La vita torna lentamente a Mosul. Quando ancora i rumori dei proiettili riempiono l’aria della città irachena, c’è una popolazione che tra i massacri, i cadaveri e il terrore, vuole tornare a vivere, riprendendosi quella vita che lo Stato Islamico ha tolto agli abitanti dell’Iraq e della Siria per imporre il suo rigido regno del terrore. Lo Stato Islamico non ha risparmiato niente nella città, devastando il tessuto sociale, le infrastrutture, il lavoro delle persone, ma anche la cultura e il tempo libero, che sembrano ormai un ricordo lontano, quasi sconosciuto per una cittadinanza vissuta nell’inferno del Califfato. Ed è proprio da qui, dai libri, che un’organizzazione non governativa ha deciso di ripartire per la ricostruzione della città: dalla cultura e dal tempo libero, in particolare dai libri, vittime della furia dell’Isis al pari di molte altre manifestazioni culturali.
La furia dello Stato Islamico ha colpito da subito la cultura nella città di Mosul. Nella guerra del Califfato, l’idea iniziale è stata quella di mettere in atto una sorta di grande vendetta contro la classe intellettuale e i rappresentanti della cultura irachena che non si volevano piegare all’Isis. E con essa i simboli di questa resistenza. Le facoltà sono state tutte chiuse, tranne quella di Medicina per la cura de feriti e per mantenere la salute pubblica della città. Moltissimi libri sono stati distrutti, librerie e biblioteche chiuse o date alle fiamme. I libri che non sono stati distrutti, spesso sono stati vietati, perché non facenti parte della cultura salafita che il Daesh voleva imporre sull’Iraq e sulla Siria.
L’obiettivo principale della campagna è quello di riportare la vita nelle biblioteche di tutte le università di Mosul, in particolare in una delle principali biblioteche scientifiche della città irachena, che conteneva più di un milione di fonti bibliografiche e che è stata completamente distrutta dalla furia dell’Isis e dai bombardamenti della coalizione internazionale e dell’esercito iracheno. Nella città irachena, ventinove biblioteche dell’Università di Mosul sono state distrutte dalle fiamme, così come è stato distrutto il database in cui erano contenute le scansioni di quasi tutti i libri tenuti al loro interno. Per questo motivo, la Public Aid Organization (PAO) ha deciso nell’ottobre del 2016, in concomitanza con l’inizio della battaglia per liberare la provincia di cui Mosul è capoluogo, di lanciare questa iniziativa con un gruppo d’intellettuali e professori universitari.
Delle quattro università della provincia, ovvero quella di Mosul, Ninive, Al Hamdaniya e l’Istituto Tecnologico, si spera che almeno la prima possa riaprire all’inizio del prossimo anno accademico. Un sogno per molti studenti e ricercatori iracheni, che vedono nella ripresa degli studi e della ricerca uno dei grandi passi per tornare a vivere una vita quantomeno simile a quella vissuta prima che la guerra del Califfato devastasse per sempre la loro esistenza. Ricominciare dalle università sarebbe un segnale fondamentale per far capire che il Paese, in particolare la provincia di Mosul, è pronta a ripartire e a garantire una vita dignitosa alle migliaia di abitanti ancora terrorizzate dal tornare a vivere in città.
Finora, l’Organizzazione ha ricevuto circa cinquemila libri, grazie a donazioni dall’interno dell’Iraq e soprattutto grazie a donatori esterni, anche con il coordinamento con diverse università negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Francia che hanno fornito i database elettronici delle loro biblioteche per dare agli studenti di Mosul un primo mezzo per accedere ai libri contenuti nelle biblioteche che hanno preso parte all’iniziativa. Il problema è che, a parte le materie scientifiche, dove è facile che i testi siano in inglese, moltissime materie necessitano di libri redatti nel Paese o comunque nel mondo arabo. Proprio per questo motivo, Public Aid Organization ha deciso di intraprendere una collaborazione con una casa editrice araba, Mada, affinché li aiuti nel mettersi in contatto con le altre case editrici del Medio Oriente, nonché con l’Associazione delle Libertà Accademica del Mondo Arabo, che è composto da rappresentanti di venti Paesi, e che può garantire la circolazione dell’iniziativa in tutto il mondo mediorientale e nordafricano. Attraverso la collaborazione con quest’ultima associazione, qualcosa si è mosso, e alcune università di Egitto, Tunisia, Marocco e Libano hanno iniziato a inviare database e libri e presto si attiveranno anche per le altre biblioteche distrutte dalla guerra.
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