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La marina di Mosca schiererà presto una nuova classe di sottomarini nucleari d’attacco per garantirsi ancora una volta lo status di potenza dei mari. Il Cremlino, impegnato in un piano di rafforzamento della propria marina militare quale secolare garanzia di proiezione di potenza e deterrenza, ha svelato il programma di sviluppo della nuovissima classe di sottomarini di attacco a propulsione nucleare che prenderà il nome di “Laika”: un vascello da battaglia che la Nato dovrà prepararsi a riconoscere nelle profondità abissali.

Questa nuova classe di sottomarini d’attacco a propulsione nucleare prende il suo nome una razza di cane da neve siberiano, una sorta di Husky, ed il “primo sottomarino d’attacco nucleare” che gli ingegneri di Mosca hanno deciso di sviluppa da zero, senza ispirarsi a progetti già in auge e ricalcare le linee di unità precedenti. Classificato come programma Project 545 sembra essere ancora in piena fase di progettazione, ma secondo le prime indiscrezione denoterebbe alcune determinate capacità focali: una propulsione nucleare che gli garantisca notevole autonomia, la possibilità di lanciare siluri “convenzionali” ma anche i letali missili anti-nave ipersonici messi a punto dagli scienziati russi, e un’innovativa sezione di comando che nei “bozzetti” sembra farlo assomigliare ad un mastodontico mostro marino.

Sviluppata dall’Ufficio di progettazione Malachite di San Pietroburgo, la classe Laika prevede la messa in produzione di una classe di sottomarini con una dislocazione di 11.340 tonnellate, denotando quindi l’intenzione di superare considerevolmente la stazza degli attuali sottomarini statunitensi della classe Virginia, che vantano 8.700 tonnellate. In tempi non sospetti il sito specializzato H.I Sutton riferiva che i sottomarini Laika puntano a raggiungere una velocità massima in fase di immersione di 35 nodi (equivalente di 65 km/h) e di raggiungere 500 metri e oltre di profondità operativa. Come altri sottomarini “progettati” sugli schemi della nuova generazione, la sua linea punta a donargli un aspetto più “organico“, cercando di renderlo il più possibile simile ad un capodoglio o una balena, eliminando quindi vele e altre componenti che siamo abituati a riconoscere sui sottomarini occidentali, ma che presto verranno “cancellate” anche nei nuovi sottomarini messi in cantiere da Us Navy, Royal Navy e Marine Nationale.

Ciò che non sembra essere ancora stato stabilito è se i nuovi Laika saranno dei semplici Ssn o degli Ssng: ossia dei sottomarini a propulsione nucleari lanciamissili in grado di imbarcare e lanciare dai attraverso dei tubi orizzontali sistemati nella sezione di poppa una gamma si missili anti-nave e da crociera. Parleremmo in caso dei missili ipersonici 3m-22 Zircon, missili supersonici 3m-55 Onik e i ben noti missili da crociera 3m-14 Kalibr alloggiati in 16 silos. Come armamento convenzionale il sottomarino dovrebbe in ogni caso prevedere una vasta gamma di siluri convenzionali lanciati da otto tubi da 553 mm alloggiati come di consueto nella sezione anteriore dell’unità.

Attualmente la Federazione Russa detiene una delle più grandi flotte sottomarine del mondo, la quale comprende sottomarini a propulsione nucleare e convenzionale, nelle classi lanciamissili e d’attacco, armati con una vasta gamma di armi balistiche, a raggio intermedio e intercontinentali. Essa annovera almeno 70 unità al 2019. Tuttavia, molte di queste unità appartengono alla gloriosa epoca della Guerra Fredda, che vedeva l’Unione Sovietica misurarsi con le marine dell’Alleanza Atlantica e quindi a costretta a sfornare dai cantieri del Mar Bianco un elevato numero di unità sommergibili. Molte di esse hanno di fatto ormai raggiunto l’obsolescenza, e necessitano di essere sostituite. Tra queste possiamo annoverare ad esempio i numerosi vettori della classe Akula (12/15, ndr). La classe Laika mira quindi a sostituirli gradualmente, schierandosi accanto ai nuovi sottomarini lancia missili balistici di classe Borei – i cosiddetti “buchi dell’oceano” – , ai sottomarini missili guidati di classe Yasen, e Oscar II, in modo tale da consentire a Mosca di rimanere una delle maggiori potenza navali del globo per altri due decenni.





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