Il conflitto russo-ucraino rappresenta non solo una guerra tra due nazioni, ma un contrasto tra due modelli politici diametralmente opposti, i quali si sono dimostrati incapaci di coesistere. Nello specifico il modello democratico ucraino, caratterizzato dalla presenza di un forte parlamento composto da rappresentanze regionali gelose della propria autonomia, il cui vivace dibattito politico ha funto da contrappeso all’autorità presidenziale e il sistema autocratico russo, segnato invece dalla presenza di un forte governo centrale privo di contrappesi alla propria autorità. L’integrazione dell’Ucraina nelle istituzioni euro atlantiche ha rappresentato negli ultimi anni il pilastro centrale della politica interna ed estera del Paese. Oggi abbiamo intervistato una delle principali esperte di politica ucraina, la professoressa Vyktoria Vdovychenko, con la quale abbiamo discusso delle motivazioni relative allo scoppio del conflitto russo ucraino, degli sforzi del paese circa l’integrazione europea e dei possibili impatti della guerra sullo scacchiere internazionale. Vdovychenko è professoressa associata presso l’Università Borys Grynchenko di Kiev, docente a contratto presso l’Università di Bologna e insegna al Seminario sulla guerra irregolare e le tattiche ibride del Centro europeo di studi sulla sicurezza George C. Marshall Center. Ha inoltre collaborato alla redazione di molte delle riforme ucraine nel settore della difesa dal 2015 ad oggi.

Inizierei con una domanda piuttosto spinosa. Negli ultimi anni l’ingresso nella Nato ha rappresentato la priorità della politica estera ucraina. Esattamente, quali sarebbero per l’Alleanza Atlantica i benefici derivanti dall’ingresso del Paese?

Il primo beneficio derivante dall’ingresso dell’Ucraina nella Nato è certamente rappresentato dall’information sharing, ossia lo scambio di informazioni tra le parti. L’esercito ucraino dispone attualmente di un’esperienza operativa senza pari nel continente europeo, contemporaneamente le nostre forze armate impiegano software altamente sofisticati quali Delta e stanno sviluppando nuovi sistemi d’arma tra cui missili e droni, i quali a breve vedranno un impiego operativo vero e proprio. Abbiamo inoltre una grande esperienza nel settore della cyber sicurezza, avendo contrastato per anni le minacce cibernetiche provenienti dalla Federazione russa. Questa grande esperienza operativa e queste innovazioni tecniche, potranno essere messe a disposizione delle nazioni facenti parte dell’Alleanza Atlantica. In secondo luogo l’ingresso dell’Ucraina nella Nato consentirà la piena applicazione dell’articolo 10 del trattato fondamentale dell’Alleanza, esso infatti statuisce come le nazioni facenti parte di quest’ultima possano invitare ogni altro stato europeo in grado di contribuire alla sicurezza della regione dell’Atlantico Settentrionale. L’ingresso dell’Ucraina nella Nato precluderà qualsiasi futura azione ostile da parte della Federazione russa, garantendo pertanto la stabilità della regione.

L’Europa ha sofferto molto a causa della sua dipendenza energetica dalla Federazione russa, una volta terminato il conflitto, l’Ucraina, dotata di enormi risorse energetiche non sfruttate, può diventare il nuovo hub energetico europeo?

Alcuni esperti ritengono che una delle motivazioni dietro l’invasione su vasta scala sia stata rappresentata proprio dalla volontà da parte della Russia di impossessarsi dei giacimenti di gas e petrolio non sfruttati, presenti soprattutto nelle Oblast meridionali. Secondo Mikhaylo Guncharo grazie a queste imponenti riserve nel lungo termine la prospettiva per l’Ucraina di diventare un hub energetico è sicuramente possibile. Ovviamente ci sono però alcune variabili da considerare, anzitutto dobbiamo attendere la fine della guerra e capire come finirà la guerra, sarà infatti necessario un imponente sforzo finanziario per avviare lo sfruttamento dei giacimenti.

Viktorya Vdovychenko. Foto: Norwegian Network for Research on Ukraine.

Dal 2015 ad oggi l’Ucraina ha avviato un imponente percorso di riforme volto a scongiurare una possibile aggressione russa e a garantire la piena rispondenza ai parametri richiesti per l’ingresso nell’Unione europea e nella Nato. Che ruolo hanno avuto tali riforme nel consentire al Paese di resistere all’invasione russa e a che punto siamo con l’integrazione?

