Myanmar, i ribelli avanzano, la giunta arretra e la Cina si preoccupa

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Sembrava che l’ultimo intervento diplomatico della Cina in Myanmar potesse essere l’anticamera per una pace imminente e duratura in tutto il Paese. Lo scorso gennaio, Pechino annunciava la mediazione per il cessate il fuoco tra la giunta militare al potere a Naypyidaw e il Myanmar National Democratic Alliance Army (MNDAA), uno dei numerosi gruppi armati operativi in una nazione che è entrata nel quinto anno consecutivo di guerra civile.

Se nel Nord-Est l’ombrello del Dragone è servito a mettere in sicurezza i confini sino-birmani, nel resto del Myanmar la situazione è sempre più complessa. Già, perché i ribelli – sotto le sembianze della Three Brotherhood Alliance – hanno continuato a conquistare spazio operativo, territori strategici e città.

Il 2024 è stato un annus horribilis per i militari del presidente Min Aung Hlaing. Secondo il Myanmar Peace Monitor, le forze della giunta hanno perso il controllo di oltre 200 basi e 14 città nello Stato strategico settentrionale di Kachin, oltre che di alcuni importanti centri di estrazione di terre rare a Chipwi e Pangwa. In totale, quasi 100 città sarebbero finite nelle mani dei vari gruppi ribelli, mentre il Tatmadaw, ovvero l’esercito governativo del Myanmar, è sempre più stretto all’angolo.

L’avanzata dei ribelli

L’ultima emorragia della giunta guidata da Min Aung Hlaing è localizzata a ovest, dove l’intero Stato di Rakhine è stato conquistato dalle forze ostili. L’Esercito di Arakan, uno dei membri della citata Three Brotherhood Alliance, ha rivendicato il controllo di Maungdaw, l’ultimo avamposto militare nel nord di Rakhine. I ribelli ora controllano l’intero confine di 271 chilometri tra il Rakhine e il Bangladesh.

In precedenza, il Mndaa aveva preso possesso di Laukkai, la capitale della zona autogestita di Kokang, mentre nel centro di Sagaing, la People’s Defense Force aveva fatto altrettanto con Kawlin e Pinlebu, due città chiave, cruciali per l’approvvigionamento delle truppe governative in prima linea.

La Bbc ha stimato che la giunta militare controlli appena il 21% dell’area totale del Myanmar. E il resto? Un mosaico nelle mani di numerosi gruppi ribelli (42%) e aree contese tra i due schieramenti (37%). Tutti accomunati dalla comune volontà di rovesciare Min Aung Hlaing, ma ciascuno portatore di interessi specifici. In certi casi forse troppo specifici, tanto è vero che, nel caso in cui il Tatmadaw dovesse alzare bandiera bianca, resta difficile immaginarsi un compromesso tra le varie fazioni ribelli, con il rischio che l’intero Myanmar possa comunque rimanere in uno stato di tensione permanente.

Rebus birmano

L’esercito governativo oggi non è più in grado di affrontare i gruppi rivali in una valle specifica o nei pressi di una certa area. Il motivo è semplice: i ribelli possono ormai potenzialmente attaccare i militari della giunta in punti infiniti, dislocati su centinaia e centinaia di miglia di territorio contiguo e controllato in maniera pressoché totale.

Questi combattenti, tra l’altro, sono sempre meno influenzabili dalla diplomazia cinese, che è interessata a salvaguardare i propri (ricchi) affari in Myanmar. La conquista di miniere di terre rare nell’estremo Nord del Paese – miniere che riforniscono il Dragone – da parte dell’Esercito per l’indipendenza Kachin ha preoccupato il gigante asiatico, così come l’avanzata dell’Esercito di Arakan nel Rakhine, che ha sostanzialmente circondato un terminale di gas e petrolio sulle rive del Golfo del Bengala, un’infrastruttura fondamentale per i progetti energetici della Cina in Myanmar.

Nel frattempo, la Russia è riuscita a firmare con il Governo birmano un memorandum sulla cooperazione in materia di investimenti in una zona economica speciale a Dawei, che comprende la costruzione di un porto, di una centrale termoelettrica a carbone e di una raffineria di petrolio. L’intesa è stata ratificata dal capo del ministero dello Sviluppo economico di Mosca, Maksim Reshetnikov, e dal ministro per gli Investimenti e le Relazioni economiche estere del Myanmar, Kan Zaw, durante una visita di una delegazione russa nel Paese del Sud-Est asiatico.