Da un giorno all’altro, lungo il confine che separa l’Armenia dalla regione contesa del Nagorno Karabakh, o Artsakh, è apparsa una micro-base militare corredata di tricolore russo. Si tratta di un piccolo avamposto, la cui scoperta è avvenuta per caso e che ha un significato enorme: è il primo segnale di supporto concreto di Mosca a Yerevan.

La scoperta

L’avamposto militare è stato scoperto il 25 ottobre da Sergei Bobylev, fotografo dell’agenzia di stampa ufficiale russa Tass. Bobylev ha documentato fotograficamente l’esistenza della base, composta da due capannoni e sulla quale svetta la bandiera russa, la cui costruzione era stata segnalata nei giorni precedenti da alcuni giornalisti stranieri. Nel minuscolo sito militare è stato anche documentato lo stazionamento fisso di truppe e furgoncini.

La base si trova all’interno del territorio armeno, più precisamente nei pressi di Tegh, l’ultimo villaggio lungo la strada che conduce al corridoio di Lachin. Quest’ultimo è un lembo di terra dall’estensione di nove chilometri che connette l’Armenia al Nagorno Karabakh. La rilevanza geostrategica del corridoio lo ha reso uno dei punti focali della guerra del Nagorno Karabakh del 1988-1994: controllarlo significa condizionare sensibilmente il flusso di rifornimenti via terra nella regione contesa. Dopo essere stato conquistato dai separatisti nel maggio 1992, la salvaguardia dell’egemonia sul corridoio è divenuta una delle priorità della repubblica non riconosciuta dell’Artsakh.

Quale potrebbe essere il significato?

Costruire un avamposto a Tegh equivale a garantire all’Armenia la possibilità di proseguire l’invio di rifornimenti ai separatisti dell’Artsakh. Inoltre, la presenza militare russa funge anche da deterrente nei confronti dell’Azerbaigian che, da metà ottobre, ha iniziato ad avanzare verso il corridoio di Lachin, palesando la possibile ambizione di una riconquista.

La scelta di Tegh non è stata, quindi, per nulla casuale. Inoltre, e questo è estremamente importante, la stampa armena ha mantenuto il più stretto riserbo sull’esistenza della base, la cui scoperta è avvenuta soltanto per via dell’attenzione del giornalismo straniero.

In breve, chiunque voglia decuplicare le probabilità di vincere la guerra nel Nagorno Karabakh deve puntare al controllo del corridoio di Lachin. Questo è il motivo per cui i separatisti filoarmeni, a partire dal 1992, una volta riconquistata Shusha, concentrarono ogni risorsa sull’espulsione degli azeri da questi nove chilometri di terra. Ed è per lo stesso motivo che, oggi, le forze armate di Baku stanno timidamente avanzando verso questo territorio ed è comparso un avamposto russo a Tegh.

La decisione del Cremlino di introdurre una presenza militare a supporto delle posizioni armene nel Nagorno Karabakh, però, si presta ad un’ulteriore interpretazione, meno strategica e più politica. Da quando tra i due belligeranti sono riprese le ostilità alle prime luci del 27 settembre, la Russia ha mantenuto una difficile posizione di perfetto equilibrio, avendo interessi da difendere e preservare in egual misura a Baku e Yerevan.

L’opzione dell’equidistanza, alla lunga, si è rivelata inefficace: la Turchia ha dimostrato di esercitare un’influenza sull’Azerbaigian sopra le aspettative, determinando il fallimento del tentativo di intermediazione portato avanti dal Cremlino. Nella consapevolezza che a Baku stia avendo luogo un riallineamento culturale e geopolitico in direzione di Ankara e con lo scopo di evitare che la crisi possa venire sfruttata dall’Occidente per amicarsi Yerevan, anche alla luce del dinamismo francese e statunitense, il Cremlino avrebbe deciso di fare una scelta di campo.

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