Iniziamo con il dire che tutte le riforme condotte dal 2015 in poi hanno avuto come obbiettivo il rafforzamento del paese in vista di una possibile aggressione russa e l’integrazione euro atlantica. Con riguardo al ruolo delle riforme nel conflitto, la formazione di un sistema di Command and Control “orizzontale” su modello Nato si è rivelata estremamente efficace a respingere le unità russe ancora comandate sulla base di una dottrina di tipo sovietico ormai datata che scoraggia le iniziative dei comandanti sul campo. Al contempo siamo stati in grado di migliorare notevolmente l’approvvigionamento di armamenti e viveri alle forze armate grazie alle nostre riforme sugli appalti per la difesa. Contemporaneamente l’integrazione delle forze volontarie che nel 2014 di fronte al fallimento delle istituzioni fronteggiarono le forze russe, ci ha fornito la base per creare un sistema di difesa totale in grado di coinvolgere la società civile nella difesa del Paese, cosa che ci ha aiutato molto durante l’invasione. Inoltre anche i nostri sforzi verso la digitalizzazione ci hanno dato una mano enorme, riducendo il vantaggio delle forze russe. Infine, le iniziative volte a garantire l’eguaglianza di genere all’interno delle forze armate ucraine hanno incrementato notevolmente la partecipazione delle donne. 

Per quanto riguarda l’integrazione europea, l’Ucraina ha recentemente ottenuto lo status di candidato all’ingresso. A seguito dell’ottenimento di tale status, la Commissione europea ha dato sette “compiti per casa” all’Ucraina. Tali compiti sono rappresentati da sette raccomandazioni circa le riforme da adottare in alcuni settori, nello specifico: Corte Costituzionale, sistema giudiziario, lotta alla corruzione, il riciclaggio di denaro, de-oligarchizzazione del Paese, adeguamento delle leggi sui media agli standard europei e tutela delle minoranze nazionali. Il report preliminare rilasciato dal commissario europeo sull’allargamento Olivér Varhelyi nel mese di giugno ha indicato come l’Ucraina si sia perfettamente armonizzata agli standard europei sui settori relativi alla legislazione dei media e al sistema giudiziario, il Paese ha inoltre fatto enormi progressi nella riforma della Corte Costituzionale, sono stati poi fatti buoni passi in avanti per le altre quattro raccomandazioni, ma su quei campi si necessita ancora di riforme importanti. Di certo il cammino verso l’integrazione euro atlantica è ancora lungo, ma sul fronte dell’ingresso nell’Unione europea sono stati fatti passi in avanti molto significativi.

Affrontiamo ora una domanda che da tempo sta spaccando l’opinione pubblica: perché la deterrenza occidentale è fallita? Perché Putin ha in ultima analisi deciso di attaccare convinto che avrebbe vinto?

Ciò è avvenuto prevalentemente per due motivi. La prima motivazione attiene ai timori occidentali circa la disintegrazione della Federazione russa, con conseguente dispersione del suo imponente arsenale nucleare e chimico. Ciò ha sempre comportato l’assunzione da parte dell’Occidente di una postura moderata nei confronti della Federazione russa. La seconda motivazione, direttamente collegata alla prima, consiste nella blanda reazione occidentale prima alle diverse guerre condotte dalla Russia nei primi anni Novanta, il cui caso più emblematico è rappresentato dalla Transnistria, poi all’aggressione a danno della Georgia nel 2008 e infine alla prima invasione dell’Ucraina nel 2014. Ciò ha quindi portato Putin a ritenere che l’Occidente non avrebbe reagito, o comunque che non avrebbe reagito con forza, a questa nuova aggressione. 

Il generale fallimento russo in Ucraina può rappresentare un efficace deterrente all’espansionismo cinese?

La Cina ha storicamente avuto una naturale tendenza ad allargarsi ed inglobare territori, Pechino vorrebbe ricoprire un ruolo più rilevante sullo scacchiere mondiale, ergo è difficile tenere tale tendenza a freno. I prossimi anni saranno certamente dominati da una competizione sempre più serrata tra Stati Uniti e Cina ed è improbabile che il fallimento strategico russo in Ucraina possa fermare la volontà di Pechino di ascendere al ruolo di grande potenza mondiale. Tuttavia, è chiaro che le pesanti sconfitte militari russe verranno certamente considerate da Xi Jinping nei suoi calcoli laddove dovesse seriamente pensare di lanciare un’invasione.