La geopolitica della corsa allo spazio
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La Russia ha già più volte ribadito la propria posizione in merito il possibile ingresso di Finlandia e Svezia nella Nato. Per Mosca tutto questo sarebbe un “atto grave”. E non c’è del resto da stupirsi: la guerra in Ucraina è stata lanciata, tra le altre cose, anche per frenare l’allargamento della Nato. Una delle condizioni poste dal Cremlino nell’ambito dei negoziati in corso, riguarda proprio la neutralità dell’Ucraina e la sottoscrizione di un patto in cui Kiev si impegni a non entrare nell’Alleanza Atlantica. La mossa di Helsinki e Stoccolma quindi potrebbe portare a ulteriori reazioni da parte russa. Tanto più che oramai entrambi i Paesi si apprestano a ufficializzare la domanda di adesione. Se ieri è stato il governo finlandese ad annunciare un prossimo voto parlamentare per ratificare la scelta, nelle scorse ore il premier svedese Magdalena Andersson ha ufficializzato la posizione del suo esecutivo volta a procedere con il percorso di avvicinamento alla Nato.



Mosca pronta a rispondere politicamente

Nella giornata di sabato il presidente finlandese Sauli Niinisto ha sentito telefonicamente Vladimir Putin. In questa occasione gli ha ufficialmente annunciato la volontà di Helsinki di aderire alla Nato. Una volontà in comune con la Svezia, ma il primo vero banco di prova riguarda proprio la Finlandia, Paese che condivide con la federazione russa importanti confini in regioni difensive strategiche per il Cremlino e con il quale, a cavallo della Seconda guerra mondiale, Mosca ha combattuto una guerra per la sua annessione. Inoltre il voto parlamentare che dovrebbe sancire ufficialmente la domanda di adesione alla Nato da parte di Helsinki dovrebbe arrivare prima di quello di Stoccolma. Da qui quindi la volontà di Niinisto di sentire Putin e cogliere la possibile reazione del presidente russo. Reazione che in quel momento non c’è stata, la telefonata da Helsinki è stata riportata come “tranquilla” e con toni tutto sommato cordiali.

Ciò però non toglie il fatto che dal Cremlino emerga irritazione. Lo stesso Putin sabato ha considerato un “errore” l’ingresso di Finlandia e Svezia nella Nato. Questo perché la Russia non costituirebbe alcuna minaccia ai Paesi scandinavi: “Non abbiamo intenzioni ostili verso di loro”, ha rimarcato Putin. Una dichiarazione volta a smentire anche l’esistenza di possibili piani di attacco contro il territorio finlandese. Un modo anche per allentare la tensione in tal senso dopo la pubblicazione ad aprile di video in cui carri armati russi si muovevano vicino il confine con la Finlandia. Video di cui però, è bene precisare, non è mai stata rivelata l’esatta datazione, ma che ad ogni modo avevano creato non poco timore.

Allo stesso tempo però i vertici politici russi avvertono che una reazione ci sarà. Arriverà però sul fronte politico. A ribadirlo nelle ultime ore è stato Sergei Ryabkov, vice ministro degli Esteri russo. Oltre a ripetere che secondo Mosca l’ingresso di Finlandia e Svezia è un errore, ha anche dichiarato che da parte russa non si resterà a guardare: “Quanto sta accadendo – ha dichiarato Ryabkov – avrà conseguenze di vasta portata e potrebbe cambiare lo scenario globale”. Frasi non certo secondarie e non certo banali: è una chiara minaccia di Mosca, pronta a livello politico a mettere sul piatto le contromosse per il nuovo allargamento della Nato.

Come potrebbe reagire Mosca

Il timore di una reazione militare non è scomparso. Tuttavia appare ad oggi ridimensionato. Lo sforzo bellico in Ucraina potrebbe limitare per il momento ogni raggio d’azione russo in altri contesti. In poche parole, intervenire in Finlandia oggi non sarebbe sostenibile per il Cremlino, sia a livello prettamente militare che sotto il profilo economico. Le reazioni quindi verteranno probabilmente sul fronte politico. Una prima mossa è stata compiuta già sabato, con la Russia che ha staccato i rifornimenti di energia elettrica diretti verso la Finlandia. Un’azione dagli effetti più politici che pratici, dal momento che Helsinki, grazie anche alle sue quattro centrali nucleari e una maggiore diversificazione delle fonti di approvvigionamento, dipendeva da Mosca solo per il 10% del suo fabbisogno.

Le altre mosse politiche in serbo da parte del Cremlino, potrebbero riguardare il dispiegamento delle testate nucleari. Già nelle scorse settimane da parte russa è stato paventato lo spostamento a Kaliningrad, l’enclave confinante con Polonia e Lituania, di armi atomiche. E proprio qui pochi giorni fa si è tenuta una simulazione di attacco atomico. Il confine dello scontro cioè tra Nato e Russia verrebbe portato sulle sponde del Baltico, a pochi passi dal cuore dell’Europa. Uno scenario non certamente positivo per alcuni attori del Vecchio Continente, a partire dalla Germania. Per questo il nuovo braccio di ferro figlio del nuovo allargamento della Nato continuerà per le prossime settimane a essere tra i principali punti in agenda nelle cancellerie occidentali e non solo.

L’incognita relativa alle infrastrutture Nato

Un ulteriore indizio su quella che potrebbe essere la risposta di Mosca all’ingresso dei Paesi scandinavi nella Nato, l’ha dato lo stesso Vladimir Putin. Parlando nell’ambito del vertice dell’Organizzazione del Trattato per la sicurezza collettiva, il leader del Cremlino ha dichiarato che “la risposta della Russia all’adesione alla Nato di Finlandia e Svezia dipende da come l’alleanza espande le infrastrutture”. In poche parole, l’adesione in sé di Stoccolma ed Helsinki potrebbe non rappresentare una linea rossa. La futura reazione di Mosca sarà semplicemente proporzionale a come si comporterà la Nato in Scandinavia. Se armi delicate saranno piazzate a pochi passi dalla federazione russa, allora la situazione potrebbe farsi delicata. Diversamente, potrebbero sorgere importanti margini di trattativa.

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