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Mosca punta i missili sull’Artico. Dispiegate batterie missilistiche antinave Bastion con portata utile per “difendere” la rotta marittima settentrionale che passa per i mari del Nord: gli stessi mari gelati che lambiscono le coste russe e che nel futuro prossimo potrebbero tramutarsi nel nuovo teatro delle tensioni internazionali.

L’Artico si “riscalda” e le forze armate russe avvertono di avere dispiegato sistemi missilistici costieri Bastion nell’area a protezione della rotta marittima settentrionale, anche detta la rotta del Mare del Nord. Un importante crocevia commerciale che ha implementato il suo uso per via dall’indebolimento della calotta polare artica (indebolimento dovuto allo scioglimento dei ghiacci causato da questa chiara fase di surriscaldamento nel nostro pianeta). A confermarlo è stato il vice ammiraglio Aleksander Moiseev, comandante della Flotta del Nord: “I missili costieri e le truppe di artiglieria sorvegliano in modo affidabile la rotta settentrionale e l’area artica russa. Il Bastion ha mostrato la sua elevata efficienza. I gruppi tattici della Flotta del Nord negli arcipelaghi delle Isole Novosibirsk e della Terra di Francesco Giuseppe sono equipaggiati con questi armamenti”, ha affermato Moiseev rivolgendosi alla stampa russa e attendendosi che la notizia venisse riportata anche dai media all’Estero – in quei paesi che la Russia a più volte messo in guardia rispetto le loro intenzioni di “abbracciare le nuove rotte commerciali” concesse dal clima (…); e che secondo il punto di vista di Mosca sono di esclusivo dominio russo, poiché in parte all’interno della loro Zona economica esclusiva. Secondo le parole del Cremlino, per solcare le nuove rotte bisognerà comunicare e ricevere il benestare di Mosca.

Il suddetto sistema missilistico antinave Bastion (“Stooge” nella classificazione Nato) , schierato nelle terre di confine russe quali sono i due arcipelaghi russi, avrà così la capacità, attraverso la portata dei suoi missili, di garantire la “sicurezza” di ogni nave russa, da guerra o da trasporto, che incroci o faccia rotta nell’Artico. Sviluppato in due versioni: quella mobile, classificata come Bastion-P, e quella fissa, classificata come Bastion-S, si basa su una batteria equipaggiata con una coppia missili antinave supersonici P-800 Oniks, per i quali si stima un raggio d’azione oltre 600 chilometri. I primi tre sistemi, consegnati alle forze armate della Federazione russa nel 2010, hanno giù dimostrato la loro efficacia durante i test, e il loro sviluppo è stato ottimizzato per colpire diversi bersagli navali di superficie come ad esempio vettori portaeremobili, cacciatorpedinieri, navi anfibieconvogli di mercantili o qualsiasi tipo di unità da guerra in generale.

Questo dispiegamento, che va a riguardare le vere e proprie terre di confine della Federazione Russa – arcipelaghi semidisabitati della Sibera e dell’oblast’ di Arcangelo – può solo significare l’intenzione di Mosca di voler portare in largo anticipo un messaggio a tutti quei Paesi che hanno mostrato interesse per le rotte che attraversano quella che il ministero della Difesa russo ha già valutato come una regione di grande importanza strategico-militare. Il Cremlino, da sempre geograficamente avvantaggiato nelle rotte che passano per l’Artico, avrebbe già notate una presenza sempre più frequente di navi rompighiaccio provenienti da Corea del Sud, Svezia, Germania, Stati Uniti e Cina: tutte con l’obiettivo di aprire nuove rotte commerciali per facilitare il commercio internazionale e cercare di raggiugnere nuove risorse energetiche. Tale presenza e intenzione non può che entrare in contrasto con gli interessi di Mosca, che ha già lanciato diversi moniti riguardo la sua presenza militare nella regione, e riguardo la sua ferma intenzione di voler “difendere i propri interessi”. Comunicando al resto del mondo – anche attraverso questo ultimo velato messaggio di missili antinave schierati nel bel mezzo di quello che apparentemente potrebbe essere definito come l’odierno nulla – come il passaggio a nord-est appartenga alla Federazione russa. E come la Federazione russa esiga dettare le regole per chiunque intenda attraversarlo. Anche a costo di innescare nuove e pericolose tensioni internazionali.