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L’Ucraina che da oltre due anni combatte l’invasione russa del suo territorio sta vivendo un gravissimo problema demografico. Come se non bastassero l’enorme quantità di profughi e cittadini fuggiti all’estero, la perdita di una parte della popolazione residente nelle aree occupate da Mosca e i problemi connessi alle morti dei civili sotto le bombe e dei giovani sul campo di battaglia, a ciò si aggiunge un dato problematico sulle nascite che, secondo recenti studi, non sono mai state così basse nel Paese, in termini assoluti, da 300 anni. Ukraine Business News ha infatti ricordato che in tutta l’Ucraina, comprese le aree sotto occupazione russa, lo scorso anno i nati sono stati complessivamente 187mila. Tanti quanti ne nascevano, grossomodo, a inizio XVIII secolo, quando però gli ucraini si aggiravano tra i 4,5 e i 5 milioni.

Il problema demografico dell’Ucraina

Il dato mostra un’ulteriore sterzata negativa di una statistica che, già prima della guerra, era preoccupante: i nuovi nati in Ucraina erano saliti dai 375mila di inizio secolo nel 2000 e nel 2001 a oltre 500mila tra il 2008 e il 2012, anno di un picco con 520.700 nuovi nati. Poi nell’ultimo decennio è iniziato un tracollo che ha praticamente dimezzato le nascite in un Paese in perenne crisi strutturale, in cui una parte dei giovani è stata al contempo arruolata a combattere la guerra strisciante a bassa intensità del Donbass prima e a rispondere all’aggressione russa poi, Il risultato? Le nascite erano 271mila nel 2021, meno che alla fine dell’era sovietica e nei turbolenti Anni Novanta. E oggi il disastro è compiuto. Contribuendo al calo della base demografica di un Paese che alla fine dell’era sovietica contava 51 milioni di abitanti e oggi ha una popolazione di soli 29 milioni di persone.

La demografia ucraina presenta trend negativi da trent’anni e, in questo contesto, un dato significativo è rappresentato dal fatto che per Kiev l’avvicinamento all’Occidente e all’Europa ha avviato, paradossalmente, un’ulteriore anemia di abitanti. Parafrasando la famosa frase di Indro Montanelli sull’Italia e l’Europa, l’accesso dell’Ucraina a una maggiore convergenza con l’Ue è stato un ottimo affare per molti ucraini, che hanno potuto trasferirsi nelle più ricche economie dell’Europa centrale e occidentale portando la formazione acquisita in uno Stato dall’elevata scolarizzazione e dall’istruzione efficiente. Ma un affare peggiore per il Paese. Nota bneIntelliNews, portale ucraino di approfondimento, che “l’introduzione dell’esenzione dal visto da parte dell’UE nel 2017, sebbene salutata come una riforma storica, ha accelerato un deflusso di massa di manodopera, esacerbando ulteriormente i problemi demografici dell’Ucraina. L’esodo di milioni di persone verso i paesi dell’Europa centrale in cerca di migliori opportunità ha ulteriormente messo a dura prova le dinamiche demografiche del paese” schiacciando la piramide degli abitanti.

Le prospettive drammatiche del prossimo futuro

Al contempo, si stima che almeno 8 milioni di cittadini abbiano definitivamente lasciato il Paese, contando sia quelli che scappano dalle aree sotto bombardamento russo che quelli che fuggono dal Donbass occupato terra di combattimenti, dopo l’attacco russo del 2022. E ora le stime sono sempre più sconfortanti per il Paese. Si, perché di stime si tratta: un vero censimento manca in Ucraina dal 2001 e nonostante Volodymyr Zelensky avesse promesso, in campagna elettorale nel 2019, di convocarne uno prima il Covid-19 e poi la guerra lo hanno finora impedito. Le prospettive aperte dalla fuga di molti giovani e dalla perdita sul campo di battaglia di almeno 50-60mila soldati appartenenti alla fascia più giovane e fertile della popolazione schiudono, in quest’ottica, scenari cupi per il futuro. A cui si aggiungono gli effetti della mortalità indiretta, legata al collasso di molte strutture sanitarie per la crisi legata alla guerra,

Come ricorda The Loop, in futuro “se il 35% dei rifugiati tornasse in patria, la popolazione diminuirebbe di oltre un terzo entro il 2040. Anche un tasso di ritorno del 90% comporterebbe comunque un calo della popolazione del 20%. Il risultato più probabile è una cifra a metà tra queste due stime. Indipendentemente da ciò, “l’Ucraina dovrà accogliere una popolazione stanca della guerra e ricostruire la propria economia, compresi i servizi pubblici. Nel 2021, il FMI ha calcolato il PIL dell’Ucraina a 199,8 miliardi di dollari e ha previsto un forte calo del 20% entro il 2022 . Prima dell’invasione, il reddito pro capite dell’Ucraina ammontava a 4.800 dollari , il che rendeva già il paese uno dei più poveri d’Europa”. Il popolo ucraino da due anni combatte, con forza e dignità, una battaglia per la propria libertà e indipendenza che, per l’ampiezza della sua mobilitazione, ha stupito gli osservatori internazionali. Si pone, oggigiorno, il grande dilemma su quale sia, però, il punto di caduta oltre il quale l’Ucraina in guerra rischia di non aver più prospettive future. Le macerie demografiche del Paese sono altrettanto preoccupanti di quelle fisiche e economiche, anzi forse le più preoccupanti in assoluto: dopo la guerra l’Ucraina rischia di essere più anziana, più vuota, più povera. E questa è una realtà che riguarda anche tutti quei Paesi che la stanno aiutando sul campo. Chiamati, nel prossimo futuro, a farsi carico di un onere di ricostruzione che rischia di sfidare le possibilità reali di intervento per ridare prospettiva a un Paese spiazzato.

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