che possa giustificare questo movimento di militari in nord Europa. Tra l’altro, Mosca non sta in alcun modo esercitando pressioni sui paesi del nord Europa e del Baltico”.

Parole forti quelle di Chiesa, soprattutto in vista del prossimo vertice Nato di luglio a Varsavia. E per preparare al meglio l’incontro estivo, l’altro giorno sono stati a colloquio il segretario generale dell’Alleanza Jens Stoltenberg  con il premier italiano Matteo Renzi.  Dall’incontro è emersa la volontà dell’Alleanza di rapportarsi e dialogare con Mosca: “Non siamo a favore di nuove tensioni, di una nuova guerra fredda, e faremo tutto il possibile per mantenere il dialogo con la Russia”, ha detto Stoltenberg. Ma resta il fatto che la Nato continui a muovere i propri uomini e mezzi al confine con la Russia.

Oggi viviamo un rafforzamento militare della Alleanza all’interno dei Paesi che già ne fanno parte – continua Chiesa –   Lituania, Lettonia ed Estonia sono già diventate basi militari della Nato. Ad esempio, amici del Baltico mi dicono che oggi  Riga è piena di militari americani che girano per la città in divisa, lì ci sono i loro capi e i loro mezzi di comando.  E sempre lì arrivano i mezzi militari, che poi vengono piazzati ai confini con la Russia. E lo stesso avviene in Ucraina e Georgia, anche se questi Stati non fanno parte della Nato. Questa è la vera provocazione nei confronti della Russia. Con queste mosse si vuole fare pressione sulla Russia. E per dire che Mosca minaccia qualcuno bisogna portare delle prove a sostegno”.

“Contemporaneamente in Romania  e Polonia – conclude Chiesa – stanno installando missili militari Nato. I quali inizialmente vennero indicati come deterrente al passaggio di presunti missili iraniani, e quindi furono identificati come armi che potevano intercettare solo altri missili in aria, senza colpire obiettivi a terra. Poi con l’Iran è stato stipulato un accordo avente ad oggetto la rinuncia da parte di Teheran all’utilizzo di bombe atomiche. E a questo punto i missili nell’Europa dell’Est non avrebbero avuto più bisogno di esserci. Eppure la Nato, e quindi gli Stati Uniti, continuano ad installare queste armi. Che si sono dimostrate essere missili di attacco, che possono benissimo colpire obiettivi avversari a terra”.

“Nell’incontro con i governanti di Svezia, Danimarca, Finlandia, Islanda e Norvegia, il 13 maggio a Washington, – scrive Manlio Dinucci sul Manifesto – il presidente Obama ha denunciato ‘la crescente presenza e postura militare aggressiva della Russia nella regione baltico/nordica’, riaffermando l’impegno degli Stati uniti per la ‘difesa collettiva dell’Europa’. Impegno dimostrato con i fatti proprio il giorno prima, quando alla base aerea di Deveselu in Romania è stata inaugurata la ‘Aegis Ashore’, installazione terrestre del sistema missilistico Aegis degli Stati Uniti”.

“A che serve il sistema Aegis schierato in Europa, che gli Usa stanno potenziando? – continua  Dinucci – Ce lo spiega la stessa Lockheed Martin. Illustrando le caratteristiche tecniche del sistema di lancio verticale Mk 41 —quello installato sulle navi lanciamissili Aegis e ora anche nella base di Deveselu – sottolinea che esso è in grado di lanciare ‘missili per tutte le missioni: anti-aeree, anti-nave, anti-sottomarino e di attacco contro obiettivi terrestri’. Ogni tubo di lancio è adattabile a qualsiasi missile, compresi ‘quelli più grandi per la difesa contro i missili balistici e quelli per l’attacco a lungo raggio’. Si specificano anche i tipi: ‘lo Standard Missile 3 (SM-3) e il missile da crociera Tomahawk’”.

Eppure il Cremlino non si lascia intimidire. “La Russia  – ha dichiarato Vladimir Putin – è costretta a intraprendere determinate misure militari per garantire la propria sicurezza dopo l’apertura della  base missilistica Nato a Deveselu, in Romania”Che si stia preparando una nuova guerra fredda nel cuore dell’Europa?

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