La Nato si esercita sulle coste della Scozia in una delle più importanti esercitazioni congiunte dell’Alleanza atlantica, la Joint Warrior. L’esercitazione vede coinvolti più di 11.600 militari provenienti da 17 Stati membri, oltre alle forze di alcuni Stati partner della Nato come Australia, Finlandia e Svezia. Un’esercitazione in grande stile che arriva in un momento particolarmente delicato dei rapporti fra la Nato e le superpotenze avversarie: in particolare Cina e Russia. E dove il Regno Unito ha intrapreso una strada decisamente orientata verso il contrasto alla politica della Russia.

Come riporta il sito Forces, il centro operativo delle esercitazioni è nella base di Clyde, in territorio scozzese. Gli scenari di addestramento prevedono la guerra fra più Paesi che si disputano determinate risorse e territori, nonché attività antiterrorismo e anti-contrabbando, guerra di informazione, operazioni di evacuazione e guerra cibernetica. Insomma, tutti gli scenari in cui possono essere coinvolte, in questi anni, le forze armate dei Paesi occidentali e orientali.

Il 3 maggio, l’esercitazione culminerà nella Salisbury Plain Training Area. Le forze Nato, in particolare quelle del Joint expeditionary force (Jef) condurranno operazioni di combattimento urbano con supporto aereo fornito da Apache, Chinook, Wildcat e Tornado. Questa esercitazione includerà anche le truppe del reggimento paracadutisti del Regno Unito, il reggimento danese “Dragone dello Jutland”, la Brigata lituana “Lupo di Ferro” e la Brigata di fanteria meccanizzata lettone.

[Best_Wordpress_Gallery id=”927″ gal_title=”Esercitazioni Nato Scozia”]

L’arrivo della delegazione russa

Ad assistere alle complesse esercitazioni militari della Nato sulle coste scozzesi, anche una delegazione delle forze armate russe. La visita è in linea con gli obblighi del Regno Unito nei confronti del Documento di Vienna, che mira a promuovere la fiducia reciproca e la trasparenza tra gli Stati firmatari nella politica strategica di tutta l’Europa, Russia compresa. Ma la questione della presenza russa alle Joint Warrior è particolarmente rilevante.

La Russia è stata sempre particolarmente interessata ad assistere alle esercitazioni in questione. Tanto che nel 2015, quando il Documento di Vienna sembrava ormai lettera morta, Mosca fece di tutto per costringere la Nato ad accettare che i delegati russi partecipassero a queste manovre. L’Alleanza atlantica fu obbligata ad accogliere la richiesta del ministero della Difesa russo, poiché rientrava proprio nei doveri di trasparenza previsti dall’accordo. Una vittoria diplomatica non secondaria per la Difesa russa.

In una dichiarazione rilanciata dalla Bbc, il comandante Danny Endruweit, ha detto: “Anche nei momenti di maggiore tensione politica, ci atteniamo ai nostri valori e onoriamo i nostri accordi”. Ma l’imbarazzo, a Stirling, dove è avvenuto l’incontro, era evidente.

Negli ultimi mesi, se non anni, i rapporti fra Mosca e Londra sono ai minimi termini. L’ultimo caso, quello dell’ex agente russo Sergei Skripal avvelenato insieme alla figlia, è stato solo l’esempio più eclatante di quanto sia evidente lo scontro fra Regno Unito e Federazione russa.

E anche dal punto di vista prettamente militare, non sono mancati episodi che hanno dimostrato le difficili relazioni che intercorrono fra i due Stati. Molto spesso le forze armate britanniche fanno riferimento a quelle russe come motivo per l’innalzamento dei fondi della Difesa e sono sempre più frequenti i progetti militari che hanno come obiettivo quello di difendersi da eventuali attacchi di Mosca.

Dall’altro lato, aerei e navi russi spesso si trovano al confine delle acque territoriali britanniche o sorvolano i cieli di competenza della Royal air force, scatenando la reazione della marina e dell’aeronautica britannica, costrette a monitorare le rotte russe intorno alla Gran Bretagna.